Oggi:

2021-09-22 22:23

Semplificare Sì. Ma Non per Aggredire il Paesaggio

AMICI DELLA TERRA SU DL SEMPLIFICAZIONI

di: 
Monica Tommasi

La presidente degli Amici della Terra, Monica Tommasi, è intervenuta nei giorni scorsi in audizione alle Commissioni riunite 1° Affari Costituzionali e 8° Ambiente della Camera dei Deputati nell’ambito dell’esame del decreto 77/2021 - Semplificazioni, recante “governance del Piano nazionale di ripresa e resilienza e prime misure di rafforzamento delle strutture amministrative e di accelerazione e snellimento delle procedure”. Qui il documento integrale degli Amici della Terra e la registrazione dell’intervento.

Foto di Copertina di Oreste Rutigliano, Italia Nostra

Gli Amici della Terra, insieme ad altre 15 associazioni ambientaliste e culturali, hanno promosso nei giorni scorsi la “Coalizione Articolo 9” per salvare il paesaggio e la biodiversità da uno sviluppo incontrollato di impianti eolici e fotovoltaici a terra.

Tuttavia, a differenza di altre associazioni ambientaliste, gli Amici della Terra non sono contrari in via di principio alla semplificazione amministrativa e condividono l’esigenza del DL 77/2021 di rendere più efficiente e tempestivo il funzionamento della pubblica amministrazione che oggi impedisce la realizzazione degli investimenti necessari alla modernizzazione del paese. In particolare, apprezzano che sia individuata un’ampia gamma di interventi e di impianti necessari per il raggiungimento degli obiettivi fissati dal PNIEC come, ad esempio, nuovi impianti per la produzione di energia da rifiuti, il teleriscaldamento, la cogenerazione e tutti gli interventi per la diffusione del gas e GNL nei trasporti.

Si oppongono invece con forza alla dichiarata finalità di aprire la strada alle installazioni degli impianti eolici e fotovoltaici nei territori agricoli, collinari e montani eliminando ogni valutazione e cautela da parte delle autorità preposte alla tutela del paesaggio come le Soprintendenze.  Si oppongono comunque ai propositi annunciati dal ministro di aumentare in modo spropositato la potenza da installare al 2030 (circa 70GW di potenza da installare, con un ritmo annuale di installazioni intorno ai 6.500 MW).

A differenza di altri interventi di carattere industriale o infrastrutturale, infatti, queste installazioni sono previste al di fuori delle normali pianificazioni industriali, provocando una irreversibile trasformazione dannosa per il paesaggio e la biodiversità. Sotto questo aspetto, sul decreto grava un forte sospetto di incostituzionalità, visto che la tutela del paesaggio è affermata nella prima parte della Costituzione, all’articolo 9, come il Presidente della Repubblica ha trovato il modo di ricordare autorevolmente, nelle scorse settimane.

Non è vero, come molti si ostinano a raccontare anche in Parlamento, che fino ad oggi non sia stato fatto niente per la decarbonizzazione: in particolare, quello sulle rinnovabili elettriche intermittenti è stato il più grande investimento dal dopoguerra, pari a oltre 230 miliardi e superiore a quello per la Cassa del Mezzogiorno. Questo enorme sforzo però ha prodotto, nel 2019, un contributo sui consumi finali di energia di appena il 3,7 per cento (l’eolico ha contribuito per l’1,7 per cento e il FV per il 2 per cento). Cioè, così tante risorse già spese o impegnate, contribuiscono alle riduzioni di emissioni globali di gas climalteranti solo per lo 0,03 per cento.

In relazione ai programmi annunciati dal Ministro Cingolani per il 2030, è necessario ricordare, poi, che il 70 per cento dell’energia elettrica coperta da rinnovabili (oggi stiamo al 37 per cento) corrisponde a soddisfare appena il 15 per cento dei consumi finali. L’energia elettrica, infatti, copre soltanto il 22 per cento dei consumi finali del paese e i consumi per i trasporti sono circa il 33 per cento, mentre i consumi finali di energia per usi termici sono circa il 45 per cento. A causa dell’intermittenza, gli impianti eolici e fotovoltaici non saranno di per sé sostitutivi delle fonti fossili. Centrali a gas dovranno rimanere a disposizione, pienamente funzionanti, per subentrare nell’alimentazione della rete elettrica ogni volta che le condizioni meteo lo richiederanno, con un inevitabile aggravio del costo dell’elettricità.

Dunque, per avere appena il 15 per cento di energia decarbonizzata (ma intermittente e dunque non programmabile), si provocherà la più grande trasformazione di territorio naturale in area industriale che sia mai stata fatta, rischiando così un inasprimento dei conflitti ambientali, sociali ed economici, con esiti non prevedibili. Da ultimo, gli Amici della Terra sottolineano come l’Italia contribuisca alla riduzione delle emissioni globali per l’1 per cento: senza un comune impegno da parte dei maggiori paesi emettitori, gli sforzi per ridurre le nostre emissioni sarebbero insignificanti.