Oggi:

2018-11-21 19:48

Gli Snodi Critici delle Scelte

COMPLESSITA’ CRESCENTI

di: 
Fabio Pistella*

Per superare lo stallo nel rapporto tra politica, cittadini e portatori di interesse, l’autore propone un metodo di lavoro che deriva dall’analisi dei diversi snodi critici dei processi decisionali e dei flussi informativi connessi, all’epoca di Internet.

E’ ancora radicato nella mentalità prevalente uno schema semplificato dei processi decisionali e dei flussi informativi connessi che vede due sorgenti di informazione (la conoscenza scientifica e i saperi tradizionali) e due attività decisionali (rispettivamente privato e pubblico) mediate dai convincimenti della pubblica opinione e dall’attività di informazione e comunicazione attraverso i media.

Aldilà di più o meno efficaci rappresentazioni delle linee di collegamento fra questi elementi, appare comunque evidente che lo schema è inadeguato già nella sua articolazione.

Uno schema più completo è rappresentato nella figura successiva nella quale l’elencazione delle componenti è più completa e sono evidenziati alcuni snodi critici, corrispondenti ad altrettanti sottosistemi, che pur avendo elevato impatto sulla qualità dei processi non sempre sono oggetto dell’attenzione e del “presidio” che richiedono. La governabilità complessiva del sistema di relazioni nei processi decisionali e nei flussi informativi connessi sarebbe fortemente favorita se migliorasse la regolazione degli snodi critici qui individuati con la sigla SCC e SCD rispettivamente per i flussi di conoscenza e per i flussi decisionali.


SC 1,  Snodo critico della conoscenza n. 1

E’ lo snodo più a monte nel percorso dall’acquisizione delle conoscenze alla loro fruizione.

Tre sono le provenienze:

eredità di esperienze, saperi pratici e buonsenso; nella pubblica opinione questi elementi hanno un peso notevole che le élite spesso sottovalutano; la si può considerare in linea di principio una “fonte neutrale”, ma in realtà è fortemente condizionata dalla specifica cultura di provenienza (una forma di principio di autorità che costituisce un ostacolo non marginale all’innovazione); nondimeno spesso tramanda saperi non acquisiti dalla scienza ufficiale dai quali, previa verifica, si possono cogliere spunti interessanti

patrimonio dinamico delle conoscenze della comunità scientifica; eccessiva specializzazione, notevole complessità, incompetenza nella divulgazione sono fattori che penalizzano la fruizione da parte del grande pubblico delle conoscenze scientifiche; per una pluralità di circostanze (confusione tra scienza, tecnologia e uso della tecnologia; tendenza a favore di saperi alternativi/tradizionali) è crescente una forma anche  esplicita di diffidenza verso la “scienza ufficiale” accusata di chiusura e alterigia

messaggi da fonti non qualificate e/o ostili (fake news per leggerezza ignoranza, volontà di apparire o deliberata strumentalizzazione ivi  inclusa la lotta politica).

Emerge la necessità di una regolazione del mix dei segnali, che miri al consenso del grande pubblico attraverso la partecipazione, ma salvaguardi il rigore del metodo scientifico; tra gli ostacoli da superare il cosiddetto bias cognitivo tendente a far selezionare solo le informazioni che confermano le convinzioni già consolidate (favorendo il mantenimento di pregiudizi). Tra gli interventi: factchecking, semplificazione del linguaggio, adozione di modalità di comunicazione efficaci). Cruciali i ruoli della comunità scientifica, dei media, degli opinion leaders.

Tre le destinazioni che corrispondono alla tipologia di soggetti coinvolti nei diversi processi:

l’opinione pubblica della quale sono rappresentati i convincimenti da intendersi nella loro dinamica e molto spesso nella loro aleatorietà, oltre che nella articolazione per categorie (relativismo culturale, proliferazione delle fonti, deperibilità dei focus di attenzione, perdita di elementi identitari  hanno fortemente contribuito all’istaurarsi della “società liquida”)

- i soggetti economici dei quali è preso in considerazione il posizionamento cioè i comportamenti corrispondenti ai loro interessi

- i decisori politici dei quali in questo segmento sono prese in considerazione le valutazioni (interna corporis) e le esternazioni verso la pubblica opinione, mentre le decisioni conseguenti sono prese in esame più avanti.

 

SC 2, Snodo critico della conoscenza n. 2

Alle tre provenienze che compongono il mix preso in esame con riferimento a SC 1 se ne aggiungono due non neutrali:

il posizionamento degli interessi dei soggetti economici; deve rafforzarsi e diffondersi la consapevolezza che i flussi informativi non sono asettici, ma pilotati da interessi non sempre espliciti e trasparenti; non a caso nelle analisi in merito viene posta enfasi su termini quali marketing, branding, influencer (e connessi); va rilevata la centralità assunta dai dati personali relativi agli individui con riferimento sia al loro valore commerciale, sia ai diritti d’uso e di proprietà, sia  ai meccanismi di protezione della riservatezza

le valutazioni ed esternazioni dei decisori politici; non poche forze politiche si configurano sempre più come sede di ascolto e raccolta del sentiment degli elettori in vista dell’acquisizione e del mantenimento del consenso che come strumento di leadership di proposta e orientamento;.

Il totale delle provenienze arriva a cinque e la conoscenza di origine scientifica è ulteriormente stemperata in un pluralismo dissonante.

Una la destinazione: 

i convincimenti dell’opinione pubblica; il peso della pubblica opinione cresce, ma la scuola e più in generale i sistemi della formazione e dell’informazione stentano a tenere il passo con l’evolvere del quadro delle conoscenze e degli skill necessari per affrontare l’attuale crescente complessità; il confronto costruttivo come metodo di riferimento perde peso rispetto a una dialettica frammentata e aggressiva; i corpi intermedi perdono ruolo e consistenza nel processo di formazione dei convincimenti; una prospettiva promettente è quella dell’approccio partecipativo fin dalla fase di condivisione delle conoscenze.

I meccanismi di regolazione di questo snodo sono all’attenzione dell’opinione pubblica e delle autorità politiche a tutti i livelli, ma sono ancora in fase di implementazione e, nel quadro della globalizzazione e dello sviluppo tumultuoso delle ICT, sono lungi dall’aver raggiunto un livello soddisfacente. Il dibattito viene sviluppato in termini di governance della rete perché la rete è il “luogo” dove le informazioni, transitano, si accumulano e vengono selezionate ma, in realtà, le questioni relative sono universali e hanno sempre condizionato i rapporti all’interno della società dalle comunicazioni orali (come ci insegnano, per esempio, i classici greci e latini) ai media più sofisticati.

 

SC 3,  Snodo critico della conoscenza n. 3

Tre sono le provenienze, già brevemente commentate sopra:

il posizionamento degli interessi dei soggetti economici

il patrimonio dinamico delle conoscenze della comunità scientifica

i convincimenti dell’opinione pubblica

Una la destinazione, anche questa già accennata: 

le valutazioni ed esternazioni dei decisori politici;

La regolazione di questo snodo implica l’approfondimento di una molteplicità di temi tra i quali: l’individuazione e la regolamentazione delle lobby; il rapporto tra politici ed “esperti”; la selezione e la formazione della classe politica; la comunicazione politica; il leaderismo e il ruolo evanescente dei corpi intermedi come sedi di dibattito, individuazione di proposte, costruzione del consenso; il prevalere della logica di breve periodo o addirittura emergenziale; la proliferazione dei livelli istituzionali (Enti locali, Regioni, Stato Unione europea, organismi internazionali)  sedi di decisione e gestione.

Notare che gli snodi SCC 1 e SCC 2 possono essere abbastanza agevolmente modellati attraverso sistemi neurali ad apprendimento utilizzando dati provenienti dai social.

 

SCD 1,  Snodo critico delle decisioni n. 1

Due sono le provenienze:

le valutazioni ed esternazioni dei decisori politici; nello schema sono rappresentate separatamente rispetto all’adozione di provvedimenti  per sottolineare che la coerenza tra questi due passaggi non è sempre assicurata e conseguentemente si pone una questione etica riguardo la strumentalità della comunicazione e più specificamente in merito al rispetto dei programmi elettorali 

le manifestazioni delle posizioni di cittadini coinvolti; un meccanismo relativamente nuovo e in crescita di fronte a un bivio tra opportunità di coinvolgimento e condivisione e strumento di opposizione paralizzante e destabilizzante; tra i punti critici: la non coincidenza della ripartizione territoriale di costi e benefici  (fenomeno NIMBY); il colore arancio con cui è rappresentato il processo decisionale relativo (a differenza degli altri processi decisionali di colore rosso) sta a significare le peculiarità e i rischi che lo caratterizzano.

Un'unica destinazione:

l’adozione di provvedimenti dei decisori pubblici; si è già fatto cenno al ruolo della politica; va aggiunta una considerazione sui limiti dl potere reale della politica a livello Stato, nel mondo della globalizzazione e della finanziarizzazione dell’economia.

La regolazione attiene a questioni di fondo come democrazia diretta vs. democrazia rappresentativa, il significato di delega dai cittadini al politico, la trasparenza e la partecipazione.

 

SCD 2, Snodo critico delle decisioni n. 2

Tre sono le provenienze:

i convincimenti dell’opinione pubblica; si è già commentato in merito ai meccanismi di influenza sui convincimenti fino all’estremo del cittadino consumatore, anche con riferimento alla teorizzazione della fine del lavoro

l’adozione di provvedimenti dei decisori pubblici; sono crescenti i condizionamenti sulle decisioni individuali derivanti da norme di disparata provenienza e valenza dai meccanismi di welfare alla politica fiscale, agli interventi di incentivazione e disincentivazione

i vincoli esterni; va osservato preliminarmente che agiscono fin dalla fase di acquisizione delle conoscenze; la globalizzazione dei mercati e in particolare la finanza globalizzata, le migrazioni, il terrorismo, le tensioni nella politica internazionale, il debito pubblico e le politiche di austerity, l’innovazione tecnologica, la percezione di insicurezza, le aspettative di welfare incompatibili con demografia e finanza pubblica, l’accentuarsi delle disuguaglianze sono esempi di fenomeni esterni che condizionano fortemente i meccanismi decisionali a livello sia individuale sia istituzionale; occorre una crescente consapevolezza della portata e dell’impatto di questi fenomeni e delle mutue interconnessioni per trovare un punto di equilibrio tra sottovalutazione e resa incondizionata alle temute conseguenze.

Un'unica destinazione:

l’adozione di decisioni individuali; in estrema sintesi si deve rilevare che trattasi di una potestà decisionale fortemente limitata da molti punti di vista.

La regolazione verte sulla coerenza fra diritti e doveri, sulla realizzazione del cosiddetto empowerment (nel senso di messa in grado di esercitare i diritti) e sull’equilibrio tra libertà e uguaglianza. Un buon inizio può essere una ricognizione e una equilibrata formulazione di tesi in vista non del conflitto e della demolizione dell’avversario ma, piuttosto, del raggiungimento di un ragionevole compromesso; invece questa sembra la stagione della rigidità che paradossalmente nell’accordo vede un disvalore.

 

*già  Presidente CNR e già Direttore generale dell’Enea