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2019-09-22 04:33

Bonifiche, per il presidente dell’Ispra la situazione dei siti d’interesse nazionale “non è brillante”

QUEL CHE C’È DA SAPERE

A livello nazionale i siti che sono entrati in procedura di bonifica e che sono stati censiti dall’Ispra sono 29.700. Di questi, il 50% ne è uscito, perché sono stati bonificati o sono state fatte indagini che hanno dimostrato che non erano contaminati.

I siti di interesse nazionale (Sin) sono 41, distribuiti in tutte le regioni, tranne il Molise, per una superficie totale a terra di 171.268 ettari e a mare di 77.733 ettari. Precedentemente i Sin erano 57 perché, hanno spiegato i rappresentanti dell’Ispra nel corso di un’audizione davanti alla commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti, “c'è stato un periodo in cui c'era la moda dei Sin. Tutti correvano al Sin e alla maggiore perimetrazione possibile. Forse, pensavano che le risorse sarebbero state date in funzione dell'estensione. In effetti, alcuni Sin hanno perimetrazioni inconcepibili, che non facilitano”.

Secondo i dati riferiti dal presidente dell'Ispra, Stefano Laporta, “per il 66% delle aree sono stati fatti i piani di caratterizzazione. Per il 12% sono stati avviati gli interventi di bonifica e per il 15% il processo è stato concluso”. Per Laporta “la situazione dei Sin non è brillante”.

Secondo il direttore generale dell’Ispra, Alessandro Bratti, “c'è la necessità di approfondire ulteriormente le conoscenze. Noi abbiamo ancora dei siti di interesse nazionale, oltre a quelli regionali, in cui il grado di conoscenza – parliamo soprattutto di falde e anche di siti importanti – non è tale da consentire un intervento fattivo, perché i dati sono frammentati. Ci sono aree dove magari si sono verificati diversi commissariamenti o una stessa area fisica che, però, è gestita da un punto di vista amministrativo da tre o quattro componenti diverse”.

Secondo Bratti, un problema non secondario è costituito dal “frazionamento normativo che fa da cappello a tutto il tema delle bonifiche. Ci sono moltissime norme che sono sparse in vari provvedimenti e spesso alcune sono contraddittorie, quindi fare un testo unico o comunque razionalizzare il quadro normativo sarebbe utile, sia per chi deve bonificare sia per chi deve controllare”