Oggi:

2020-10-29 11:23

Usare Bene il Metano. Senza Fughe

UE EMISSION METHANE STRATEGY

di: 
Diego Gavagnin*

Il 15 ottobre, gli Amici della Terra presenteranno i risultati dello studio realizzato con EDF (Environmental Defence Fund) sulle emissioni fuggitive di metano e sulle proposte per ridurle. Entro la fine dell’anno è attesa la strategia europea che dovrà tendere ad una indispensabile internazionalizzazione degli interventi per ridurre fughe e rilasci. L’autore fa il punto sul problema e sull’impegno per ottimizzare l’uso del gas nella transizione energetica.

Entro quest’anno, la Commissione Europea si è impegnata a pubblicare una Comunicazione strategica “Emission Methane Strategy”, indirizzata agli organismi della UE e ai Paesi aderenti, sul tema delle emissioni di metano, cui seguiranno iniziative legislative.

Il metano è un potente gas serra, secondo solo all'anidride carbonica. La riduzione delle emissioni è quindi vitale per contribuire a ridurre i rischi del riscaldamento globale, limitare l'inquinamento e migliorare la qualità dell'aria, ottimizzando il suo contributo nella sostituzione di combustibili più dannosi.

Le principali fonti di emissioni artificiali di metano sono l'agricoltura, che contribuisce a poco più della metà delle emissioni totali di metano nell'UE, in ambito energetico la produzione di combustibili fossili, il loro trasporto e l'uso, oltre che il trattamento e lo smaltimento dei rifiuti.

Il 15 ottobre, gli Amici della Terra presenteranno i risultati, e le proposte, indirizzate alla stessa Commissione e al Governo italiano, come risultato della ricerca affidatagli dall’Environmental Defence Fund (EDF), sulla situazione in Italia in ambito energetico. Si tratta del primo studio su questo tema mai condotto nel nostro Paese.

EDF è una primaria ONLUS americana che ha in corso una campagna mondiale sull’argomento, e l’evento si svolgerà nell’ambito del Festival dello Sviluppo Sostenibile, promosso dall’associazione ASVIS. Una presentazione preliminare del programma dello studio è stata già svolta nel webinar degli Amici della Terra dello scorso 2 luglio 2020.

L’attenzione sull’Italia si inquadra nel contesto dell’azione della Commissione per l’adozione della strategia europea, che, come si legge nella documentazione di accompagnamento, vuole dare sostanza alla Comunicazione sull’European Green Deal di fine 2019, che ha identificato le eccessive emissioni di metano come un problema importante e urgente che richiede un intervento risoluto.

Il metano combusto nel modo più efficiente riduce tra il 15 e il 20 per cento - a seconda delle tecnologie impiegate - le emissioni di anidride carbonica e di ossidi di azoto, con un contributo trascurabile di polveri sottili e anidride solforosa. Queste sue caratteristiche positive hanno portato a sottostimare nel tempo l’effetto climalterante delle emissioni, causate da fughe o rilasci autorizzati.

Alla sottovalutazione del problema può avere contribuito anche la metodologia di analisi e comunicazione in ambito IPCC (Intergovernamental Panel on Climate Change), l’organismo istituito dall’ONU per lo studio del cambiamento climatico, che nelle sue comunicazioni utilizza la dizione “CO2 equivalente” senza distinguere tra le singole sostanze climalteranti.

Prima della Comunicazione sul Green Deal, il regolamento della UE del 2018 sul governo dell'Unione dell'energia e l'azione per il clima, basato sulla Convenzione UN sui Cambiamenti Climatici, già invitava la Commissione ad elaborare un piano strategico per ridurre le emissioni di metano, visti gli obblighi di riduzione entro il 2020 e entro il 2030 per i settori non compresi nell’Emissions Trading System (UE ETS).

Inoltre, la dichiarazione della Commissione sul metano, allegata alla direttiva sulla Riduzione delle emissioni nazionali della UE nel 2016, affermava l’esigenza di seguire da vicino lo sviluppo di questa tipologia di emissioni per ridurre le concentrazioni di ozono nell'UE e promuovere le riduzioni delle emissioni a livello internazionale.

Obiettivo della Commissione è adesso intervenire normativamente per ridurre le emissioni di metano e contribuire all'efficace riduzione dei gas a effetto serra in tutta l'UE, nel contesto di una maggiore ambizione climatica per il 2030 e l'obiettivo della neutralità climatica entro il 2050.

La UE inoltre dovrà promuovere e sostenere azioni analoghe a livello internazionale e rafforzare la leadership globale dell'Unione nell’ambito della tutela ambientale. Riferendosi al solo settore energetico, considerato che l’Europa è il maggior importatore di metano al mondo, sarebbe vano, e inutilmente gravoso, per le imprese e i consumatori europei non ottenere altrettanti impegni dai paesi esportatori.

Se è vero che l’Europa è dipendente dai Paesi esportatori per i propri consumi, e l’Italia ne importa il 90 per cento di quanto le serve, anche i produttori hanno interesse a garantirsi le esportazioni, migliorando il loro tasso emissivo, per salvaguardare le proprie entrate economiche. Gli importatori dovrebbero avere la possibilità di scegliere i propri fornitori anche in base a criteri di salvaguardia ambientale.   

La strategia cui sta lavorando la Commissione includerà sforzi per migliorare la qualità della comunicazione dei dati nei vari settori, nonché iniziative volontarie per far fronte alle emissioni note, e illustrerà come l'UE intende ridurle, concentrandosi sulle tre principali fonti emissive artificiali: energia (carbone, petrolio e gas), agricoltura e rifiuti, sfruttando anche le sinergie tra settori, come nella produzione di biogas e biometano.

A medio termine, l'azione legislativa seguirà le iniziative volontarie, garantendone la conformità ove necessario. L'azione legislativa in questa fase successiva dovrebbe essere basata su una comprensione notevolmente migliorata delle emissioni, ed essere più mirata ed efficace.

Nella fase finale del processo la strategia dovrà identificare le aree politiche in cui verranno intraprese azioni da parte della Commissione. Le azioni specifiche di follow-up seguiranno il proprio processo di approvazione, in linea con i requisiti di una migliore regolamentazione, compreso l'obbligo di condurre una valutazione d'impatto dei provvedimenti legislativi.

Prerequisito una significativa revisione della letteratura e della attuale regolamentazione del metano, cui dedica importante attenzione anche lo studio degli Amici della Terra, che si occupa soprattutto del settore energetico, quello dove è possibile intervenire con maggiore tempestività, grazie a miglioramenti tecnologici già disponibili.

La Commissione motiva la necessità di un’azione a livello di UE proprio perché la maggior parte delle emissioni di metano importato e consumato in Europa, collegate agli usi energetici, sono emesse al di fuori dei confini continentali, per le quali è necessaria un'azione internazionale.

Tale azione appare perseguibile al meglio a livello dell'UE, piuttosto che a livello delle singole nazioni. Anche le emissioni del settore agricolo è preferibile che siano affrontate a livello dell'UE, così come la politica agricola nel suo complesso.

Per accompagnare la preparazione della strategia, la Commissione ha svolto da inizio 2020 degli incontri con parti interessate, compresi seminari dedicati e una serie di incontri con gruppi di riflessione, associazioni di settore, ONG e organizzazioni internazionali (UNEP, IEA), sfociati tra luglio e agosto scorsi nel primo processo di consultazione pubblica diretta indirizzata alle imprese, alle associazioni e ai cittadini europei.

Come di consueto per questo tipo di iniziative della UE che porteranno a decisioni legislative, le proposte e i suggerimenti del pubblico saranno prese in considerazione per l'ulteriore sviluppo e la messa a punto della strategia.

La consultazione ha avuto anche l’obiettivo di informare i cittadini e le parti interessate sul lavoro della Commissione e favorire una partecipazione ampia ed efficace. È anche prevista una consultazione, dedicata alle parti interessate, sul biogas e sul biometano che interessano tutti e tre i settori, energia, rifiuti e agricoltura.

Le materie prime per la produzione di biogas e biometano sono infatti i rifiuti organici in genere e gli scarti dell’agricoltura, oltre a coltivazioni dedicate non food. Le principali parti interessate comprendono l'industria, gli agricoltori, i governi, le ONG e il mondo accademico.

La Commissione sottolinea come non esista alcuna legislazione dell'UE volta al settore petrolifero e del gas che affronti le emissioni di metano in relazione al loro impatto sul clima. Né fino ad ora è stata intrapresa alcuna azione mirata per far fronte alle emissioni agricole di metano, comprese le azioni di cattura di tali emissioni.

In media, il 5% delle fonti contribuisce al 50% delle emissioni, il che rende essenziale la loro identificazione. Da qui la sfida chiave è migliorare la misurazione effettiva, la comunicazione e la verifica a livello dei singoli operatori.

A livello globale, secondo la Commissione, almeno la metà della riduzione delle emissioni di metano legate all'energia è possibile senza costi netti per l'industria.

In agricoltura, la principale fonte di emissioni di metano è la fermentazione enterica, seguita dalla gestione del letame e dalla coltivazione del riso. Le emissioni di metano dall'agricoltura dell'UE sono diminuite di circa il 21% dal 1990, ma le emissioni hanno registrato nuovamente aumenti limitati negli ultimi 5 anni.

Nell’ambito della gestione dei rifiuti le maggiori fonti emissive sono quelle incontrollate di gas nelle discariche, il trattamento dei fanghi di depurazione e le perdite dagli impianti di biogas a causa della cattiva progettazione o manutenzione.

Nel settore energetico, il metano può fuoriuscire da impianti di carbone, petrolio e gas o essere scaricato nell'atmosfera, ad esempio in presenza di sovrappressioni nei gasdotti e nei sistemi di compressione necessari per la sua veicolazione su grandi distanze.

Tutte le ricerche e gli studi sviluppati sulle prospettive energetiche della UE, comprese le più recenti per l’utilizzo dell’idrogeno, prevedo un ampio uso del metano, in forma compressa e liquida, almeno fino al 2050. L’utilizzo del biometano, ad impatto climalterante neutro, può già nell’immediato contribuire a ridurre l’impatto climalterante delle emissioni di metano.

Considerato che continueremo ad usare il metano nei prossimi decenni, la soluzione più razionale è quella di farlo al meglio, assecondando e nel caso suggerendo implementazioni all’azione che la Commissione si accinge a varare, di modo che le emissioni siano ridotte al minimo tecnologicamente ottenibile.

Lo stesso possibile sviluppo del futuro “sistema idrogeno”, elemento molto più volatile, richiede un efficiente e tecnologicamente avanzato “sistema metano”, che ne è modello e precursore per l’architettura, la componentistica, la criogenia, la continuità logistica.

 

* Fondatore della ConferenzaGNL per la promozione degli usi diretti del metano liquido.