Oggi:

2019-08-18 07:51

Riscaldare e Raffrescare Riducendo le Emissioni

POMPE DI CALORE

di: 
Francesco Garofani

Il 14 maggio scorso, con un evento presso il GSE, gli Amici della Terra, insieme ad Assoclima, hanno presentato una campagna per sostenere una maggiore diffusione delle pompe di calore, una tecnologia chiave nell’ambito delle fonti rinnovabili termiche. La campagna durerà per tutto il 2019 in parallelo con la discussione del Piano nazionale Energia e Clima perché mira a ridurre le emissioni di gas serra che derivano dalle esigenze di climatizzazione degli edifici.

La certezza è rappresentata dal nuovo ciclo di politiche energetico-ambientali per il 2030 che l’Unione europea ha approvato l’anno scorso. La speranza è che l’Italia con il Piano nazionale energia e clima compia un salto di qualità nel processo di riduzione delle emissioni di gas serra da combustibili fossili, sia nei trasporti e nell’industria che nella climatizzazione degli edifici civili. Per riscaldare e raffrescare le nostre case e i nostri uffici in modo sostenibile, nel combinato di interventi di efficienza energetica e impiego di fonti di energia rinnovabili, la maggiore diffusione di pompe di calore - una tecnologia in cui gli italiani sono già trendsetter e che, caratteristica di importanza fondamentale per l’ambiente e la salute umana, non produce emissioni inquinanti dirette - rappresenta per l’Italia una scelta strategica, in grado di assicurare l’aumento necessario di consumi di energia da fonti rinnovabili termiche per raggiungere gli obiettivi previsti.

Questo, in sintesi, è il cuore del rapporto che gli Amici della Terra hanno presentato nel corso dell’evento del 14 maggio scorso presso il GSE, sul ruolo delle pompe di calore elettriche per gli obiettivi energetico-ambientali al 2030.

A tutti è capitato di vedere quelle unità esterne agli edifici con ventola che sono le pompe di calore fino ad oggi usate prevalentemente per raffrescare. Ma, in realtà, sono apparecchi molto efficaci anche per il riscaldamento degli ambienti. Funzionano ad elettricità, non bruciano combustibili con fiamma e non hanno bisogno di canne fumarie. Sono basate sui cicli di compressione ed espansione di un gas esattamente come un frigorifero, ma invertito. Nel senso che prelevano il caldo o il freddo da fonti esterne come l’aria, il suolo o l’acqua di falda e li concentrano portandoli all’interno degli edifici. Il vantaggio è che l’elettricità serve solo per azionare il compressore, mentre l’energia termica assorbita gratuitamente dall’ambiente esterno diventa circa 3-4 volte quella immessa, con evidenti vantaggi in denaro e di emissioni di gas a effetto serra. Chi le usa già registra risparmi significativi rispetto ai costi con la caldaia a gas.

Il 2019 è un anno strategico per l’Italia, se si vuole vincere la partita per la sostenibilità ambientale e cogliere tutte le opportunità della necessaria transizione energetica. Per questo, con tutta evidenza, il tema della climatizzazione degli edifici con le pompe di calore elettriche trattato nel rapporto degli Amici della Terra è cruciale.

In Italia, infatti, tra i consumi finali di energia, quelli degli edifici del residenziale rappresentano il 28% e insieme agli edifici del terziario, che ricadono tra i servizi, costituiscono il principale aggregato di consumi settoriali.

Mentre nelle emissioni di gas climalteranti da usi energetici (l’81% del totale delle emissioni) gli edifici del residenziale e del terziario, nel 2016, hanno inciso per il 22%.

In questo contesto, la quantità di FER da pompe di calore è passata da 2.450 ktep del 2012 a 2.650 ktep del 2017, rappresentando oggi il 23,6% delle rinnovabili nei consumi termici; e la capacità termica istallata complessiva dello stock di pompe di calore è cresciuta da 115 GWt del 2012 a 126,4 GWt del 2017.

Partendo da questi dati, il Piano nazionale energia e clima propone un  obiettivo al 2030 per le pompe di calore più che doppio rispetto al 2017, arrivando a 5.600 ktep (+111%) per assicurare così l’85% dell’aumento di consumi da fonti rinnovabili termiche, necessario per conseguire l’obiettivo gobale previsto per i consumi termici.

L’avverarsi di queste previsioni si tradurrà in una consistente penetrazione delle pompe di calore nel parco immobiliare italiano al 2030, con un raddoppio delle abitazioni che utilizzeranno questa tecnologia come impianto principale di riscaldamento: dalle circa 900 mila del 2017 a un 1 milione e 800 mila nel 2030.

Tali previsioni di sostituzione dei combustibili fossili con le pompe di calore per riscaldamento e raffrescamento degli edifici (residenziale e terziario) -si legge nel rapporto- combinate correttamente con gli obiettivi di efficienza energetica al 2030, porterebbero ad una riduzione delle emissioni di C02 nel settore civile del 39% rispetto al livello del 2005, di cui il 59% grazie alle pompe di calore e il 41% per effetto della riduzione dei consumi da efficienza energetica.

Non poco. Ma, oltre questi importanti risultati sul piano della riduzione dei gas climalteranti, nel rapporto si calcola anche l’impatto economico che gli obiettivi individuati per le pompe di calore sarebbero in grado di realizzare: investimenti aggiuntivi per circa 9,6 miliardi di euro da qui al 2030, 750 milioni ogni anno, con consistenti ricadute occupazionali.

“Il rapporto”- ha dichiarato Tommaso Franci degli Amici della Terra - “si conclude con un pacchetto di proposte di policy capaci di assicurare un salto di qualità tale da consentire alle pompe di calore di dare il loro contributo agli obiettivi energetico-ambientali dell'Italia. Completare il superamento della tariffa progressiva, innanzitutto. Poi, non solo incentivi, tra cui la riforma dei certificati banchi e il rafforzamento dell’ecobonus, ma anche la formazione per gli installatori e le informazioni per gli utenti assumono un ruolo determinante per vincere la sfida della sostenibilità ambientale.”