Oggi:

2020-07-14 06:02

Segnali

TERREMOTI D’ITALIA

di: 
Leonello Serva

Un altro terremoto di media magnitudo ha scosso il territorio italiano e sembra che la natura ci stia ricordando, attraverso piccoli ma significativi segnali, che il nostro territorio ha un problema enorme, quello rappresentato dal nostro Big One (di entità 1.000 volte superiore a quello ora accaduto) che può colpire molte parti del nostro territorio, alcune delle quali ad altissima densità di popolazione o di fortissima rilevanza socioeconomica. Sarebbe bene pertanto, come più volte segnalato anche attraverso questa newsletter, che iniziassimo ad ascoltare questi segnali per non farci trovare in futuro colpevolmente impreparati.

 

L’evento principale, questa volta, ha mostrato una magnitudo locale (Ml) di 5.2 ed una profondità di poco più di 5 km secondo l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) e di poco più di 10 km secondo il Servizio Geologico americano (USGS; www.usgs.gov) (è in ogni caso un terremoto della crosta superiore). La sequenza sismica, come si può notare dalla distribuzione degli aftershocks (eventi che seguono la scossa principale)  pubblicati in varie fasi temporali dall’ INGV (http://terremoti.ingv.it/it/ultimi-eventi/921-evento-sismico-tra-le-province-di-lucca-e-massa.html) e riportati in toto, alla data del 30 giugno,  in Fig. 1, mette in evidenza come esso sia associabile ad una di quelle strutture quasi ortogonali all’Appennino ben conosciute e dibattute dai geologi.

Fig.1. La sequenza sismica in Lunigiana al 30 giugno 2013. La stella rappresenta  l’evento di ML 5.2 del 21 giugno (argomento di questo articolo) mentre il quadrato rosso rappresenta il terremoto di ML 4.4 del 30 giugno. http://ingvterremoti.wordpress.com/2013/06/30/nuovo-evento-sismico-in-lunigiana-ml-4-4-alle-1640-30-giugno/

In particolare, la struttura responsabile del terremoto dovrebbe essere localizzata al bordo settentrionale del massiccio delle Alpi Apuane e dovrebbe far parte della zona di faglia nota in letteratura come North Apuane Fault Zone (N.A.F.Z. in Fig. 2). 

Fig. 2. Schema geologico (da Carmignani e Lazzarotto, 2004) e principali elementi tettonici. TM (rosa) = Unità toscane metamorfiche, TN (azzurro) = Unità toscane non metamorfiche, UL (verde)= Unità liguri. Bacini neogenici: Aulla-Olivola = AO, Barga = Bg, Castelnuovo-Garfagnana = CG, Pm = Pontremoli, Sa = Sarzana. NAFZ = North Apuane Fault Zone o zona di faglia delle Apuane settentrionali (da Mantovani et al., 2012)

 

Questa struttura sismogenetica (faglia) è di tipo transtensivo (distensivo con componente trascorrente) come ci conferma anche il meccanismo focale del terremoto di Fig. 3, sempre preso dal sito dell’INGV (il meccanismo focale ci dice come si è mossa la faglia che ha generato il terremoto).

Queste faglie transtensive con direzione da E-W a SW-NE rappresentano una caratteristica di questa fascia appenninica e collegano  le strutture sismogenetiche distensive a direzione appenninica  della Lunigiana con quelle analoghe delle Garfagnana (Fig. 2)  (entrambe simili a quelle che hanno generato il terremoto dell’Aquila nell’aprile del 2009) mentre non appaiono in relazione con  quelle compressive della Pianura Padana, anch’esse a direzione fondamentalmente appenninica e che solo un anno fa  (maggio 2012) hanno generato il terremoto di magnitudo 5.9 . Ho citato questi due terremoti anche per ricordare la lentezza della ricostruzione e quindi per riflettere su cosa potrebbe accadere se la ricostruzione dovesse interessare un’area colpita da un terremoto 1000 volte più forte di questo.

Fig.3 Meccanismo focale (a destra) del principale evento della sequenza sismica (M=5.2), desunto sulla base di 34 stazioni  della rete sismica nazionale. La faglia ha direzione E-W (zona bianca) ed il movimento all’ipocentro è stato distensivo con una componente trascorrente sinistra (transtensivo). Fonte INGV.

Nell’area di questo terremoto gli ultimi forti terremoti documentati sono quello del settembre del 1920, magnitudo stimata  6.5, ricollegabile al movimento delle strutture distensive suddette e quello dell’aprile 1837, con magnitudo stimata di  5.8, probabilmente legato alla stessa struttura degli eventi di questi giorni.

 

Bibliografia e sitologia

- Mantovani E., M. Viti, D. Babbucci, N. Cenni, C. Tamburelli, A. Vannucchi, F. Falciani,

- G. Fianchisti, M. Baglione, V. D’Intinosante, P. Fabbroni (2012) - Potenzialità sismica della Toscana e definizione di criteri di priorità per interventi di prevenzione. Regione Toscana-UniSiena, febbraio 2012. 

- INGV: http://terremoti.ingv.it/it/

- Isat, Disastri naturali. Conoscere per prevenire. Roma, 2006. http://www.amicidellaterra.it/adt/images/stories/File/downloads/pdf/Studi/Dossier_disastri_naturali.pdf