RIGASSIFICATORE DI PIOMBINO
La Regione Toscana di Giani in preda alla confusione: vuole riaprire un polo siderurgico ma insiste per la dismissione del rigassificatore. L’autore ironizza: con fotovoltaico ed eolico, avremo un “acciaio meteopatico”?
Per fortuna, il comunicato degli Amici della Terra Toscana rompe silenzi e astensioni.
In Copertina: Foto di A. Massarutto. Imbarco traghetti a Piombino e sul fondo il molo della rigassificazione con due navi.
Appare incomprensibile l’insistenza del presidente della Regione Toscana Giani per il trasferimento del rigassificatore di metano liquido dal porto di Piombino. Ciò che sconcerta è l’indifferenza per il principio di realtà. Quando il rigassificatore galleggiante ancorato nella banchina (inutilizzata) del porto era ancora una proposta, si poteva forse capire l’attenzione all’opposizione popolare, che si sarebbe sviluppata anche se i cittadini avessero avuto tutte le informazioni necessarie (cosa che obiettivamente non c’è stata), visto che i contrari a tutto ci sono sempre.
Tre anni di attività hanno però dimostrato che i disastri paventati non si sono verificati, ed anzi il rigassificatore ha dato lavoro e soldi da investire all’Autorità portuale. Ha ancora senso insistere per spostarlo? Il bello è che gran parte dell’opposizione popolare è svanita, perché i cittadini vedono e sanno fare i conti in tasca all’amministrazione molto meglio dei politici.
Infatti, il costo dell’impianto e della movimentazione del metano nei gasdotti è attività regolata, cioè va direttamente nelle bollette, lo stanno pagando i cittadini piombinesi e toscani al pari di tutti gli italiani. L’eventuale trasferimento in Liguria, come si paventa, comporterebbe ulteriori (ingenti) costi e anche questi continuerebbero ad essere pagati in bolletta. Con la permanenza, invece, oggi il territorio ci guadagna; quindi, alta dovrebbe essere, piuttosto, la sorveglianza sull’uso di questi introiti.
Giani avrebbe fatto molto meglio a vantarsi per il contributo della sua Regione al valore strategico dell’opera che ha aumentato l’indipendenza energetica dell’Italia dal gas russo. Che poi, l’impianto è essenziale anche se smettesse di lavorare, restando pronto a farlo, perché l’Italia dipende ancora troppo da gasdotti che attraversano territori incerti e fondali marini a rischio di azioni malevole. Il GNL invece arriva via nave da qualsiasi parte e, se qualcuno smettesse di darcelo, arriverebbe da qualcun altro.
Ma ciò che lascia davvero perplessi è che Giani contrappone la permanenza del rigassificatore al rilancio dell’attività siderurgica. È vero il contrario! A meno che non pensi di alimentare la produzione h24 dell’acciaio con il fotovoltaico o con l’eolico. Avremmo una novità assoluta, l’acciaio meteopatico.
Tutti noi vorremmo un mondo senza fonti fossili, ma il metano, il meno dannoso, servirà ancora lungo, e anche l’Unione Europea ne ha preso atto, dopo anni di ostracismo. Importante è ridurne le fughe in atmosfera, vertenza su cui gli Amici della Terra sono impegnati da anni e per primi in Europa.
Il gas è oggi la migliore fonte per produrre l’acciaio e, a Piombino, a così poca distanza dai siti siderurgici è un enorme vantaggio, perché si possono fare contratti di acquisto di lungo termine scontando prezzi molto più bassi delle medie di prezzo del gas, con un minor costo del trasporto e, soprattutto, senza dipendere dalla variabilità dei prezzi nazionali dell’elettricità.
Come succede spesso, emerge la sensibilità e il senso della realtà degli Amici della Terra che per iniziativa di Sergio Gatteschi, presidente dell’associazione Toscana e di Isabella Martini, presidente del club di Livorno, hanno diffuso il comunicato che riportiamo integralmente:
“Il rigassificatore di Piombino è operativo da quasi tre anni, contribuendo con la quota dell’8% a soddisfare la domanda italiana di gas.
Una struttura fondamentale, che non ha causato il minimo inconveniente tra tutti quelli che erano stati paventati: né all’ambiente, né al traffico portuale.
Non solo: il traffico del GNL genera circa 16 milioni di euro l’anno per l’autorità portuale e le imprese, oltre a 100 posti di lavoro diretti e 50 indiretti.
Ma soprattutto: in una Toscana che sta perdendo posti di lavoro e investimenti, avere un terminale del gas a disposizione rappresenta un volano fondamentale per reindustrializzare il territorio.
Al contrario, delle promesse compensazioni non si è ancora visto un centesimo.
Amici della Terra della Toscana ritiene che sia il momento delle decisioni: il rigassificatore deve restare a Piombino, e parte dei proventi, come già previsto, devono restare sul territorio, per la tutela ambientale, per il rilancio del porto e per interventi di efficienza energetica.
Ci appelliamo perciò alla pubblica opinione ed alle istituzioni perché la politica toscana lasci il rigassificatore a Piombino e inizi a trattare sulle compensazioni.”
Ultima considerazione: se il rigassificatore resterà sarà più facile che vengano rispettati tutti gli accordi e casomai è su questo che andrebbero attivati i cittadini. A meno che la posizione di Giani non sia solo una minaccia per alzare il prezzo. Potrebbe anche essere, ma sarebbe cattiva politica con zero trasparenza.