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2021-03-05 04:41

Sentenza della Corte di giustizia Ue contro la Gran Bretagna: per l’efficienza energetica, l’Iva agevolata può essere applicata solo alle case popolari

QUEL CHE C’È DA SAPERE

La Corte di giustizia dell’Unione europea ha dato ragione alla Commissione Ue nella controversia con la Gran Bretagna sull’Iva agevolata al 10% per i prodotti a risparmio energetico nel settore edilizio. Sotto accusa era la legge britannica che applica questa agevolazione sui “materiali che consentono un risparmio energetico” per tutti gli immobili residenziali. Secondo la Corte di giustizia, la norma è illegittima, perché viola la direttiva sull’Iva, dal momento che le agevolazioni fiscali possono essere applicate solo per la “cessione, costruzione, restauro e trasformazione di abitazioni fornite nell’ambito della politica sociale”, cioè alle case popolari.

La Gran Bretagna ha sostenuto che una politica di miglioramento delle abitazioni produce effetti sociali. Secondo la Corte, invece, prevedendo l’applicazione di un’aliquota Iva ridotta alla cessione e all’installazione di materiali che consentono un risparmio energetico, quali che siano le abitazioni interessate e senza distinzione delle categorie di persone che le occupano, “le misure del Regno Unito non possono considerarsi adottate per ragioni di interesse esclusivamente, né prevalentemente, sociale”.

Inoltre, la Corte ha dato ragione alla Commissione Ue anche su un altro aspetto, dal momento che la legge britannica contrasta con la direttiva europea, che prevede la possibilità di un’aliquota ridotta per le abitazioni private soltanto in caso di riparazione e ristrutturazione, escludendo comunque “i materiali che costituiscono una parte significativa del valore del servizio reso”. Secondo la Corte, invece, “i materiali efficienti sotto il profilo energetico oggetto della normativa britannica comprendono materiali che costituiscono una parte significativa del valore dei servizi resi”.

Secondo il leader dei conservatori britannici al Parlamento europeo, Ashley Fox, questa sentenza “sfida il senso comune. Le persone saranno inorridite nel vedere che l’Unione europea da una parte costringe gli Stati membri a ridurre l’anidride carbonica, mentre dall’altra emette giudizi come questo”.