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2017-12-17 03:06

Rapporto Ispra sullo spreco alimentare, spostare l’attenzione dal recupero alla prevenzione

QUEL CHE C’È DA SAPERE

È necessario “spostare l’attenzione dal recupero e riciclo delle eccedenze alla indispensabile prevenzione strutturale per ridurne a monte la formazione e i conseguenti sprechi”. Lo sostiene l’Ispra nel rapporto Spreco alimentare: un approccio sistemico per la prevenzione e la riduzione strutturali, in cui si sottolinea come la perdita e lo spreco di cibo abbiano rilevanti ripercussioni negative sia a livello socio-economico sia ambientale. Dal punto di vista ambientale, si hanno una serie di gravi effetti lungo le filiere alimentari, incluse le emissioni di gas serra e l’uso inefficace di acqua, suolo e altri input necessari lungo le filiere di produzione e consumo, che a loro volta possono portare a una degradazione degli ecosistemi naturali e a una riduzione degli importanti beni e servizi che forniscono. La Fao stima che circa un terzo di tutti i prodotti alimentari a livello mondiale (1,3 miliardi di tonnellate edibili) sia perduto o sprecato ogni anno lungo l'intera filiera, per un valore di 750 miliardi di dollari. Secondo il rapporto dell’Ispra, ampliando la definizione di spreco alimentare e integrando studi recenti, si scopre che le percentuali di spreco potrebbero essere anche molto maggiori rispetto a quanto riportato dalla Fao, dalla Commissione europea e da altre istituzioni internazionali, e che la riduzione degli sprechi e la redistribuzione del surplus potrebbero diventare i principali indirizzi di una strategia globale per garantire la sicurezza alimentare e la sostenibilità ambientale dei sistemi agro-alimentari. Infatti, si tratta di un tema nuovo nel dibattito internazionale e anche la Fao ha solo da poco sviluppato un filone di attività su questa materia.

Il rapporto dell’Ispra adotta un’analisi socioecologica e sistemica, che considera spreco alimentare (sia in termini quantitativi, sia qualitativi) la parte di produzione alimentare che eccede i fabbisogni nutrizionali di riferimento e le capacità di carico ecologiche. Di conseguenza, vengono considerati sprechi gli eccessi nella produzione e nelle forniture alimentari, la sovralimentazione e la malnutrizione (intesa, in senso ampio, come perdita di nutrienti o acquisizione di antinutrienti).

L’Ispra considera quindi come prevenzione dello spreco alimentare l’insieme di tutti quegli interventi strutturali di riduzione preventiva della produzione di eccedenze alimentari e quindi dei conseguenti sprechi. Per quanto riguarda tutti gli altri tipi di interventi (mitigazione tecnologica, recupero alimentare, riciclo, ecc.) atti ad evitare la produzione di rifiuti alimentari, l’Ispra ritiene più opportuno parlare di prevenzione o riduzione dei rifiuti alimentari. In Italia non vi sono ancora metodologie consolidate né metodi di calcolo condivisi su questo fenomeno nella statistica ufficiale.