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2020-07-10 22:04

Approvata in prima lettura dal Senato la nuova legge sulle aree protette

QUEL CHE C’È DA SAPERE

Con 154 sì, 47 no (Lega Nord, M5S e Sinistra Italiana) e sei astensioni, il Senato ha approvato in prima lettura il disegno di legge sulle aree protette, che modifica la legge quadro del 1991. Secondo gli ultimi dati del 2010, le aree protette sono 871, per una superficie protetta a terra di 32.000 chilometri quadrati, circa il 10,5 per cento del totale, ai quali si aggiungono oltre 28.000 chilometri quadrati di superficie protetta a mare e i circa 2.300 siti di importanza comunitaria (SIC), divisi in zone speciali di conservazione e zone di protezione speciale (ZSC e ZPS), individuati dalle Regioni. Le aree protette comprendono 24 parchi nazionali, 29 aree marine e 152 parchi regionali.

Il disegno di legge aggiunge ai parchi nazionali, a quelli regionali e alle riserve naturali anche le aree marine protette, che nella legge del 1991 non erano state individuate come una categoria a sé stante, equiparata alle altre.

Il punto centrale della nuova legge riguarda la struttura degli Enti Parco, da cui viene eliminata la giunta esecutiva e i cui organi continueranno a restare in carica per cinque anni ma con la possibilità di essere confermati una sola volta. Il presidente continua ad essere nominato con decreto del ministro dell'Ambiente, d'intesa con i presidenti delle regioni o delle province autonome di Trento e di Bolzano nel cui territorio ricade in tutto o in parte il parco; viene prevista, però, una procedura diversa da quella attuale. Infatti, il presidente sarà scelto nell'ambito di una terna proposta dal ministro, composta da soggetti in possesso di comprovata esperienza nelle istituzioni, nelle professioni, ovvero di indirizzo o di gestione in strutture pubbliche o private, che sarà presentata ai presidenti delle regioni o delle province autonome interessate. Per evitare le situazioni di impasse e i lunghi commissariamenti, viene previsto il termine di quindici giorni dalla ricezione della proposta. In caso di mancato raggiungimento di un'intesa su uno dei candidati proposti, ovvero di dissensi - che devono essere espliciti e motivati, con riferimento a ciascuno dei nomi indicati nella terna proposta - sentite le commissioni parlamentari competenti in materia, che si pronunciano entro trenta giorni, il ministro dell’Ambiente provvederà comunque alla nomina del presidente, motivatamente, scegliendo prioritariamente tra i nomi compresi nella terna. La carica di presidente di parco nazionale diventa incompatibile con qualsiasi incarico elettivo, nonché con incarichi negli organi di amministrazione degli enti pubblici.

Viene modificata la composizione del consiglio direttivo, che avrà dai sei agli otto membri e sarà designato per il 50% dalla comunità del parco. Il direttore viene nominato dal consiglio direttivo, anziché con decreto del ministro dell'Ambiente, come previsto dalla legge del 1991.  Viene abrogato l’albo dei direttori di parco e il direttore viene scelto nell’ambito di una terna di nomi di soggetti in possesso di laurea specialistica o magistrale e di particolare qualificazione professionale. La terna viene compilata dopo una selezione pubblica, alla quale possono prendere parte dirigenti pubblici, funzionari pubblici con almeno cinque anni di anzianità nella qualifica, persone di comprovata esperienza professionale di tipo gestionale, soggetti che abbiano già svolto funzioni di direttore di parchi nazionali o regionali per almeno tre anni, nonché persone che abbiano esperienza di gestione di aree protette marine per uguale periodo.

Viene previsto che il regolamento del parco disciplini l'esercizio delle attività consentite non soltanto entro il territorio del parco, ma anche nelle aree contigue ad esso, in cui regolamenta l'attività venatoria ed estrattiva e la pesca.

Quanto al controllo della fauna selvatica, viene previsto il divieto esplicito di caccia nei parchi. Per la salvaguardia della biodiversità vengono introdotti piani di gestione della fauna selvatica di competenza dell'ente parco con il parere obbligatorio e vincolante dell'Ispra e l'impiego di personale qualificato, dipendente o esterno, ma con formazione certificata dall'Ispra stessa. I piani prevedono il contenimento - a partire dai metodi non cruenti fino alla cattura e, solo come ultima istanza, all'abbattimento, sempre con il parere vincolante dell'Ispra - delle specie che possono comportare danno alla biodiversità e rischi per l'incolumità umana.

È previsto che i titolari di determinate concessioni, autorizzazioni e attività, siano obbligati a versare annualmente determinate somme a titolo di concorso o contributo alle spese per il recupero ambientale e della naturalità. Queste royalties andranno suddivise tra l’ente parco e uno specifico fondo presso il ministero dell’Ambiente.

I parchi avranno inoltre la facoltà di imporre ai visitatori un ticket per i servizi offerti e di concedere a titolo oneroso il proprio marchio, di stipulare contratti di sponsorizzazione, di disporre dei beni demaniali e di quelli confiscati alle mafie.

Infine, è prevista una delega al governo per istituire il parco interregionale del delta del Po e vengono istituiti i parchi di Matese e di Portofino.