Oggi:

2020-07-07 12:31

Il governo italiano allerta l’Ue sui rischi del riconoscimento della Cina come economia di mercato

QUEL CHE C’È DA SAPERE

Il governo Italiano si è attivato nelle opportune sedi istituzionali e continuerà ad attivarsi affinché l’Ue mantenga pienamente efficace la propria capacità di difendersi dalla concorrenza sleale dei Paesi terzi, opponendosi ad ogni iniziativa volta ad indebolire la normativa antidumping comunitaria”. Lo ha affermato Il viceministro allo Sviluppo economico, Teresa Bellanova, rispondendo a un’interrogazione del M5S sul possibile riconoscimento della Cina, nell’ambito dell’Organizzazione internazionale del commercio (Omc), come economia di mercato, che, secondo il viceministro, “renderebbe più complessa e meno efficace l'imposizione di dazi antidumping per contrastare le importazioni sottocosto di prodotti cinesi, compresi quelli dell'acciaio”.

La Cina è entrata a far parte dell’Omc nel dicembre 2001 la Cina, in base ad un accordo che non la riconosce come economia di mercato e consente l’applicazione di misure antidumping da parte degli altri Paesi membri dell’Omc. Pechino sostiene che questo accordo cesserà di avere efficacia dopo 15 anni e che quindi il prossimo dicembre dovrebbe scattare automaticamente il riconoscimento della Cina come economia di mercato.

Il viceministro Bellanova ha dichiarato che la maggior parte degli Stati Ue sembra avere una posizione critica sulla concessione di questo riconoscimento alla Cina, così come ci sono timori sui possibili effetti negativi di una tale decisione sia all’interno del Parlamento europeo sia in ambiti industriali dell’Unione, all’esterno della quale sono state chiaramente manifestate le preoccupazioni del governo statunitense. In questo contesto, il presidente della Commissione europea ha adottato una posizione di cautela, chiedendo ulteriori valutazioni sull’impatto di questa eventuale decisione, rimandando ogni decisione al secondo semestre dell’anno.

La posizione prudente dell’Ue è condivisa dal governo italiano, secondo il quale non esiste alcun obbligo di riconoscimento della Cina come economia di mercato e che lo scorso febbraio aveva assunto un’iniziativa insieme a Germania e Francia, per sollecitare una valutazione dei possibili rischi da parte della Commissione Ue.

Le ragioni del mondo industriale europeo contrarie al riconoscimento della Cina come economia di mercato sono state riassunte nel Manifesto industriale europeo per un commercio libero e corretto, in cui si afferma che il venir meno dell’imposizione di dazi sulle importazioni di merci dalla Cina, che sono vendute a un prezzo inferiore al costo di produzione, grazie ai sussidi di Stato, metterebbe a rischio fino a 3,5 milioni di posti di lavoro nell’Ue, facendo perdere oltre 228 miliardi di euro del Pil annuale.  Nel Manifesto si afferma anche che “le importazioni in dumping dalla Cina aumentano le emissioni di CO2, minando gli obiettivi della politica climatica europea e il sistema di scambio delle emissioni, in quanto i prodotti cinesi contengono maggiore CO2”, e quindi è necessario “garantire che il sistema di scambio delle emissioni dell'Ue non porti ad un aumento delle importazioni di CO2 da paesi come la Cina verso l'Ue, salvaguardando la competitività globale delle nostre industrie”.