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2020-07-11 23:26

Il mondo dell’acciaio contro il riconoscimento della Cina come economia di mercato, si perderebbe lavoro e si importerebbe CO2

QUEL CHE C’È DA SAPERE

Il 16 febbraio, circa cinquemila persone hanno sfilato a Bruxelles, partendo dalla sede della Commissione europea, in una manifestazione che ha visto insieme imprenditori e operai dell’acciaio, per dire no al riconoscimento della Cina come economia di mercato da parte dell’Unione europea. La Cina sostiene che il riconoscimento dovrebbe avvenire automaticamente, entro quest’anno, perché ne sono passati quindici da quando Pechino è entrata a far parte dell’Organizzazione mondiale del commercio, nel 2001. Ma le opposizioni a questo riconoscimento evidenziano come ciò non consentirebbe più l’imposizione di dazi contro le importazioni di merci dalla Cina, che sono oggetto di dumping e che sono vendute a un prezzo inferiore al costo di produzione, grazie ai sussidi di Stato.

Le ragioni contrarie al riconoscimento della Cina come economia di mercato sono state riassunte nel Manifesto industriale europeo per un commercio libero e corretto, in cui si afferma che nell’Ue sarebbero a rischio fino a 3,5 milioni di posti di lavoro e andrebbero persi oltre 228 miliardi di euro del Pil annuale. Nel Manifesto si afferma anche che “le importazioni in dumping dalla Cina aumentano le emissioni di CO2, minando gli obiettivi della politica climatica europea e il sistema di scambio delle emissioni, in quanto i prodotti cinesi contengono maggiore CO2”, e quindi è necessario “garantire che il sistema di scambio delle emissioni dell'Ue non porti ad un aumento delle importazioni di CO2 da paesi come la Cina verso l'Ue, salvaguardando la competitività globale delle nostre industrie”. Secondo Geert van Poelvoorde, presidente di Eurofer, l'associazione dei produttori europei dell’acciaio, la siderurgia cinese produce in media il 43% in più di emissioni di CO2 per tonnellata, rispetto al settore europeo.

Nei giorni scorsi, Italia, Germania, Francia, Regno Unito, Belgio, Lussemburgo e Polonia hanno inviato una lettera alla Commissione europea, denunciando i rischi del dumping e delle pratiche sleali nel settore dell’acciaio, e la questione è stata messa all’ordine del giorno del Consiglio competitività del 29 febbraio, con i ministri di tutti i 28 paesi dell’Ue.