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2026-07-16 03:36

Italia Nostra a Difesa del Paesaggio e del Patrimonio Storico e Artistico

DOCUMENTO-APPELLO

La storica associazione ha diffuso un documento di denuncia di un’azione sistematica di disarticolazione del Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio, approvato appena 20 anni fa, nel 2004, al culmine di un processo di evoluzione del pensiero, della scienza e della giurisdizione di tutela del patrimonio storico, artistico e paesaggistico del nostro Paese, in coerenza con l’art.9 della Costituzione. L’appello alla società, al mondo dell’informazione, agli schieramenti politici.

In Copertina: Istmo di Catanzaro. L’autore è l’architetto Walter Fratto, escursionista, fotografo, consigliere di Italia Nostra, prematuramente scomparso nel febbraio di quest’anno

 

Roma, 4 giugno 2026

Italia Nostra denuncia come da anni si assista ad un processo di progressivo smantellamento del corpus che ha caratterizzato nel corso del secolo scorso l'edificazione di una architettura normativa per la tutela, la conservazione, la fruizione e la valorizzazione dei beni culturali e del paesaggio, coerente al dettato costituzionale che mirabilmente aveva condensato nell'art. 9 la profondità concettuale dell'attenzione e della cura che la Nazione si impegnava ad assumere nei confronti del paesaggio e del patrimonio storico e artistico.

Durante gli anni del '900, infatti, sulla scorta di una evoluzione di pensiero che affondava le sue radici nella sensibilità rinascimentale di Raffaello, avevano preso forma pensiero, speculazione scientifica e norme giuridiche via via sempre più tra loro sinergiche che, nel 2004, avevano portato all'emanazione del Codice per i Beni Culturali e del Paesaggio, DL n.42, oggi obiettivo di una mirata azione di sistematica disarticolazione minuziosamente operata per singoli pezzi.

Numerose sono le istanze antagoniste della salvaguardia, vissuta come fastidioso intralcio ad uno sviluppo dissennato legato ad un modello di crescita senza fine che sta progressivamente devastando l'intero territorio italiano, sostituendo beni, paesaggio, cultura con metri cubi di cemento senza soluzione di continuità.

Foto di Walter Fratto


Dietro questa operazione, sono rintracciabili sempre i soliti interessi finanziari e speculativi che, facendo ricorso a consunte parole di progresso, sostenibilità, modernizzazione e semplificazione, di fatto intendono creare “rendite di posizione” e vantaggi economici a favore di pochi privatizzando il bene comune.

L'azione messa in campo si muove subdolamente su più direttrici:

  • promuovendo proposte di legge di attacco diretto a singole parti e specifici articoli del Codice 42/2004, così smantellando il carattere di unicità, omogeneità, coerenza e solidità, prime prerogative del Codice stesso, depotenziandolo nelle regole e nelle istituzioni territoriali preposte alla loro gestione, specificatamente mortificando l'azione delle Soprintendenze (proposte di legge 2606, 2529, 2230, 1429, attualmente in discussione presso le Commissioni parlamentari);
  • approvando definitivamente leggi che limitano drasticamente l'azione di presidio delle Soprintendenze sugli spostamenti di opere, innalzando il rischio di esportazione illecita, aumentando la vulnerabilità dei beni in assenza di un protocollo nazionale di sicurezza obbligatorio, favorendo l'apertura sempre più ampia alla gestione privatistica dei beni (L. 40/2026);
  • attivando vere e proprie “manovre a tenaglia” agendo su altri tavoli e su altre materie apparentemente lontane viceversa fortemente intersecate, relative alla pianificazione urbanistica, alla rigenerazione urbana, al nuovo Testo Unico per l'Edilizia, ma anche al dispiegamento incontrastato sul territorio di tecnologie come fonti per l'energia rinnovabile.

A chiudere il cerchio, dopo che un buon aiuto lo aveva già offerto, nel 2022, la modifica estensiva ma al tempo stesso foriera di possibili conflitti endo-assiologici dell'Art. 9 della Costituzione, non si può dimenticare il contributo fornito dalle ripetute riforme (solitamente autoreferenziali per ogni Ministro che si è avvicendato) dell'assetto ministeriale del MiC e delle sue strutture territoriali mediante le quali continua ad essere eroicamente garantita l'azione sul territorio, in una visione che sapientemente coniuga tutela e valorizzazione garantendo la conservazione dei beni e del paesaggio. Valga per tutte l'ultima riforma con l'incomprensibile e dissennata trasformazione e/o cancellazione delle Direzioni Generali e la separazione della Tutela dalla Valorizzazione, per limitarsi ad un unico esempio.

Foto di Walter Fratto


Ripetutamente tre gli strumenti fondamentali utilizzati come grimaldelli: la sempiterna “semplificazione” delle funzioni amministrative, il ricorso sistematico al “silenzio-assenso”, la derubricazione del parere “obbligatorio e vincolante” delle Soprintendenze mortificato a semplicemente “obbligatorio” e promuovendo il ruolo (anticostituzionale?) dell'Ente locale come decisore su materie viceversa non delegabili da parte dello Stato. Facendo perno su questi punti, costante la leva per scalzare la primazia della pianificazione paesaggistica su quella urbanistica, con il goffo tentativo di ribaltare l'ordine costituzionalmente stabilito.

A fronte di un così preoccupante scenario, Italia Nostra ribadendo la sua ferma opposizione a:

  • il ricorso alla “legge delega” su materie così centrali e determinanti per il Paese, con l'aggravante dei discendenti decreti legislativi;
  • la svalutazione delle prerogative delle Soprintendenze, presidio dello Stato sul territorio, unica Autorità competente all’esercizio della tutela in tutte le sue molteplici articolazioni;
  • il tentativo di declassamento della primazia della pianificazione paesaggistica con la finalità di renderla ancella della pianificazione urbanistica e delle scelte edilizie e costruttive;
  • lo svuotamento del potere vincolante del parere delle Soprintendenze rendendolo semplicemente obbligatorio, dunque fondamentalmente aggirabile;
  • i tentativi di profonda manomissione di singoli articoli del Codice 42/2004, disarticolando definitivamente l'unico strumento legislativo a difesa dei beni culturali e del paesaggio,

 

- impegnandosi a riportare le sopra descritte questioni all'attenzione dei cittadini, dei soggetti interessati e dell'intera opinione pubblica,

- auspicando alleanze con le altre Associazioni, gli Enti del Terzo Settore, gli Ordini Professionali, i cittadini e quanti possano essere ad ogni titolo interessati,

- sollecitando l'apertura di procedure partecipative “formali” che coinvolgano in primis il Ministero della Cultura ma anche quelli direttamente coinvolti, per le inevitabili intersezioni che le materie da loro affrontate comportano nei confronti del Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio, DL 42/2004,

- dichiarando di voler assumere ogni iniziativa, sul piano giuridico del confronto con gli Organi governativi e parlamentari, su quello delle azioni legali eventualmente necessarie, sul terreno della promozione e rilancio nei canali dell'informazione e qualsiasi altra azione ritenuta indispensabile per contrastare l'attacco indiscriminato che, con palese strategia, viene agita ai danni della Tutela, Conservazione e Valorizzazione (quella vera) dei beni culturali e del paesaggio,

chiede con forza a tutti gli schieramenti politici di aprire un serrato confronto, non oltre rinviabile, sui temi della salvaguardia del patrimonio culturale del Paese, della difesa del territorio, del mantenimento e degli eventuali adeguamenti delle architetture normative sempre nel pieno rispetto del dettato costituzionale.

Foto di Walter Fratto

Pianificazione paesaggistica e urbanistica

Dell’appello di Italia Nostra mi colpiscono particolarmente due passaggi, eccoli:

Facendo perno su questi punti, costante la leva per scalzare la primazia della pianificazione paesaggistica su quella urbanistica, con il goffo tentativo di ribaltare l'ordine costituzionalmente stabilito.
- il tentativo di declassamento della primazia della pianificazione paesaggistica con la finalità di renderla ancella della pianificazione urbanistica e delle scelte edilizie e costruttive;

Come si può pensare che le due cose siano in contrapposizione tra loro, semmai è il contrario, solo attraverso la loro sinergia si ottengono davvero dei risultati positivi nell’assetto del territorio.

Portofino, il posto più raffinato d’Italia (lo dice anche il nome), è stato costruito da pescatori.
La caletta, deliziosa, è stata modellata dalla natura, poi l’edificazione delle case lungo la linea di costa ha seguito due semplici concetti, il primo è l’aderenza edilizia, il secondo è l’essenzialità delle facciate.

Oggi le case hanno l’obbligo di distacco di almeno 10 mt l’una dall’altra, e le facciate sono un tripudio di balconi, falde di cemento, abbaini, portichetti senza nessun rispetto della nostra straordinaria tradizione costruttiva, di notevole bellezza e soprattutto mai omologata ma estremamente ricca nelle sue varianti regionali e locali.

Oggi la tutela del paesaggio impone la fascia di rispetto di 150 mt dalla riva del mare, un buon proposito, e poi però il nulla edilizio con l’unico criterio, la sciattezza, che uniforma e impoverisce l’intero paesaggio.

Penso sia arrivato il momento, e non è mai troppo tardi, di iniziare a fare le cose in modo diverso, di approvare regolamenti edilizi con meno norme, soprattutto di tipo quantitativo, e imporre nelle costruzioni una maggiore attenzione al rispetto della tradizione e della continuità edilizia per il risparmio di suolo.

Allora il paesaggio si salva da sé.