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2019-08-20 17:01

Sulla riduzione delle emissioni inquinanti transfrontaliere i governi europei vanno in ordine sparso

QUEL CHE C’È DA SAPERE

Il 15 giugno, i Ministri dell’ambiente dell’Unione europea si sono spaccati sulla proposta della Commissione Ue di revisione della direttiva per la riduzione delle emissioni inquinanti transfrontaliere, nota come NEC (National Emission Ceilings), che riguarda ossidi di azoto, anidride solforosa, composti organici volatili non metanici, ammoniaca e polveri sottili (PM 2,5). In precedenza, era caduta la proposta della Commissione di introdurre nell’elenco anche le emissioni di metano, perché già incluse negli impegni europei per la riduzione dei gas serra. L’obiettivo indicato dalla Commissione Ue è ridurre le emissioni transfrontaliere al fine di dimezzare, entro il 2030, le 400 mila morti annue che vengono loro addebitate.

Le obiezioni dei vari governi riguardano principalmente il fatto se i nuovi obiettivi debbano essere vincolanti o meno. Il nostro Ministro, Gian Luca Galletti, ha parlato di discrepanza tra i dati prodotti a livello nazionale e quelli della Commissione Ue, che “non risultano realistici e andrebbero aggiornati alla luce dei dati forniti a livello nazionale e delle statistiche sui consumi della biomassa, e dell’effettiva potenzialità di riduzione nei diversi settori”. Galletti ha avvertito che “non potremo sottoscrivere impegni obbligatori di riduzione senza la certezza che questi siano raggiungibili e sostenibili”. Infatti, afferma Galletti, “gli obiettivi che fisseremo per il 2030 dovranno essere certamente ambiziosi, ma allo stesso tempo raggiungibili: questo è uno degli elementi che continua a essere problematico e a suscitare preoccupazioni. Mi riferisco in particolare agli obiettivi su particolato e ammoniaca”.

Come riferisce il sito Euractiv, la Polonia ha chiesto di spostare il raggiungimento degli obiettivi al 2040, perché l’imposizione di costi ambientali aggiuntivi potrebbe causare una recessione. L’Ungheria ha respinto l’impostazione della proposta della Commissione Ue, azzerando l’attuale discussione, per riprenderla su basi assolutamente nuove, mentre altri Stati hanno chiesto l’inserimento di clausole di revisione. Lituania, Slovacchia, Romania e Polonia vorrebbero che gli obiettivi non fossero vincolanti. Secondo la Spagna, gli obiettivi sono troppo ambiziosi per poter essere raggiunti entro il 2030, mentre la Bulgaria vorrebbe un finanziamento per poterli raggiungere.

Basandosi sul Protocollo di Göteborg dell’Onu, Gran Bretagna e Francia vorrebbero estendere la flessibilità, oggi prevista sino al 2020, fino al 2030, per poter far fronte a circostanze impreviste. Una flessibilità limitata è chiesta anche da Belgio e Svezia. La Repubblica Ceca ha presentato una propria proposta di flessibilità, che consentirebbe di compensare mancate riduzioni di un gas con maggiori riduzioni di altre emissioni. La proposta ceca è sostenuta da Ungheria, Polonia, Estonia e Repubblica Slovacca.