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2024-05-22 19:31

Un Sacco Forti, Questi Amici della Terra

21°CONGRESSO NAZIONALE

Monica Tommasi, ingegnere, orvietana, è stata confermata presidente degli Amici della Terra per un terzo mandato, all’unanimità, nonostante le scelte difficili che si è trovata ad affrontare per mantenere l’approccio rigoroso proprio dell’Associazione, basato sulla valutazione di dati e scenari aderenti alla realtà. Di seguito, il testo integrale della sua relazione al 21°Congresso.

“Sono presidente degli Amici della Terra dal 2015. L’allora gruppo dirigente mi propose la candidatura. E’ stata una scelta non facile perché si trattava di decidere se proseguire la mia professione o lanciarmi in una nuova esperienza. Non senza preoccupazioni, perché l’associazione aveva una grande storia alle spalle, una grande reputazione, importanti battaglie.

Si trattava di continuare un lavoro di elaborazione, costruzione, promozione di politiche ambientali mantenendo l’approccio rigoroso proprio dell’associazione cioè quello di basarsi sui dati, valutare diversi scenari, elaborare proposte e scegliere le posizioni migliori possibili fra quelle disponibili e, allo stesso tempo, farla crescere e rafforzarla nel consenso. 

E’ stata per me una grande sfida. Mi hanno aiutata molte persone all’interno dell’associazione. Alcune non ci sono più. Altre sono presenti oggi e le vorrei ringraziare.

In questi otto anni ho seguito questo metodo rigoroso, un approccio razionale e responsabile alle questioni ambientali, elaborando le nostre posizioni politiche molto spesso in contrasto con l’ambientalismo ideologico che caratterizza alcune associazioni ambientaliste.

Sono intenzionata a ricandidarmi per continuare il mio impegno per rafforzare le attività dell’associazione, la nostra identità e per diffondere la cultura riformatrice dell’associazione.

Il mio mandato ha continuato l’impegno che negli ultimi venti anni l’associazione ha perseguito fortemente sui temi delle politiche energetico ambientali e di contrasto ai cambiamenti climatici con delle posizioni realistiche e, negli ultimi tre anni, con delle posizioni molto critiche verso le politiche ambientali della Commissione europea che si è concentrata su obiettivi di riduzione delle emissioni sempre più ambiziosi ma astratti e su tecnologie che non hanno portato alla riduzione attesa delle emissioni. L’ Europa non si è preoccupata di analizzare e valutare gli impatti sull’ambiente, sulla sicurezza energetica, sull’economia che le sue politiche stavano provocando.

E’ bastato un evento destabilizzante come la guerra di Putin per far capire che, accanto agli obiettivi di decarbonizzazione occorre garantire la sicurezza energetica per tutto il periodo di transizione. E che alla base della sicurezza energetica ci devono essere fonti di energia costante e certa. Che, in assenza di nucleare, queste caratteristiche sono ancora oggi quelle dei combustibili fossili e che, non a caso, la corsa ad assicurare nuove forniture di gas in sostituzione di quelle russe è stata la prima preoccupazione dei governi.

Con la nostra campagna #primalefficienza, partita nel 2007, e con le conferenze annuali per l’efficienza energetica abbiamo prodotto rapporti che ci hanno consentito di fare un monitoraggio continuo delle politiche energetico ambientali a tutti i livelli, sia internazionale che europeo che nazionale: a livello mondiale le strategie praticate si rivelano inefficaci, le emissioni che alterano il clima continuano a crescere di anno in anno così come l’utilizzo dei combustibili fossili, nonostante gli ingenti investimenti nelle fonti rinnovabili elettriche intermittenti. Nel mondo, l’uso del carbone sta per superare quello del gas.

I dati mostrano che la strategia di affidare il conseguimento degli obiettivi di riduzione delle emissioni e la decarbonizzazione alla diffusione di rinnovabili elettriche intermittenti, batterie, veicoli elettrici e idrogeno, ignorando di fatto il principio di neutralità tecnologica, non è in grado di conseguire i risultati attesi, nonostante gli ingenti capitali impegnati. In particolare per l’eolico e il fotovoltaico, il motivo è la loro intermittenza e quindi inaffidabilità.

Ci siamo attivati per contrastare il degrado delle aree rurali su vastissima scala causato dagli attuali 35.000 MW di eolico e grande fotovoltaico installati negli ultimi anni. Sono in arrivo progetti per oltre 340.000  MW. E’ in atto una industrializzazione forzata di grandi aree del territorio naturale e agricolo, indipendentemente dalle diverse aspirazioni dei territori.

Ci stanno espropriando dell’unico patrimonio che rimane in molte aree lontane dalle grandi città che è  quello della natura e del paesaggio, a beneficio di imprese che non rischiano il proprio denaro ma contano su incentivi che pesano sulle bollette di cittadini e dell’industria vera. Multinazionali che hanno predato molte aree del nostro paese e si stanno preparando a decuplicare gli impianti industriali con operazioni speculative, con l’appoggio di un intero sistema normativo europeo e italiano. In questi anni siamo stati punto di riferimento per molte amministrazioni, per molte associazioni e comitati.

I dati sono chiari: le rinnovabili elettriche intermittenti con i loro costi, con la loro inaffidabilità e impatti elevatissimi sulle risorse e sul paesaggio hanno dimostrato che non risolvono i problemi energetici, che non possono sostituire le fonti fossili. Inoltre il loro contributo alla decarbonizzazione è risibile. Dobbiamo decarbonizzare questo è certo e, quindi, per ridurre l’uso delle fossili la soluzione non potrà che essere, ad oggi, il nucleare.

Pensavamo, come Amici della Terra, che il nucleare non sarebbe sopravvissuto dopo  Chernobyl o dopo Fukushima e invece la ripresa è stata consistente in tutto il mondo. Questa fonte ha superato la sua fase critica e si conferma oggi maggiormente efficiente, affidabile e sicura rispetto a tutte le altre prive di carbonio. Non possiamo che prenderne atto e per questo ho chiesto di sottoporre questa scelta, per noi storicamente rilevante, e di discuterne oggi in Congresso.

La scarsa densità energetica delle rinnovabili intermittenti si traduce in un consumo straordinario di materiali, non solo terre rare, ma anche acciaio, cemento, acqua e rame, la cui richiesta sta aumentando a dismisura insieme ai danni ambientali e ai problemi sociali nel mondo. Da alcuni anni siamo impegnati a denunciare i problemi relativi all’approvvigionamento dei minerali indispensabili alla produzione di energia rinnovabile con pale eoliche e pannelli solari, e allo stoccaggio con batterie e i costi sociali e ambientali di questo nuovo brutale sfruttamento dei paesi poveri. Uno sfruttamento di cui non si parla e che non è nemmeno sufficiente a soddisfare la domanda generata dal Green Deal dei paesi ricchi.

Dal 2019, abbiamo portato all’attenzione del dibattito pubblico la necessità di ridurre le emissioni di metano, consapevoli del ruolo del gas naturale nella transizione energetica e del suo potere climalterante. Abbiamo avviato una serie di attività e promosso un tavolo di lavoro, insieme ad una associazione ambientalista americana Environmental Defense Fund, al quale partecipano tutti i principali stakeholder del settore gas in Italia. L’iniziativa ha portato l’Italia ad essere protagonista nel panorama europeo per l’impegno a ridurre le emissioni di metano. Le proposte uscite dal tavolo sono state recepite nell’aggiornamento del Piano nazionale energia e clima. Si tratta del primo caso in cui imprese, associazioni ed ONG ambientaliste sottoscrivono un impegno comune alla riduzione delle emissioni di metano fissando anche precisi obbiettivi qualitativi e quantitativi.

L’attenzione degli Amici della Terra sui rifiuti e sulle risorse è rimasta costante sia a livello nazionale che locale in questi anni, dando vita ad esperienze senza precedenti per capacità e coraggio come la pagina facebook “Figli che vogliono l’inceneritore”. Nel corso del 2022 abbiamo promosso il comitato «Daje», nato per sostenere la decisione del sindaco di Roma di dotare la città di un termovalorizzatore. Abbiamo lavorato e presentato il primo rapporto in Italia sull’impatto della gestione dei rifiuti sulle emissioni di gas serra.

Dal 2020, gli Amici della Terra hanno attivato il tavolo di filiera delle pompe di calore insieme ad Assoclima. Nel 2023 è stato aggiornato il rapporto 2021 con attività di monitoraggio sulla funzionalità degli incentivi per le pompe di calore. Anche questo, un altro caso di collaborazione e di costruzione di politiche tra un’associazione ambientalista e un’associazione di imprese.

Abbiamo lavorato ad una campagna “Zero Sprechi” per promuovere modelli sostenibili di produzione, consumo e recupero delle risorse. È stato realizzato il sito www.zerosprechi.eu, dedicato a raccogliere buone pratiche, documentazione tecnico-normativa e casi particolarmente rilevanti di disinformazione nell’ambito dell’economia circolare. Questa campagna si è arricchita di progetti scolastici durante i quali i ragazzi sono stati introdotti ai concetti di circolarità, raccolta differenziata di qualità e riduzione degli sprechi. Anche per questa attività abbiamo coinvolto le aziende dei territorio che si sono rese disponibili ad ospitare i ragazzi per delle visite guidate che illustrassero i processi di recupero e riciclaggio dei materiali, dando così agli studenti un quadro completo dei cicli produttivi, di consumo e recupero.

Abbiamo deciso di riprendere una storica campagna degli Amici della Terra legata agli alberi. Abbiamo presentato nel 2023 la nuova campagna che si chiama “Alberi Amici” che ha lo scopo di contribuire a ridurre le emissioni climalteranti sviluppando in Italia progetti di salvaguardia delle foreste e di riqualificazione del verde urbano. Il primo progetto è stato realizzato in un comune del Lazio, Graffignano, con un forte coinvolgimento delle istituzioni e dei cittadini in tutte le fasi del progetto. Sulla base di questa esperienza stiamo lavorando ad un progetto europeo nell’ambito del programma Interreg NexMed che dovremmo presentare a fine aprile.

In questi anni, grazie all’impegno costante della direttrice Rosa Filippini e della redazione, ci siamo impegnati a rafforzare il giornale degli Amici della Terra, l’Astrolabio, a seguito della crisi dovuta alla scomparsa di Mario Signorino, Francesco Mauro e di molti collaboratori dell’indimenticato nucleo iniziale, da Walter Baldassarri a Carlo Ottavi, a Roberto Mezzanotte, da Giovannangelo Montecchi Palazzi a Beniamino Bonardi.

In questi anni, abbiamo rafforzato le attività delle Riserve del Tarsia e del Crati, grazie al lavoro del direttore Agostino Brusco e dello staff.

Questa è una sintesi delle attività con cui abbiamo portato avanti l’impegno sulle politiche ambientali in questi anni e che vorrei proseguire mantenendo l’approccio rigoroso e razionale che da sempre caratterizza l’associazione.

In questi anni, è stato fondamentale il supporto dei membri della direzione e di alcuni soci che vorrei ringraziare in particolar modo per il loro impegno costante Maurizio Conticelli, Giovanni Brussato, Laura Cutaia, Fabio Modesti, Francesco Gigliani, Diego Gavagnin, Andrea Trenta, Matteo Onori.

Auspico una maggiore partecipazione alle attività dell’associazione da parte di tutto quel mondo di aderenti e simpatizzanti affinchè non ci facciano mancare il loro supporto in un momento di transizione come questo e di ripensamenti delle politiche ambientali a tutti i livelli.

Tommaso Franci ha compilato una mozione che esprime questi nostri impegni in un modo che io trovo molto convincente. Vi invito a votarla.

Ringrazio il consigliere comunale (e amico) Francesco Carpano per averci permesso di utilizzare questa bellissima sala del Campidoglio”.