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2019-12-06 09:08

Verso una nuova direttiva sulla qualità e la diffusione dell’acqua del rubinetto

QUEL CHE C’È DA SAPERE

Il Parlamento europeo ha approvato in prima lettura, per alzata di mano, l’aggiornamento della direttiva sulla qualità dell’acqua destinata al consumo umano, finalizzata a rafforzare la fiducia dei consumatori e incoraggiare l’uso dell’acqua del rubinetto. La nuova legislazione fissa limiti più severi per certi inquinanti come il piombo (da dimezzare) o i batteri nocivi, e introduce limiti per la maggior parte delle sostanze inquinanti presenti nell'acqua del rubinetto. Viene previsto anche il monitoraggio dei livelli delle microplastiche. Le nuove norme mirano anche ad aumentare la trasparenza e a fornire ai consumatori l’accesso alle informazioni.

Secondo la Commissione europea, l’accesso a un’acqua di migliore qualità potrebbe ridurre il consumo delle bottiglie di plastica del 17% e avrebbe un impatto economico positivo per i consumatori, valutato in oltre 600 milioni di euro per le famiglie dell’Ue. Per entrambi questi motivi, gli eurodeputati chiedono che gli Stati membri adottino misure per garantire l'accesso universale all'acqua pulita nell'Ue e migliorare l'accesso all'acqua nelle città e nei luoghi pubblici, istituendo fontane gratuite, ove tecnicamente fattibile e proporzionato. Gli Stati dovrebbero inoltre incoraggiare la fornitura di acqua di rubinetto gratuitamente o a basso costo nei ristoranti, nelle mense e nei servizi di ristorazione.

Il testo finale della nuova direttiva dovrà ora essere negoziato con il Consiglio europeo, che lo approverà nel corso della prossima legislatura.

Secondo i dati diffusi dall’Istat in occasione della Giornata mondiale dell’acqua del 22 marzo scorso, l’Italia è al primo posto nell’Ue per i prelievi di acqua a uso potabile: 428 litri per abitante al giorno. Tuttavia, poco meno della metà del volume di acqua prelevata alla fonte (47,9%) non raggiunge gli utenti finali a causa delle dispersioni idriche dalle reti di adduzione e distribuzione. Nel 2017, 11 comuni capoluogo di provincia o città metropolitana, quasi tutti ubicati nel Mezzogiorno, sono stati interessati da misure di razionamento nella distribuzione dell’acqua per uso civile.