TRANSIZIONE ENERGETICA IN UMBRIA
Una cabina primaria di distribuzione di elettricità nel territorio di Ferentillo, un piccolo comune umbro, nasconde una storia di grande prepotenza. La sua costruzione trasformerà irreversibilmente un’area di pregio naturalistico e di complessità idraulica. Tante sono state le proteste ma, finora, hanno prevalso la superficialità degli enti locali e l’ansia di E-Distribuzione di non perdere il finanziamento del PNRR.
Anche il Tar ha preferito evitare il merito del giudizio soffermandosi sulla data di presentazione del ricorso, un formalismo che rischia di rappresentare un precedente insidioso e lesivo delle facoltà delle associazioni ambientaliste nazionali nei ricorsi giudiziari relativi alla protezione dell’ambiente.
In Copertina: Foto del Comitato Noi Amiamo Ferentillo. Scattata il 03 maggio 2026
A seguito della cantierizzazione, a gennaio 2025, di una vasta area agricola in zona “Il Piano” del Comune di Ferentillo, si è venuti a conoscenza del progetto in fase di realizzazione di una Nuova Cabina Primaria di trasformazione 132/20 kV denominata “C.P. Ferentillo” formalmente progettata per il potenziamento della rete elettrica di distribuzione di 3 comuni limitrofi: Arrone, Ferentillo e Spoleto.
Una piccola cabina? No, un cavallo di Troia per l’industrializzazione coatta di un sito naturale.
In realtà, a tale cabina primaria si dovrebbero affiancare le stazioni elettriche (SET e SEU) e l’accumulo (BESS) dei due impianti eolici “Energia Montebibico” ed “Energia della Valnerina” ora in corso di VIA ministeriale, per ulteriori 8 ettari su suolo agricolo, poiché, come si legge dagli elaborati del primo progetto riguardo la scelta della localizzazione delle opere accessorie “l’area in esame, pertanto, risulta essere idonea alla realizzazione delle opere in progetto e, inoltre, essendo già interessata da un intervento analogo, la soluzione prescelta rappresenta l’opzione ottimale andando ad incidere su una porzione circoscritta di territorio, minimizzando le interferenze sull’integrità del paesaggio.”
Inoltre, nel gennaio 2024, in anticipo rispetto alla DD di autorizzazione della Cabina, la Regione Umbria ha concesso l’autorizzazione ad effettuare scavi per l’interramento di linee elettriche che, è chiaramente menzionato, “si dovranno allacciare alla CP di Ferentillo” (non ancora autorizzata!).
Pertanto, tutto sembra indicare che tre interventi distinti - l’avvio dei lavori dell’elettrodotto a servizio della Cabina Primaria, la realizzazione della Cabina e i progetti degli impianti eolici - facciano parte di un unico progetto, che è stato spezzettato al fine di evitare iter autorizzatori ben più rigidi e la cui realizzazione è iniziata dall’intervento più piccolo.
Foto del Comitato Noi Amiamo Ferentillo. Scattata il 17 marzo 2026
“È urgente! Lo vuole l’Europa, lo paga il PNRR!”
L’opera occuperà circa due ettari di terreno e si inquadra negli interventi per la transizione energetica per i quali l’Europa elargisce importanti finanziamenti e semplifica l’iter burocratico per velocizzarne la realizzazione.
Il progetto è stato sottoposto a procedimento amministrativo autorizzatorio dal 2023 fino a gennaio 2024. Durante questo periodo, il Comune di Ferentillo, invitato ad esprimere i pareri in materia urbanistica, edilizia, tutela paesaggistica e dissesto idrogeologico in sede di Conferenza dei Servizi, ha deciso di non esprimersi, concedendo in questo modo, grazie al principio del silenzio assenso che vige nella Pubblica Amministrazione, il proprio consenso senza alcuna condizione o limitazione. Il procedimento, inoltre, non è stato reso pubblico alla cittadinanza e neanche ai consiglieri.
L’opera è stata autorizzata con la Determina dirigenziale n. 1889 del 20 febbraio 2024, pubblicata sul BUR – Bollettino Ufficiale Regionale – soltanto l'11 giugno 2025, più di un anno dopo la Determina e successivamente all’inizio dei lavori.
La concessione dell’autorizzazione, da parte della Regione Umbria, era stata condizionata ad una doppia ratifica della dichiarazione di “opera pubblica non altrimenti localizzabile” da parte di E-Distribuzione e del Comune di Ferentillo. E-Distribuzione ha emanato la dichiarazione, ma il Comune di Ferentillo non l’ha mai ratificata anche perché, come lo stesso assessore regionale all’ambiente Thomas De Luca ha indicato ad E-Distribuzione, esiste un diverso sito avente tutte le caratteristiche richieste dal progetto: trattasi di una zona dismessa, precedentemente adibita al tirassegno (zona che avrebbe impedito ulteriore consumo di suolo).
E-Distribuzione non ha accettato il cambio di localizzazione, adducendo tra le motivazioni, non la mancanza di requisiti, ma un risparmio economico e di tempo in quanto, rivisitando il progetto, avrebbero corso il rischio di perdere 66 mln di euro per superamento dei termini temporali del finanziamento PNRR.
Quindi i lavori sono iniziati, con il beneplacito della Regione Umbra, nonostante una delle due condizioni richieste - la ratifica del Comune di Ferentillo - non si sia verificata.
Ma cos’è che non va e perché il progetto avrebbe richiesto almeno una VIA?
L’opera ricade:
- all’interno della rete ecologica Natura 2000 come Zona a Protezione Speciale, IT5220025, per la presenza di uccelli selvatici da conservare, un’area naturalisticamente protetta al livello Europeo;
- nella “Fascia A” del Piano di Assetto Idrogeologico (PAI), zona a massimo rischio inondazione del Fiume Nera;
- nella “Zona di elevata diversità floristico vegetazionale” per il Piano Paesaggistico Regionale che definisce l’area della Valnerina ferentillese (fondovalle e prime pendici) come un “complesso paesaggistico unico non solo per il territorio umbro ma anche per quello nazionale”;
- entro le “Aree Filtro” del sistema naturale della Valnerina, importanti zone cuscinetto tra l’area del Parco Regionale del Fiume Nera ed i “Serbatoi di Naturalità” esterni ad esso, ovvero area rientrante tra “i territori di protezione esterna dei parchi” (art. 142 lett. f del D. lgs. 42/2004);
- nella Zona Sismica 1, pericolosità più elevata, come tutta l’Umbria sud-orientale;
- all’interno del percorso “Itinerario Forma Quattrini” per il cui potenziamento per aspetti naturali, rurali e turistici sono stati usati fondi pubblici a più riprese. Forma che ospita due specie autoctone (trota mediterranea, gambero di fiume) minacciate di estinzione a causa dell’inquinamento e del cambiamento climatico e oggetto di progetti di tutela;
- nella visuale di una strada e di punti di vista panoramici definiti dal Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale di Terni;
Inoltre, le opere costeggeranno:
- la strada della tappa n.9 di “La Via di Francesco”, cammino che ripercorre le strade del Santo da Assisi a Roma, itinerario che ogni anno porta fedeli e turisti internazionali nelle nostre zone e che attualmente il Ministero del Turismo “slow” sta rivalutando facendolo rientrare nel progetto “Cammini aperti” che coinvolge 5 Regioni;
- la “Greenway del Nera”, altro importante percorso naturale e turistico.
Per finire:
- nell'autorizzare la costruzione, la Regione ha imposto, tra le altre condizioni, che i lavori fossero realizzati al di fuori del periodo di nidificazione dell'avifauna, che va dal 1° aprile al 31 luglio. Con una successiva determina dirigenziale, la n. 12838 del 3 dicembre 2024, ha invece concesso una deroga, senza motivarla, alla sospensione dei lavori durante tale periodo;
- la relazione geologica di E-Distribuzione si è rivelata carente nei fatti: nell'agosto 2025 (quindi a lavori in corso), l'area di cantiere si è completamente allagata a seguito di un evento meteorologico, con la vasca di invarianza rimasta piena per giorni e tutt’ora allagata.
- malgrado l’impatto ambientale della Cabina Primaria e la negativa ricaduta sul turismo e sulle attività locali che basano la loro sopravvivenza sulle bellezze e sull’integrità del territorio, la zona è stata scelta dall’Enel, senza informare i cittadini, giovandosi della scarsa attenzione prestata in merito dagli enti territoriali, primi tra tutti il Comune di Ferentillo e la Regione Umbria.
- ci chiediamo anche se sia normale che l’Italia e l’Europa prima spendano denaro pubblico per la valorizzazione di un territorio per gli aspetti agricoli, turistici, naturalistici e di riduzione del rischio idrogeologico e poi lascino che venga deturpato con opere così impattanti.
La protesta e il muro di gomma.
Il Comitato “Noi amiamo Ferentillo” si è subito attivato per avere supporto all’opposizione al progetto e, al momento attuale, è inserito in una rete di varie associazioni e comitati.
L’associazione Italia Nostra Valnerina, il Comitato Patrimonio Valnerina e privati cittadini hanno presentato degli esposti anche alla Procura della Repubblica, al momento, senza riscontri.
Il Comitato “Noi amiamo Ferentillo” rappresentato dall’ Avv. Valeria Passeri ha presentato un esposto/diffida.
Al momento attuale, tutti i tentativi di bloccare l’opera sono risultati vani o meglio, non è mai arrivata nessuna risposta agli interessati in merito alle azioni intraprese.
Con la pubblicazione della D.D. 1889/2024 nel B.U.R. (11 giugno 2025) è venuta a conoscenza del progetto l’Associazione Amici della Terra che, sentito il Comitato e acquisiti gli atti disponibili, ha presentato ricorso al TAR il 10 settembre 2025 ovvero, come prevede la legge, entro 60 giorni dall’avvenuta pubblicazione della DD 1889.
Sei sono stati i motivi del ricorso:
1. mancata ratifica del Comune (condizione sospensiva dell'efficacia dell’autorizzazione del progetto);
2. eccesso di potere per difetto di istruttoria e omessa valutazione di alternative ubicazionali, anche in relazione al rischio idrogeologico;
3. omessa convocazione in Conferenza dei Servizi di tutte le parti interessate dal progetto;
4. eccesso di potere per illogicità e contraddittorietà manifesta delle prescrizioni ambientali;
5. violazioni di norme di diritto comunitario;
6. contrasto con normativa di tutela ambientale e paesaggistica.
Il giudizio del TAR evita di giudicare i fatti.
Il Tar dell’Umbria, con sentenza 770/2025, non è entrato nel merito della questione, ma, accogliendo l’istanza della Regione Umbria, ha dichiarato il ricorso irricevibile per decorso del termine. Il Giudice ha ritenuto che il termine per la presentazione del ricorso dovesse essere calcolato non dalla pubblicazione nel BUR, ma dall’apertura del cantiere (dicembre 2024) o, al più tardi, dal maggio 2025, data delle foto del cantiere e dello stato dei luoghi che la ricorrente ha prodotto in giudizio, sul presupposto che l’Associazione Amici della Terra non potesse non sapere dell’inizio dei lavori e avesse dunque l’obbligo a ricorrere tempestivamente senza attendere la pubblicazione sul BUR.
La supposizione è bizzarra, non solo perché l’associazione non è stata effettivamente a conoscenza dell’apertura del cantiere per lungo tempo ma soprattutto perché, in questo modo, il TAR suppone che il mestiere delle associazioni ambientaliste sia quello di ricorrere contro qualsiasi cantiere, prescindendo dal merito delle opere e dalla regolarità delle procedure. Al contrario, gli Amici della Terra si fanno vanto di opporsi consapevolmente e responsabilmente, tramite ricorso, solo alle opere ritenute illegittime per averne verificato le irregolarità nel processo di autorizzazione e un danno nella realizzazione.
Il TAR ha omesso di considerare che il ricorso non contestava solo la localizzazione dell'opera (vizio percepibile in loco), ma la legittimità procedimentale e tecnica dell'autorizzazione (vizi percepibili solo ex actis). Questi vizi non sono "visibili" in un cantiere. Per essi, il termine non può che decorrere dalla conoscenza degli atti, garantita dalla pubblicazione sul BUR. Dichiarare irricevibile l'intero ricorso significa negare giustizia su vizi che l'Associazione Amici della Terra non avrebbe mai potuto dedurre prima di leggere la Determinazione n. 1889.
La gravità della sentenza del TAR Umbria non risiede solo nel dichiarare decorsi i termini per impugnare l’atto autorizzativo, ma nel fatto che essa ha impedito lo scrutinio di illegittimità sostanziali macroscopiche. È utile richiamare brevemente cosa il TAR non ha voluto giudicare.
Innanzitutto, il provvedimento impugnato conteneva una clausola sospensiva: l'efficacia era subordinata alla ratifica da parte del Comune di Ferentillo della condizione di "opera di interesse pubblico non altrimenti localizzabile". Gli Amici della Terra sostengono che tale ratifica non sia mai avvenuta. Se vero, l'atto era inefficace. Questo vizio è documentale puro. Come poteva l'Associazione saperlo guardando il cantiere? La vista dei lavori in corso, paradossalmente, avrebbe fatto presumere che l'atto fosse efficace, inducendo in errore la ricorrente. Solo l'accesso agli atti ha svelato che si stava costruendo sulla base di un titolo inefficace.
Il rischio idrogeologico e l'allagamento si sono rivelati pericoli reali: il ricorso denunciava la collocazione dell'opera in fascia PAI A (massimo rischio idraulico). Il TAR cita l'allagamento dell'agosto 2025 come fatto dedotto dalla ricorrente. In realtà, questo evento fattuale conferma che i timori dell'Associazione per una fase istruttoria carente erano fondati. Aver dichiarato il ricorso tardivo significa permettere la continuazione di un'opera in un'area che si è già allagata durante i lavori, con rischi enormi per la sicurezza pubblica e ambientale.
6. Conclusioni
La sentenza TAR Umbria n. 770/2025 appare profondamente ingiusta e giuridicamente errata. L'obiettivo primario dell'azione legale degli Amici della Terra è stato frustrato da un formalismo che premia l'amministrazione poco trasparente (che ha atteso mesi per pubblicare l'atto sul BUR) e punisce l'associazione che ha cercato di documentarsi prima di agire.
La decisione è comunque di enorme gravità, dal momento che, se si àncora il decorso del tempo all’apertura di un cantiere o ad iniziative o articoli di stampa locale (come ha sostenuto il TAR) e non ad un momento legalmente rilevante, quale la pubblicazione nel BUR, le associazioni ambientaliste vedranno sfumare, di fatto, il loro diritto a difendere giudizialmente l’ambiente, a meno di avere una presenza sul territorio italiano almeno pari a quella della pubblica amministrazione e di procedere con ricorsi “al buio”
Solo attraverso una rigorosa contestazione della ricostruzione fattuale del TAR e un richiamo ai principi superiori di tutela effettiva, sarà possibile riportare la controversia sul binario corretto: quello dell’esame della legittimità sostanziale di un'opera impattante realizzata in spregio a vincoli ambientali e idrogeologici primari.
Per questi motivi gli Amici della Terra hanno ritenuto di procedere con un Ricorso al Consiglio di Stato, presentato il 27/12/2025. L’udienza di merito si terrà a luglio 2026.