Oggi:

2018-04-21 01:41

La Sen e la Tutela del Territorio Agricolo e Forestale

XI CONFERENZA NAZIONALE SULL’EFFICIENZA ENERGETICA

di: 
Francesco Ciancaleoni*

Pur condividendo gli obiettivi generali indicati nella Strategia Energetica Nazionale 2017, Coldiretti, in rappresentanza del ruolo e delle esigenze del settore agro-forestale ritiene che siano stati omessi o non adeguatamente affrontati i profili relativi alle potenzialità energetiche ed ambientali dei settori agro-zootecnico e forestale (in particolare, la filiera bosco-legna-energia e la filiera biogas).

I mancati approfondimenti nella trattazione del comparto agro-forestale, così rilevante per il raggiungimento degli obiettivi generali, rende la Strategia Energetica Nazionale fortemente carente e non congruente con gli indirizzi delineati a livello comunitario in materia di clima e di energia. Il documento appare prevalentemente orientato alla valutazione economica e difetta, rispetto ad alcune fonti energetiche (es. biomasse combustibili), di riferimenti alla sostenibilità nella accezione più ampia del termine. Tale approccio risulta penalizzante per alcune filiere, come quelle di interesse agricolo e forestale, la cui efficienza non può essere misurata solo con parametri economici o di impatti derivanti dalla fase di combustione, ma deve essere valutata soprattutto per le innumerevoli esternalità positive prodotte, sotto il profilo ambientale e sociale, a partire dalla fase di produzione.

Tali lacune sono probabilmente attribuibili anche alla mancanza di confronto e coinvolgimento, in sede di istruttoria, del Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali (che tra, l’altro, pur essendo coinvolto nella concertazione dell’emanazione dei decreti relativi all’incentivazione delle fonti rinnovabili, non è stato nemmeno indicato tra i partecipanti alla “cabina di regia” citata nella Strategia) così come delle organizzazioni di rappresentanza delle imprese agricole il cui contributo, invece, sarebbe stato essenziale al fine di fornire l’apporto tecnico, specialistico e strategico necessario al raggiungimento degli obiettivi prefissati, in linea con quanto avviene nelle politiche comunitarie e internazionali di transizione energetica.

Ciò premesso, la Strategia avrebbe dovuto contenere una più circostanziata analisi delle potenzialità legate all’impiego delle biomasse combustibili che risultano, in prospettiva, addirittura stigmatizzate nelle previsioni di incentivo a causa della possibile formazione di polveri sottili (PM10 e PM2,5) dovuta alla combustione. Si ritiene, invece, che il tema vada affrontato in una prospettiva più ampia, considerato il bilancio positivo in termini di sostenibilità derivante dalle filiere connesse e sulla base di dati “istituzionali” sulle effettive responsabilità della combustione delle biomasse (così come dei cosiddetti precursori come l’ammoniaca) riguardo al superamento delle soglie delle polveri sottili nelle città. Con specifico riferimento al settore forestale, infatti, le funzioni protettiva e ambientale sono ormai largamente riconosciute come fondamentali dalla normativa internazionale e nazionale. Come rilevato espressamente nei documenti comunitari sulla Strategia forestale dell’Unione europea, tra l’altro, l'uso del legno e di altri prodotti a base di legno come materie prime rinnovabili e non dannose per il clima, da un lato, e una gestione sostenibile delle foreste, dall'altro lato, svolgono un ruolo importante per il conseguimento degli obiettivi sociopolitici dell'UE, come la transizione energetica, la mitigazione e l'adeguamento al cambiamento climatico e la realizzazione degli obiettivi previsti dalle strategie europee come quelli relativi alla biodiversità.

Altro settore che risulta non sufficientemente trattato nella strategia è quello del biogas (maggiore attenzione è stata data al biometano, ma limitatamente al settore dei trasporti). Diversi studi analizzano, invece, il potenziale delle filiere del biogas e del biometano nella transizione italiana verso un sistema energetico ed agricolo net zero carbon. Nella Strategia appare, infatti, evidente la volontà di non garantire la prosecuzione di un opportuno sostegno agli impianti di biogas destinati alla produzione elettrica, individuando soglie di ingresso agli incentivi (sulla base del modello tedesco) inadeguate rispetto alle taglie e ai modelli produttivi diffusi e consolidati nel nostro Paese. Con riferimento al biogas agro-zootecnico, si rammenta che questo costituisce una grande opportunità sia per il settore agricolo che per l’ambiente, rappresentando un elemento di integrazione del reddito per le imprese, ma anche offrendo l’opportunità di valorizzare una vasta gamma di sottoprodotti (residui agricoli, zootecnici, agroindustriali) che, diversamente, dovrebbero essere gestiti come rifiuti o con modalità alternative potenzialmente inquinanti. Si pensi alla gestione degli effluenti di allevamento nelle aree in cui è maggiore la consistenza degli allevamenti che, considerate la ridotta disponibilità di superfici utili all’utilizzazione agronomica e le stringenti norme europee e nazionali sull’impiego dei nitrati, rendono indispensabile l’individuazione di strumenti per la valorizzazione di tali residui che presentano un elevato potenziale energetico.

Un altro aspetto che desta preoccupazione è quello della regolamentazione necessaria a stabilire opportuni criteri di inserimento degli impianti energetici nei diversi contesti territoriali. In diverse parti della Strategia è citato l’obiettivo di semplificare i procedimenti autorizzativi e di rivedere gli strumenti normativi di indirizzo finalizzati al corretto inserimento degli impianti sul territorio, come il DM 10 settembre 2010 (cfr. ad esempio, pagg.51, 55 e 98), oltre alla esplicita intenzione di rivedere le regole che disciplinano la collocazione di impianti energetici in aree agricole (vedi fotovoltaico a terra). A tal proposito, si ritiene importante evitare che la semplificazione amministrativa possa tradursi in una sostanziale elusione della normativa ambientale e di tutela del paesaggio e del territorio o in una riduzione del sistema dei controlli e delle garanzie di corretto e sostenibile inserimento degli impianti sul territorio. Per tali ragioni, si sostiene la permanenza di  stringenti limiti alla possibilità di installazione di impianti in area agricola, al fine di preservare la destinazione delle aree, lo sviluppo e le comunità rurali. Si ritiene inoltre indispensabile prevenire il fenomeno, purtroppo attualmente diffuso, legato all’espropriazione di terreni agricoli con il pretesto della pubblica utilità per la realizzazione di impianti energetici (es. eolico, solare, ecc.) che, a tali condizioni, non possono essere considerati sostenibili, in quanto determinano non solo la perdita di suolo agricolo, ma anche l’abbandono delle attività da parte delle imprese agricole. Deve essere, altresì, valutata con adeguata cautela anche la questione relativa all’utilizzo di terreni agricoli improduttivi. Occorre, infatti, considerare, rispetto ad un’area agricola, non solo l’effettivo impiego della stessa per finalità produttive agricole, ma quali siano le potenzialità e l’attitudine dell’area in termini di compatibilità ambientale. Occorre sottolineare che le possibilità di impiego di terreni agricoli improduttivi per finalità energetiche rischiano di determinare manovre speculative (rendendo volutamente improduttive aree produttive) ed effetti distorsivi (disincentivando, ad esempio, il risanamento o il recupero di siti degradati o contaminati).

 

*Area Ambiente e Territorio, Coldiretti