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2024-04-25 11:57

Gli Impegni della COP28, dell’Europa e dell’Italia per Ridurre le Emissioni Dirette di Metano

DECARBONIZZAZIONE

di: 
Andrea Trenta*

La Conferenza di Dubai ha registrato importanti progressi sulla riduzione delle emissioni dirette di metano a livello globale. Le aziende dell’Oil &Gas l’hanno fissata tra le priorità, con primi traguardi da raggiungere entro il 2030. Crescono i finanziamenti internazionali e dei singoli Stati, superando i cinque miliardi di dollari e c’è un nuovo interesse verso gli investimenti nei Paesi africani. Sono significative le opportunità per l’Italia con il Piano Mattei e non solo. Il prossimo 22 febbraio, un webinar organizzato da Amici della Terra, in collaborazione con EDF Europe, dal titolo “Emissioni di metano alla COP28, esiti e prospettive per l’Italia” farà il punto della situazione e definirà i nuovi impegni della filiera del gas.

Immagine di Copertina: foto Unsplash

 

Riduzione delle emissioni di metano: interazioni tra attività antropiche e naturali

Il potere climalterante del metano è noto. Meno conosciute sono le interazioni tra quello di origine antropica e quello prodotto dall’ambiente naturale; l’azione di contenimento è praticabile direttamente sul primo (60% del totale), mentre più complessa è la questione per il restante 40% di origine naturale. Il riscaldamento globale sta determinando lo scioglimento del permafrost, con successiva erosione di materiale organico da parte dei microbi in esso presenti e conseguente rilascio di metano come sottoprodotto.

La concentrazione di metano in atmosfera, di cui si registra un rapido aumento a partire dal 2007, con valori record nel 2023, non è che il balance tra le emissioni in entrata (fra cui quelle generate da attività antropiche) e quelle in uscita, legate ai sistemi di neutralizzazione e assorbimento dei gas serra. Il permafrost che si scioglie rilascia metano, le zone più umide della Terra assorbono CO2 dall’atmosfera e producono metano quando le piante completano il proprio ciclo vitale e si decompongono. Si origina metano anche con gli incendi boschivi. Analogamente, producono metano la filiera dei combustibili fossili, la decomposizione dei rifiuti nelle discariche, la fermentazione enterica dagli allevamenti, alcune colture (il riso in primis). Su queste emissioni è possibile, da subito, un’azione diretta di contenimento. Lo stesso non si può dire per il metano generato dall’ambiente.

Durante il lockdown, a causa del brusco rallentamento delle economie, le emissioni di gas serra erano diminuite, fatta eccezione per quelle di metano che, invece, erano aumentate. Uno studio di Nature ha indagato il problema evidenziando che, nel 2020, le zone più umide hanno emesso molto più metano rispetto all’anno precedente e che la riduzione delle attività umane ha, paradossalmente, determinato un aumento delle emissioni di origine naturale, in una sorta di “feedback climatico”, che ha amplificato gli effetti d’innesco del riscaldamento, con aggravio della crisi.

Infatti, le analisi basate su rilevazioni della Nasa evidenzierebbero l’avvio di un ciclo in cui il cambiamento climatico crea piogge più intense e temperature più alte, con maggiori emissioni di metano dalle zone umide, con un riscaldamento ancora maggiore e così via.

Parallelamente, nel 2020, la minore attività antropica (meno CO2 e NOx in atmosfera generano una minor quantità di OH, l’idrossile che ha la capacità di decomporre il metano), ha determinato una minore neutralizzazione del metano e il suo aumento conseguente.

La nuova politica di decarbonizzazione dovrà tener conto anche di questi effetti. Bisognerà cominciare a valutare azioni e strategie differenziate nei diversi contesti territoriali? Molto probabile: il riscaldamento globale ha già innescato cambiamenti e conseguenze che non possono essere ignorati.

 

I nuovi impegni della COP28

In questo quadro s’inseriscono gli importanti progressi che ci sono stati nella Conferenza delle Parti a Dubai. Il metano è sembrato uscire dall’angolo in cui era stato relegato: manterrà un suo ruolo importante, senza le demonizzazioni di alcune derive ambientalistiche, al di là degli investimenti massivi sulle rinnovabili. Svolgerà ancora un ruolo rilevante nella transizione energetica, ma andranno velocemente regolamentate e contenute le sue emissioni in atmosfera.

Dalla ministeriale del Global Methane Pledge (GMP) del 5 dicembre scorso a Dubai, sono emersi una serie di impegni significativi per i firmatari, con cospicui finanziamenti finalizzati a progetti di contenimento delle emissioni e non solo:

- In generale, si parla di oltre un miliardo di dollari di finanziamenti a fondo perduto per azioni sul metano, che smuoverà miliardi in investimenti per ridurne le emissioni. Il programma, Methane Finance Sprint, è stato lanciato da Biden ad aprile 2023 al Major Economies Forum[1]. Sosterrà tagli nelle emissioni di metano in tutti i settori[2], con focus sui Paesi a basso e medio reddito. Le istituzioni finanziarie internazionali[3], inoltre, hanno approvato oltre 3,5 miliardi $ in nuovi investimenti per progetti di riduzione del metano.

- Si delineano nuovi impegni nazionali e nuove norme per i maggiori emettitori di oil & gas, congiuntamente ad azioni decisive su rifiuti, cibo e agricoltura. Tra tutti i settori, quello delle energie fossili presenta il maggiore potenziale di riduzione emissiva in termini di tempestività, ampiezza ed economicità. Tagli cospicui nella produzione ed utilizzo di energia non sono sufficienti a limitare il riscaldamento globale all’auspicato 1,5°C; servono azioni ulteriori per limitare le emissioni di metano dai combustibili fossili.

Alla ministeriale della COP28, i partners hanno annunciato nuove azioni di contenimento:

- Gli USA[4] adotteranno norme per ridurre drasticamente le emissioni di metano dell’oil & gas, con riduzioni di oltre 1,5Gt di CO2 equivalenti, raggiungendo una diminuzione di quasi l'80% rispetto alle future emissioni di metano previste in assenza di tali norme.

- L’UE è prossima a pubblicare il primo regolamento di sempre sul metano, definendo criteri ambiziosi di monitoraggio e abbattimento per petrolio, gas e carbone prodotti nell’Unione e importati, includendo la definizione di uno standard sul metano importato entro il 2030.

- Il Brasile definirà linee guida per ridurre il metano nell’oil & gas entro la fine del 2024; l’Agenzia Nazionale per il Petrolio, Gas Naturale e Biocarburanti prevede di finalizzarne la definizione in regolamentazioni relative entro la fine del 2025.

- L’Egitto ha annunciato di voler sviluppare regolamenti sul metano nell’oil & gas per la fine del 2024, nel contesto dello sviluppo della roadmap per la riduzione delle emissioni di metano nel settore.

- La Nigeria ha illustrato i principali passi avanti compiuti quest'anno nell'ambito del Nigeria Gas Flare Commercialization Program (NGFCP), tra cui l'avanzamento dei progetti che, secondo le stime, consentiranno di catturare oltre la metà dei volumi di gas da flaring prodotti nel Paese. La Nigeria si è impegnata ad accelerare l'attuazione di questi progetti e a garantire una solida applicazione delle linee guida sul metano da oil & gas lanciate alla COP27.

- Il Kazakistan ha aderito al GMP e annunciato la cooperazione con gli USA per sviluppare standard nazionali per l’eliminazione del venting da situazioni di non emergenza e per richiedere attività di LDAR (Leak Detection and Repair) nel settore oil & gas prima possibile, comunque prima del 2030.

- OGMP2.0 (The Oil & Gas Methane Partnership) ha annunciato l’adesione di nuovi membri, tra cui Turkmenistan e Angola, con una partecipazione in continua espansione[5].

-La Banca Mondiale ha lanciato la sua Global Flaring and Methane Reduction Partnership (GFMR) con 255 milioni $ di stanziamenti per catalizzare la riduzione del metano e del flaring nell’oil & gas nei Paesi in via di sviluppo. L’accesso allo sviluppo di progetti e al supporto finanziario attraverso la GFMR sarà subordinato agli impegni di:

  • raggiungere entro il 2030 emissioni di metano near-zero (methane intensity entro lo 0,2%),
  • raggiungere entro il 2030 zero routine flaring,
  • misurare e comunicare le emissioni attraverso il quadro dell’OGMP2.0,
  • aderire al GMP.

- I partner del GMP annunciano il più grande sforzo di ricerca e sviluppo sul metano di origine animale, consolidando i progressi nel percorso agroalimentare[6]. Lanciano anche nuove iniziative per la riduzione del metano dai rifiuti organici, in aggiunta ad altre nel contesto del miglioramento del Waste Pathway[7].

- C’è un aumento del numero dei firmatari del GMP (arrivato a 155 Stati[8]) e ad una leadership allargata. Canada, Stati federati della Micronesia, Germania, Giappone e Nigeria sono entrati nel novero dei Governi “campioni” del GMP insieme ad EU e USA.

- L’Oil & Gas Decarbonization Charter rappresenta un impegno dell’industria di settore nel sostenere gli obiettivi dell’accordo di Parigi per rafforzare la risposta globale alla minaccia del cambiamento climatico. La sua missione è continuare a motivare le aziende del settore nell’unire gli sforzi di decarbonizzazione, con un'ampia copertura geografica e un'elevata scala di impatto, nonché a contribuire ad accelerare le azioni e a incoraggiarne l'apprendimento. Le ambizioni dell’accordo sono:

  • raggiungere il net-zero di emissioni di CO2 eq per operazioni sotto il proprio controllo e, se applicabile, impegnarsi con i propri partner operativi per zero emissioni nette entro o prima del 2050;
  • tendere a emissioni prossime allo zero[9] (near-zero) per il settore upstream entro il 2030;
  • flaring di routine pari a zero entro il 2030;
  • elettrificazione delle operazioni di upstream, distribuzione delle operazioni di cattura e stoccaggio della CO2, utilizzo di idrogeno low-carbon;
  • approccio inclusivo e dinamico per raggiungere le ambizioni;
  • trasparenza e collaborazione.

 

Rilevamento dati, documentazione e comunicazione

- Gli USA, l’EU e altri 12 Stati importatori ed esportatori di gas naturale hanno costituito un gruppo di lavoro per produrre informazioni attendibili e comparabili sulle emissioni di metano e di CO2 lungo tutta la filiera del gas, per arrivare ad una riduzione delle emissioni globali.

- L’Oil and Gas Climate Initiative (OGCI) sta espandendo la propria campagna di monitoraggio satellitare per fornire dati utilizzabili per ridurre le emissioni da pennacchi e torce di grandi dimensioni, supportata da contributi in natura da parte delle compagnie aderenti all’OGCI[10].

- Saranno introdotti strumenti di trasformazione dei dati, incluso il lancio completo del Methane Alert and Response System (MARS) e i nuovi dati per la Campagna d’Azione sul Metano.

- L’International Methane Emissions Observatory (IMEO) ha annunciato l’espansione del suo MARS che fa seguito ad una fase pilota[11] condotta con successo. Rappresenta il primo sistema globale che connette emissioni di metano individuate da satellite con un processo di notifica tracciabile.

- In merito ai dati per la Campagna d’Azione sul Metano, il Global Methane Hub, in collaborazione con l’IMEO e i suoi partners, ha lanciato una campagna per ottenere un aumento dei finanziamenti che permetta a Governi, imprese e altri attori di ridurre radicalmente le emissioni di metano, comprese le fughe nocive, e di promuovere un cambiamento politico efficace grazie a dati mai sfruttati prima[12].

- Si assiste ad ulteriori progressi nella raccolta e disseminazione di dati utilizzabili sul metano, compresa la pubblicazione di una versione beta della piattaforma dati sul metano dell’IMEO, che integra dati da dozzine di satelliti pubblici per l’osservazione della Terra, il lancio di iniziative complementari come il nuovo US Greenhouse Gas Center, MethaneSAT e Carbon Mapper che annunciano lanci di satelliti nel 2024. Si hanno, al contempo, continui progressi nella scienza dei dati sul metano, compreso il sostegno dell'IMEO a 34 nuovi studi scientifici per colmare le attuali lacune di conoscenza sulla localizzazione e l'entità delle emissioni, tra cui le prime campagne di misurazione scientifica nell'Africa subsahariana e nel Medio Oriente (Oman).

 

L’impegno dell’Europa: dal REPowerEU al regolamento sulle emissioni di metano

Dall’ottobre 2020 l’EU ha indirizzato l’attenzione politica sulla definizione della Methane Strategy, come parte integrante dell’European Green Deal. In occasione della COP26[13] è stato sottoscritto il Global Methane Pledge (GMP), con adozione di impegni volontari di riduzione delle emissioni, con centinaia di Paesi firmatari. Al di là degli sviluppi positivi, va sottolineato che tra i firmatari non compaiono alcuni tra i maggiori emettitori, come Russia, Cina, India, Iran e Venezuela. Inoltre (con l’eccezione del Canada), i membri aderenti non hanno definito e presentato chiari e dettagliati impegni su come intendano raggiungere gli obiettivi che si sono dati. A dispetto dell’accresciuto interesse politico, permane incertezza sui dati dell’intensità del metano. Il che rappresenta un ostacolo, perché una buona qualità dei dati è una precondizione necessaria per l’adozione di normative basate sui risultati, mirando alle prestazioni in termini di emissioni. La costituzione nel 2021, nel contesto UNEP, dell’International Methane Emissions Observatory (IMEO) rappresenta l’intenzione di voler colmare questa lacuna; si confida in una pronta operatività dell’organismo. Al di là delle critiche, il GMP sembra aver riacceso l’interesse sulla definizione di strategie per ridurre le emissioni di metano.

Altro salto di qualità si è avuto con la Strategia Esterna EU per l’Energia (REPowerEU), che cerca di inglobare la cooperazione internazionale nelle strategie collettive di riduzione delle emissioni di metano. Nei nuovi accordi di importazione sono previsti precisi impegni di riduzione delle emissioni, creando una collaborazione tra società produttrici e importatrici. Nella stessa direzione indicata dalle politiche europee[14] vanno i Memorandum of Undestanding (MOU) siglati a giugno 2022 dall’EU con Egitto, Israele e Azerbaijan.

È ormai prossima l’uscita del regolamento europeo sulle emissioni di metano del settore energetico. A metà dicembre 2023 si è raggiunto un accordo su un testo di compromesso in sede di trilogo e si è in attesa dell’approvazione formale della norma. Il regolamento, primo nel suo genere, imporrà agli operatori una serie di obblighi, tra cui: un’attività di reporting periodica (nell’ultimo testo sembra essere più ordinata; positivo il riferimento all’OGMP2.0); una serie di operazioni di monitoraggio e verifica con frequenze periodiche piuttosto impegnative; due tipologie di LDAR, anch’esse con frequenze impegnative; divieto del venting di routine, così come riduzione al massimo del flaring, anche se manca un criterio di materialità. Il testo normativo europeo, per la sua piena applicazione, necessiterà di una serie di norme tecniche, per le quali sono già partiti dei gruppi di lavoro presso il CEN (Comitato Europeo di Normazione).

 

La situazione italiana: sicurezza energetica ed obiettivi di riduzione delle emissioni di metano

Negli ultimi due anni, l’Italia ha dovuto confrontarsi con la sua dipendenza dal gas, che nel 2021 rappresentava il 50% della propria generazione elettrica (+ 37% rispetto al 2000). Pur essendoci riduzioni nel suo consumo (nel 2022 diminuzione del 10% rispetto al 2021), il gas resta una componente imprescindibile nel mix energetico nazionale, con relativa esposizione alla volatilità dei prezzi[15]. La diversificazione rimane un elemento centrale. Per questo, sulle politiche europee per la transizione energetica, il Parlamento italiano chiede cautela, sollecitando scadenze diluite, periodi transitori più lunghi, un’apertura verso i carburanti “carbon neutral”, ribadendo la propria contrarietà verso soluzioni dai costi eccessivi.

Inoltre, per rendere l’Italia un hub energetico e un ponte tra Europa e Africa, così come appare dalle intenzioni del Governo con il varo del Piano Mattei, è fondamentale affrontare le nuove sfide in partnership, collaborando per rendere più sicure ed efficienti le reti nazionali e internazionali a partire dall’impegno nel ridurre le emissioni di metano. Incoraggiare questa riduzione è un modo per coniugare le preoccupazioni sulla sicurezza degli approvvigionamenti con la necessità della transizione energetica. Le tecnologie per farlo ci sono e con costi in certi casi nulli e, in altri, sostenibili economicamente. Così facendo, l’Italia si avvicinerebbe al traguardo degli obiettivi climatici, aumentando, al contempo, la liquidità del mercato, immettendo più gas nella rete e diminuendo l’import.

 

Il Piano Mattei e le iniziative di cooperazione internazionale: le opportunità per l’Italia

In Africa c’è una presenza cospicua di società italiane: Acea, Enel, Eni, Snam e Terna. L’attuazione del Piano coinvolgerà inevitabilmente le partecipate dell’energia, a cominciare dal possibile inserimento nella cabina di regia a Palazzo Chigi (prevista dalla normativa).

Acea sfrutterà la propria esperienza nei sistemi idrici integrati, realizzando attività che abbracciano l’intero processo: captazione e gestione della risorsa, depurazione e reimmissione nel sistema[16].

Enel realizzerà 2,5GW di potenza elettrica di cui 2,1 da solare ed eolico e 0,4GW dal gas. I paesi coinvolti sono Sudafrica, Marocco, Zambia, Algeria ed Etiopia.

Eni è la più attiva nel continente (13 Paesi[17]). Oltre metà della produzione e circa metà delle sue riserve si trovano in Africa, dove svolge varie attività: produzione di biocarburanti (https://astrolabio.amicidellaterra.it/node/3149), centri di ricerca sulle nuove energie, alimentazione di pozzi d’acqua col fotovoltaico, sfruttamento di giacimenti di gas supergiant (Egitto, Costa d’Avorio e Mozambico), produzione di olio vegetale per la bioraffinazione (Kenya).

Snam è invece attiva in un corridoio[18] dedicato all’idrogeno rinnovabile (SoutH2 Corridor, di 3.000km), insieme ad operatori austriaci e tedeschi. Collega il Nord Africa con Italia, Austria e Germania. La stima è che, importando 4mln ton/anno di H2, l’impianto potrebbe soddisfare oltre il 40% dell’obiettivo d’import del REPowerEU. L’idrogeno contribuirebbe alla decarbonizzazione soprattutto in quei settori dove non siano praticabili altre soluzioni tecnologiche, come nell’industria e nel trasporto pesante. L’esigenza ambientale favorirebbe nuove partnership con i Paesi nordafricani, con opportunità di sviluppo del settore, coniugando lo sviluppo socioeconomico di tali Paesi, con le partnership economiche europee ed il conseguimento degli obiettivi climatici.

Terna è coinvolta insieme a Steg, la società tunisina di elettricità e gas, nella realizzazione di Elmed, l’opera di interconnessione elettrica tra Italia e Tunisia. Sarà il primo collegamento elettrico in corrente continua tra Europa e Africa[19].

Il Piano Mattei si occuperà anche di gas. Segnali chiari arrivano dal MASE, con il Ministro Pichetto Fratin che è convinto di come questo sia uno dei grandi temi, con il mondo che sta andando verso la liquefazione e verso i rigassificatori. L’ipotesi del progetto del terminale di liquefazione Eni in Congo, Coral North (entrata in funzione prevista nel 2027), sembra possa rientrare nell'orizzonte del Piano. Il Ministro è convinto che questo possa essere un sistema per garantire la sicurezza energetica: “il gas liquefatto - ha affermato Pichetto Fratin nella recente conferenza ItalAfrica - non garantisce il prezzo rispetto alle pipeline, ma è garantito che da qualche parte il gas riesco a prenderlo”. Quindi il Piano Mattei “se ne occuperà certamente. Questi progetti possono essere d'iniziativa totalmente privata, ma comunque integrabili o integrati col Piano Mattei”.

 

Ulteriori impegni sul metano in Italia: i progetti gas innovativi di ARERA

L’Autorità di regolazione dell’energia[20] ha previsto cospicui finanziamenti per progetti innovativi finalizzati alla prevenzione, quantificazione ed individuazione delle emissioni di metano. Snam, Estra, il gruppo Iren, il gruppo A2A e 2i Rete Gas sono i vincitori dei bandi di finanziamento, con progetti sperimentali quali:

- il “Methane detector”: tecnologia che prevede l’installazione di sensori fissi in impianti di una certa dimensione. Se ne ipotizza un utilizzo nelle centrali di spinta/compressione e di stoccaggio. Lo strumento, multispettrale e che usa l’intelligenza artificiale, identifica e quantifica in tempo reale le perdite di gas, dandone una misura (in ppm) della concentrazione, garantendo un monitoraggio continuo dell'infrastruttura, senza necessità di ricorrere a ispezioni in loco.

- Strumenti per la gestione ottimizzata delle reti, attraverso la regolazione automatica e predittiva della pressione di rete.

- I Turbo espansori: permettono il recupero energetico dell’energia di pressione della rete. Ad oggi, tale energia in esubero viene dissipata, per portare i valori pressori nei limiti richiesti dalla rete di distribuzione.

- Tecnologie e impiantistica per la produzione ed il trasporto di idrogeno verde, con la realizzazione di impianti di produzione di H2 da fonti rinnovabili e successiva immissione in rete[21].

- Installazione e test di membrane di separazione dell’H2 da miscele di gas naturale e H2.

- Il Reverse flow: tecnologia che dovrebbe rendere bi-direzionale il flusso di materia prima, permettendo ai gas prodotti[22] di essere inseriti nella rete locale di distribuzione, di risalire verso la rete di trasporto ed eventualmente fluire anche verso gli stoccaggi. Ci sarà un miglioramento dell’efficienza attraverso l’adozione di metodi innovativi di gestione dinamica e predittiva dei flussi.

 

Conclusioni

La presa di coscienza sulla necessità di ridurre le emissioni di metano è ormai acclarata. Appare, però, importante, valutare le interazioni tra ciò che fa l’uomo ed i fenomeni naturali. Il rischio di innescare meccanismi di cui ignoriamo le conseguenze è alquanto plausibile.

Le politiche globali si stanno impegnando seriamente nel contenimento di queste emissioni: tutte le attività antropogeniche, in primis il settore dei combustibili fossili, sono oggetto di regolamentazioni, se non ancora di carattere normativo, almeno di adesione volontaria. Le partnership internazionali sono numerose, così come le iniziative a vari livelli ed i finanziamenti necessari per innescare le necessarie azioni di contenimento. Il settore energetico sarà il primo ad esserne investito, anche grazie alla relativa facilità delle azioni da intraprendere, sia dal punto di vista tecnico, sia dei livelli di costo da sostenere. Successivamente ci si concentrerà sui rifiuti, con i necessari interventi sulle emissioni dalle discariche, e sul comparto agricolo, dove la disseminazione sul territorio (allevamenti e colture) renderà gli interventi sicuramente più complessi e, soprattutto, più costosi.

 

*Andrea Trenta, Amici della Terra

 

NOTE


[1] L’obiettivo era raccogliere almeno 200ml $; ad oggi si è arrivati a più di 1 mld $, con superamento del target previsto grazie all’azione di Governi, Commissione Europea, filantropi e settore privato.

[2] La World Bank ha finanziato un progetto per le risaie in Cina, uno per la riduzione delle emissioni di metano dalle discariche in Costa d’Avorio ed uno per la riduzione del metano delle acque reflue in Malawi.

[3] Green Climate Fund and partners, European Investment Bank, European Bank for Reconstruction and Development, Inter-American Development Bank, World Bank.

[4] Tramite il Consiglio Nazionale di Politica Energetica.

[5]La partnership rappresenta più di 120 compagnie, con asset in più di 60 Paesi e copre più del 35% della produzione mondiale di oil & gas e più del 70% dei flussi di LNG.

[6] Il Global Methane Hub ha lanciato un acceleratore di ricerca e sviluppo sulla fermentazione enterica, facendone il più grande strumento di ricerca a livello globale sulla riduzione del metano di origine animale. La Banca Mondiale ha lanciato la Global Methane Reduction Platform for Development (CH4D), per sostenere i Paesi a basso e medio reddito a realizzare i tripli vantaggi del metano: riduzione delle emissioni, miglioramento della resilienza, rafforzamento dei mezzi di sussistenza.

[7] The Inter-American Development Bank ha lanciato l’iniziativa “troppo buono per essere buttato”, che mira ad una riduzione di almeno il 30% delle emissioni di metano da operazioni connesse ai rifiuti nei Caraibi e in America Latina. Gli USA hanno annunciato nuove azioni per fronteggiare il metano da rifiuti, tramite una revisione degli standard di emissione del Clean Air Act. I vertici di Canada, USA e Messico si sono impegnati a ridurre le emissioni di metano da rifiuti di almeno il 15% entro il 2030, nell’ambito del summit dei leader del nord America del 2023.

[8] Si registra l’adesione, tra gli altri, del Turkmenistan, Kazakhstan, Kenya, Romania e Angola.

[9] Inferiore allo 0,2% di intensità di metano secondo la formulazione individuata da OGCI.

[10] ExxonMobil investirà fino a 25 mil $ in assistenza tecnica per colmare le carenze di capacità per ridurre le emissioni di metano.

[11] Durante questa fase (gennaio - dicembre 2023), MARS ha individuato a livello globale più di 1.000 pennacchi di metano del settore energetico, collegandone 400 di questi ad impianti energetici e notificando 127 eventi a 6 Governi nazionali e a rilevanti compagnie aderenti a OGMP2.0

[12] Alla COP28, il Global Methane Hub ha annunciato 10 ml $ di finanziamento iniziale ed un obiettivo per la COP29 di 300 ml $.

[13] Glasgow, novembre 2021.

[14] Contemperare gli obiettivi di riduzione delle emissioni di metano con quelli di diversificazione degli approvvigionamenti.

[15] Per proteggere consumatori e industrie, dal settembre 2021 l'Italia ha stanziato 92,7 mld € di sussidi.

[16] Attività già svolte da Acea in altri contesti esteri, in particolare in Sudamerica.

[17] Marocco, Algeria, Tunisia, Libia, Egitto, Kenya, Mozambico, Rwanda, Angola, Repubblica del Congo, Nigeria, Ghana, Costa d’Avorio.

[18] Utilizza infrastrutture esistenti riqualificate per il trasporto dell’H2, includendone di nuove ove necessario.

[19] Tra la stazione elettrica di Partanna (TP) e quella di Mlaabi (penisola tunisina di Capo Bon) per complessivi 220km per la maggior parte in cavo sottomarino (potenza di 600MW). Ci sono finanziamenti della Commissione Europea per 307 mil €.

[20] La delibera ARERA 590/2023 assegna 30 mln € a 21 progetti pilota innovativi sulle reti gas da realizzare nei prossimi 3 anni.

[21] Fino ad un massimo del 10% del volume delle molecole trasportate.

[22] La quota parte di miscela di gas re-iniettato potrà essere indifferentemente composta da: gas naturale, mix di gas naturale e biometano, blend di gas naturale e idrogeno, risultando, pertanto, hydrogen ready.