Oggi:

2019-10-21 15:29

Firmato il decreto sul Capacity Market

QUEL CHE C’È DA SAPERE

Ottenuto il parere favorevole dell’Arera, il ministero dello Sviluppo economico ha varato il decreto ministeriale sul Capacity Market sottolineando come negli ultimi anni si sia registrata una consistente riduzione della capacità programmabile disponibile per il sistema elettrico. Dal 2012 a oggi ci sono state dismissioni per circa 20 GW con una “drammatica riduzione delle risorse necessarie a Terna per gestire in sicurezza il sistema anche in condizioni meteo estreme”, oltre al concomitante basso contributo dell’import dai Paesi vicini. In più, la chiusura al 2025 degli impianti a carbone per altri 7 GW prevista dal Pniec (Piano nazionale integrato energia e clima) comporterà “un’ulteriore contrazione delle risorse programmabili utili al sistema e un deterioramento delle condizioni di adeguatezza”.

Il ministero osserva che “grazie alla modifica della disciplina del mercato della capacità avallata dalla Commissione europea, sarà possibile fin da subito integrare nel sistema nuovi stringenti requisiti ambientali per le emissioni in capo agli operatori, con l’obiettivo di anticipare l’attuazione delle nuove norme europee volte alla decarbonizzazione adottate nell’ambito del Clean Energy Package for all Europeans”

Una volta adottato il decreto, sarà possibile effettuare le prime aste entro il 2019, facendole rientrare nella cosiddetta clausola di salvaguardia che fa salvi i contratti di capacità stipulati entro il 2019. “In accordo con il Pniec - afferma ancora il comunicato del Ministero - lo sviluppo di sistemi di accumulo sia distribuiti sia di larga scala, potrà fornire un contributo utile. Nel breve periodo, a fronte dell’espansione della generazione da fonti rinnovabili, resta imprescindibile il ruolo fondamentale della capacità di generazione programmabile.”

L’introduzione del Capacity Market è stata criticata da alcune associazioni ambientaliste come Greenpeace, Legambiente e Wwf, e da altre organizzazioni, perché incentiverebbe “di fatto una corsa alla realizzazione di nuove centrali alimentate ancora a fonti fossili”, che “verranno remunerate per i prossimi 15 anni grazie a ben oltre un miliardo annuo pagato dai consumatori in bolletta”, con “il rischio di cristallizzare un modello ormai vecchio, mentre le centrali esistenti flessibili a gas non sono utilizzate al massimo del loro potenziale”.

Secondo gli Amici della Terra, invece, è “la crescita esagerata di eolico e fotovoltaico prevista dal Piano nazionale integrato energia e clima (Pniec) che rende il Capacity Market indispensabile. Chi lo nega mette a rischio il sistema elettrico e la sicurezza del paese”.

“L’approccio emergenzialista alle politiche contro il cambiamento climatico rischia di mettere in serio pericolo la sicurezza del sistema elettrico”, osservano gli Amici della Terra. “Fra gli interventi possibili, il nostro paese ha privilegiato finora e sta continuando a favorire una crescita delle rinnovabili elettriche intermittenti a qualsiasi costo. Oltre che poco efficace, questa scelta si rivela anche molto costosa: il costo degli incentivi già assegnati, per circa 220 miliardi di euro in circa 20 anni, pesa sulle bollette di famiglie e imprese e ad esso si aggiungeranno altri miliardi per conseguire gli obiettivi al 2030 concordati in Europa. È una scelta poco rispettosa di altri parametri ambientali, ugualmente importanti in un’ottica di sviluppo sostenibile come il consumo di suolo e il danno al paesaggio”.

“Confidando nelle tecnologie di stoccaggio dell’energia elettrica come le batterie, tecnologia promettente ma ancora non completamente matura dal punto di vista tecnologico ed economico, ora gli “emergenzialisti” si oppongono anche pregiudizialmente all’entrata in vigore di meccanismi di Capacity Market, ovvero al riconoscimento di un compenso agli impianti che devono essere disponibili quando le fonti intermittenti vengono a mancare o non coprono la richiesta della rete (mancanza di vento, ore notturne). Questa politica espone il Paese a rischi di black out del sistema elettrico.

Secondo Monica Tommasi, presidente degli Amici della Terra, “il Pniec, che dovrà essere inviato alla Ue entro la fine del 2019, dovrebbe avere come obiettivo prevalente quello di consolidare il ruolo dell’efficienza energetica e delle rinnovabili termiche nel nostro bilancio energetico conseguendo gli obiettivi 2030 senza mettere a rischio la sicurezza del paese. È necessario che prima di adottare misure di incentivazione per la promozione delle fonti rinnovabili venga verificato che non esistano misure di incentivazione dell’efficienza energetica che consentano di raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione con un miglior rapporto costi-benefici”.