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2026-04-10 19:40

Bilanci di sostenibilità: via libera del Consiglio UE

QUEL CHE C'È DA SAPERE

Il 24 febbraio il Consiglio dell'Unione europea ha approvato in via definitiva il pacchetto “Omnibus I”, che modifica le direttive sulla rendicontazione societaria di sostenibilità (Corporate Sustainability Reporting Directive, CSRD) e sul dovere di diligenza delle imprese ai fini della sostenibilità (Corporate Sustainability Due Diligence Directive, CSDDD).

L’intervento, già approvato dal Parlamento europeo nei mesi scorsi, punta a ridurre gli oneri amministrativi e a rafforzare la competitività dell’Unione, limitando l’impatto degli obblighi sulle imprese di dimensioni minori.

Il testo sarà pubblicato a breve nella Gazzetta ufficiale dell’UE ed entrerà in vigore 20 giorni dopo. Gli Stati membri avranno un anno per recepire le nuove disposizioni, salvo l’articolo 4 sull’armonizzazione, che dovrà essere recepito entro il 26 luglio 2028.

L’ambito di applicazione della direttiva sulla rendicontazione di sostenibilità viene ridotto: gli obblighi riguarderanno le imprese con oltre 1.000 dipendenti e più di 450 milioni di euro di ricavi netti annui.

Per le imprese di Paesi terzi, le nuove regole si applicheranno solo se la capogruppo nell’UE supera i 450 milioni di euro di ricavi netti e se la controllata o la succursale nell’Unione genera oltre 200 milioni di euro di fatturato.

Previste inoltre un’esenzione transitoria per le imprese della “prima fase” che avrebbero dovuto iniziare a rendicontare dal 2024, ma che non rientreranno nell’ambito nel 2025 e 2026 e un’esenzione dalla rendicontazione consolidata per alcune holding finanziarie UE ed extra-UE.

Anche per la direttiva sul dovere di diligenza l’ambito viene ristretto: saranno interessate le imprese con oltre 5.000 dipendenti e più di 1,5 miliardi di euro di ricavi netti. La scelta, secondo il Consiglio, riflette la maggiore capacità delle grandi imprese di incidere sulle proprie catene del valore e di assorbire i costi delle procedure di due diligence.

Le imprese potranno concentrare l’analisi degli impatti negativi sulle aree in cui è più probabile che si verifichino effetti concreti o potenziali. In presenza di rischi equivalenti, potranno dare priorità ai partner commerciali diretti. Inoltre, dovranno basarsi su informazioni “ragionevolmente disponibili”, riducendo l’effetto a cascata delle richieste di dati sulle imprese più piccole.

Tra le modifiche più significative: soppressione dell’obbligo di adottare un piano di transizione climatica ai sensi della CSDDD; eliminazione del regime di responsabilità armonizzato a livello UE; previsione di sanzioni a livello nazionale, con un tetto massimo pari al 3% del fatturato netto globale dell’impresa. La Commissione elaborerà linee guida applicative.

Il termine per il recepimento della CSDDD viene posticipato al 26 luglio 2028, mentre le imprese dovranno adeguarsi entro luglio 2029.