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2020-08-04 04:58

Danno ambientale, procedura d’infrazione Ue contro l’Italia e altri 15 Stati

QUEL CHE C'È DA SAPERE

La Commissione europea ha avviato una procedura di infrazione nei confronti dell’Italia e di altri  15 paesi -  Austria, Belgio, Cipro, Cechia, Danimarca, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Malta, Paesi Bassi, Spagna, Slovacchia, Slovenia e Svezia – in relazione all’attuazione della direttiva sulla responsabilità ambientale (direttiva 2004/35/CE), recepita dall’Italia con la parte sesta del decreto legislativo 152/2006.

La Commissione europea chiede ai sedici Stati di assicurare che le loro legislazioni nazionali consentano a tutte le categorie di persone fisiche e giuridiche di cui all'articolo 12, paragrafo 1, della direttiva di chiedere all'autorità competente di adottare azioni di riparazione per il danno ambientale. La direttiva sulla responsabilità ambientale prevede che il danno ambientale possa essere prevenuto o riparato, tra l'altro, concedendo alle persone fisiche e giuridiche il diritto di chiedere all'autorità competente di decidere in merito all'azione di (prevenzione e) riparazione che l'operatore responsabile deve adottare. La direttiva garantisce inoltre che le conseguenze finanziarie dell'azione di riparazione siano a carico dell'operatore economico che ha causato il danno ambientale.

Nella causa C-529/15 la Corte di giustizia europea ha chiarito questo diritto relativo alla richiesta di azione, affermando che, in sostanza, tutte le categorie di persone giuridiche o fisiche (di cui all'articolo 12, paragrafo 1, lettere a, b e c, della direttiva) che vantano un diritto o un interesse in materia di prevenzione e riparazione del danno devono poter chiedere alle autorità di adottare una tale decisione.

In seguito a questo chiarimento da parte della Corte, la Commissione ha verificato se la legislazione di tutti gli Stati membri preveda effettivamente tale garanzia. Da tale verifica è emerso che non tutte le categorie di persone legittimate sono interamente disciplinate dalla legislazione di questi 16 Stati membri.

La Commissione ha quindi deciso di inviare lettere di costituzione in mora ai 16 Stati, concedendo loro tre mesi per porre rimedio alla situazione, trascorsi i quali la Commissione potrà decidere di inviare un parere motivato.

Il ministero dell’Ambiente ha commentato la decisione della Commissione Ue, affermando che “la procedura annunciata dalla Commissione europea è già oggetto della struttura amministrativa competente del ministero dell’Ambiente che sta lavorando alla revisione delle disposizioni vigenti secondo le indicazioni stesse del legislatore europeo e se ne prevede la conclusione entro il 2020”.

Nell’ottobre 2019, l’Astrolabio ha pubblicato un articolo di Giovanni Barca sul rapporto dell’Ispra in merito alle azioni per danno ambientale in Italia negli anni 2017 e 2018.