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2020-07-10 20:15

Emissioni non-ETS, il Parlamento europeo approva gli obiettivi nazionali di riduzione

QUEL CHE C’È DA SAPERE

Il Parlamento europeo ha approvato il regolamento proposto dalla Commissione Ue, che stabilisce gli obiettivi nazionali di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra derivanti dai settori economici non rientranti nel sistema di scambio di quote di emissione (Emissions Trading Scheme – ETS), per il periodo 2021-2030. Gli obiettivi nazionali approvati dall’europarlamento mantengono i principali elementi della proposta della Commissione Ue, fatti propri dal Consiglio Ue, che per l’Italia prevedono un obiettivo vincolante di riduzione del 33% al 2030, rispetto al livello del 2005.

Il sistema ETS riguarda i settori industriali energivori come il termoelettrico, la raffinazione, la produzione di cemento, di acciaio, di carta, di ceramica, di vetro. Tuttavia, secondo i dati del 2014, il 60% delle emissioni totali dell’Ue proviene dai settori non-ETS, in cui rientrano trasporti, edilizia, servizi, agricoltura, rifiuti, e i piccoli impianti industriali.

L’obiettivo del nuovo regolamento - approvato dal Parlamento europeo con 343 voti favorevoli, 172 contrari e 170 astensioni - è di contribuire a rispettare l'impegno di ridurre del 40% le emissioni di gas a effetto serra dell’Ue in tutti i settori e riportarle ai livelli del 1990, come previsto dall'Accordo di Parigi sui cambiamenti climatici. In particolare, la riduzione di emissioni nei settori non-ETS deve essere del 30% rispetto al 2005, entro il 2030. Viene anche stabilito un obiettivo a lungo termine, per il 2050, che prevede una riduzione dell’80% rispetto ai valori del 1990. I paesi a reddito pro capite più basso saranno ricompensati in questa seconda fase con una maggiore flessibilità, se avranno agito per la riduzione già prima del 2020.

Sulla proposta della Commissione Ue dell’obiettivo di riduzione al 2030 delle emissioni non-ETS per l’Italia avevano espresso critiche la commissione sulle politiche dell’Ue del Senato e poi, al Consiglio Ambiente dell’Ue del 17 ottobre 2016, il ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti, che aveva espresso “forti perplessità e preoccupazioni in merito alla definizione della metodologia di distribuzione degli oneri tra gli Stati membri”. Gli obiettivi nazionali erano stati poi approvati dal Consiglio Ambiente del 13 ottobre 2017, senza che alcun paese li mettesse in discussione e senza dichiarazioni pubbliche del ministro Galletti. Questi sono gli obiettivi di riduzione paese per paese:

Stato

Riduzione entro il 2030 (rispetto al 2005)

Lussemburgo

-40%

Svezia

-40%

Danimarca

-39%

Finlandia

-39%

Germania

-38%

Francia

-37%

Regno Unito

-37%

Paesi Bassi

-36%

Austria

-36%

Belgio

-35%

Italia

-33%

Irlanda

-30%

Spagna

-26%

Cipro

-24%

Malta

-19%

Portogallo

-17%

Grecia

-16%

Slovenia

-15%

Repubblica Ceca

-14%

Estonia

-13%

Slovacchia

-12%

Lituania

-9%

Polonia

-7%

Croazia

-7%

Ungheria

-7%

Lettonia

-6%

Romania

-2%

Bulgaria

0%

Il Parlamento europeo ha adottato anche un’altra normativa volta a ridurre le emissioni di gas a effetto serra derivanti dall'uso del suolo e dalla silvicoltura e ad aumentare il livello delle emissioni assorbite dalle foreste per far fronte ai cambiamenti climatici.

Prima di poter entrare in vigore, i due regolamenti dovranno essere approvati formalmente dal Consiglio dell’Ue, che aveva già concordato informalmente i testi con gli eurodeputati.