SERVIZI AMBIENTALI INTEGRATI
In questo documento, l’autore, perito industriale con una lunga esperienza nel mondo delle utility, descrive un’ipotesi progettuale che potrebbe rappresentare una grande opportunità per la Sicilia, grazie ad una proposta innovativa associata ad un nuovo approccio societario. Una soluzione che da sola sarebbe in grado di dare un importante spinta positiva all’economia siciliana, migliorando allo stesso tempo l’ambiente, e fornendo un modello replicabile in contesti simili o in grandi programmi di cooperazione.
In Copertina: Immagine da https://www.viaggiareconlentezza.com/
Premessa 1: la dissalazione dell’acqua di mare
Il rilevante incremento dei fenomeni di siccità e stress idrico, che negli ultimi anni hanno interessato anche aree tradizionalmente considerate meno vulnerabili come l’Europa, hanno riportato al centro dell’attenzione il tema della produzione di acqua dolce mediante dissalazione dell’acqua marina, una tecnologia che fino agli anni Novanta anni fa rimaneva confinata prevalentemente in Medio Oriente e in Australia.
Negli ultimi decenni il settore ha registrato una crescita molto significativa. Alla fine degli anni Novanta erano operativi oltre 7.500 impianti di dissalazione distribuiti in più di 120 Paesi; oggi si stimano almeno 16.000 in 177 Paesi, con una capacità produttiva in costante aumento.
In Europa, il Paese che fa maggior ricorso alla dissalazione è la Spagna, dove risultano operativi circa 750–800 impianti, concentrati soprattutto lungo le coste mediterranee e nelle isole.
Per dissalare l'acqua del mare vi sono vari metodi. Il più utilizzato si basa sull'evaporazione o la distillazione dell'acqua, tecnicamente denominato "evaporazione rapida a più stadi". Un altro metodo è la filtrazione per osmosi inversa che sta prendendo piede in special modo in Europa, soprattutto per gli enormi costi energetici del metodo con evaporizzatori.
Nel nostro caso, ci soffermeremo sul primo metodo che prevede che l'acqua marina, venga riscaldata a circa 120°, e fatta transitare in una camera pressurizzata da una pressione di poco inferiore a quella del punto di ebollizione dell'acqua. A questa pressione ridotta, parte dell'acqua evapora rapidamente e si condensa, quindi produce acqua dolce.
Con questo metodo, nonostante i miglioramenti della tecnica, convertire l'acqua del mare in acqua dolce rimane ancora oggi molto costoso, soprattutto perché richiede grandi quantità di energia: l'acqua dolce ricavata attraverso la desalinizzazione è ancora tre o quattro volte più costosa di quella captata dai pozzi ed è più costosa di quella prodotta con la filtrazione.
A causa degli elevati costi, gli impianti di desalinizzazione sono più numerosi nei paesi che possono permettersi di pagare un costo di produzione elevato, come, per esempio, le regioni povere di acqua, ma ricche di petrolio, del Golfo Persico. Infatti, l'Arabia Saudita è il maggior produttore mondiale di acqua dolce desalinizzata seguita da Stati Uniti, Kuwait, Australia ed Emirati Arabi.
Una soluzione costosa, peraltro, con un risultato non ottimale perché le qualità organolettiche sono insoddisfacenti sia per l’uso umano che irriguo, tant’è che si devono aggiungere sali aumentando ulteriormente i costi di produzione. Questo senza considerare i problemi di smaltimento della salamoia (ma questo problema vale anche con la filtrazione).
Premessa 2: i termovalorizzatori
Il rifiuto dei termovalorizzatori non è solo un fenomeno italiano. Anche in altri Paesi Europei, la pressione degli ambientalisti per chiudere gli impianti esistenti è molto forte ritenendo che non siano necessari in special modo quelli che si limitano all’incenerimento dei rifiuti senza il recupero del calore e di energia.
La contrarietà all’inceneritore è comprensibile, non così quando il rifiuto contribuisce a produrre energia e calore per la comunità in sostituzione di altri sistemi inquinanti. Peraltro, una produzione energetica anche notturna e in assenza di vento o sole. Un approccio usuale in Nord Europa, dove quasi tutti gli impianti sono collegati alla rete del teleriscaldamento, abbattendo così la produzione di gas clima alteranti.
La proposta: un approccio sistemico
La proposta prevede che la produzione di acqua dolce e lo smaltimento dei rifiuti vengano gestite all’interno di un sistema integrato con impianti tecnologici al servizio del territorio siciliano.
In sintesi, l’ipotesi di lavoro è di realizzare un termovalorizzatore che brucia i rifiuti. L’energia elettrica e quella termica vengono destinate ad un impianto di desalinizzazione che in questo modo potrà produrre acqua dolce a costi decisamente inferiori perché fruisce del calore “gratuito” del termovalorizzatore ed utilizzerà l’energia elettrica prodotta dallo stesso impianto.
Una soluzione concettualmente semplice che viene ulteriormente valorizzata integrando un impianto di depurazione delle acque fognarie della città mixando le acque depurate con le acque dolci del dissalatore. In questo modo avremo un’acqua perfetta per uso irriguo e, dopo il trattamento, anche per uso umano.
Una soluzione ancora più interessante dei termovalorizzatori allacciati alla rete del teleriscaldamento in Nord Europa e in alcune città italiane, perché:
La collocazione
L’ottimizzazione proposta ha una ulteriore validità concettuale se gli impianti vengono realizzati vicino a grandi città, riducendo i tempi (ed i costi) logistici per il trasporto dei rifiuti e fornendo all’agglomerato urbano l’acqua dolce.
Se poi si riuscisse a realizzare i due impianti vicino ai depuratori delle città, la virtuosità tecnica economica e ambientale verrebbe accentuata miscelando le acque del desalinizzatore con quelle depurate, in modo da dare un prodotto organolettico adatto all’agricoltura.
La soluzione societaria
L’ipotesi di lavoro sarebbe quella di costituire una newco mista con la maggioranza del capitale nelle mani di enti e utility siciliani ma cogestita con utility del centro nord che hanno competenza ed esperienza nei termovalorizzatori. Di fatto, mantenendo salda la maggioranza del capitale ad enti pubblici, avremmo un impianto del territorio per il territorio, ma gestito in modo industriale.
Il dimensionamento dell’impianto
Il dimensionamento dell’impianto è una articolata valutazione che dovrà tener conto dello spazio disponibile (possibilmente aree dismesse), del fabbisogno di acqua e dei rifiuti da smaltire.
Il dimensionamento influenzerà ovviamente il costo dell’opera, per cui è opportuno delineare il bacino di riferimento visto che, essendo l’integrazione di tre impianti (termovalorizzatore, desalinizzatore, impianto di depurazione), non sarà ampliabile ma solo replicabile.
In ogni caso si deve studiare una soluzione che dia la massima quantità di acqua dolce possibile.
Ambientazione
Gli impianti dovrebbero rappresentare un esempio a livello nazionale per l’ambientazione, inteso non solo come contenimento dell’impatto visivo, ma proprio come un edificio da ammirare. Peraltro, è possibile, confermando una modalità nata nel Nord Europa, realizzare piste da sci artificiali sui due impianti, come fatto in Danimarca con una tecnologia italiana. Sia Palermo che Catania potrebbero avere due piste da sci, una per gli adulti sul termovalorizzatore ed una per i più piccoli sul desalinizzatore.
Tuttavia, solo una progettazione puntuale potrà delineare la soluzione ottimale anche per l’ambientazione. Qui è rappresentato il progetto di un impianto di desalinizzazione sul mare in Spagna (individuata in internet):

Il rendering qui riportato è uno studio per un termovalorizzatore pensato vicino al mare, trovato sempre in internet:

Ovviamente, anche grazie alla disponibilità di acqua dolce, l’intera area sarà un’area verde con prati e alberi. Non solo: ogni anno una piccola percentuale degli utili potrà essere destinata per consolidare il verde nella zona con nuove alberature, prati, parchi come compensazione ambientale. Una percentuale che si potrà destinare evidentemente solo se sarà garantita la redditività del progetto o se ci sarà il supporto finanziario dello Stato o della Regione per la costruzione.
I costi
Il progetto così articolato avrebbe costi rilevanti, nell’ordine di centinaia di milioni, trattandosi di due impianti importanti e con una significativa ambientazione. Un investimento che richiederebbe, almeno in parte, finanziamenti pubblici coerenti con l’importanza dell’iniziativa ed i benefici per la Sicilia e considerando che i benefici prodotti compenserebbero in tempi relativamente brevi il finanziamento.
La fondazione
Come usuale per le grandi aziende, grazie agli utili della newco e sfruttando i benefici fiscali, si potrà costituire una fondazione che potrà essere dedicata alla ricerca soprattutto sul tema della salamoia, ma anche sul trattamento dei rifiuti e sui temi dell’acqua. Un approccio, anche questo, innovativo ma già sperimentato dalle utility del Nord Italia.
La ricerca e le tecnologie per la salamoia
Con l’aiuto delle università siciliane si potrà avviare un percorso di sviluppo di nuove tecnologie per lo smaltimento della salamoia da cui si può recuperare magnesio, litio, bromo e cloruro di magnesio. Si potrà anche sviluppare l’acquacoltura di specie tolleranti al sale. Queste ricerche potrebbero essere, almeno in parte, finanziate dalla fondazione. Un approccio che potrà diventare un’opportunità di business per esportare la tecnologia siciliana nel mondo.
Tariffe rifiuti e PIL regionale
Il progetto avrebbe un ulteriore vantaggio: ridurrebbe le tariffe di smaltimento dei rifiuti, come sta avvenendo nelle regioni settentrionali, e questo non solo aiuterebbe i cittadini ma anche il sistema economico dell’isola. Il progetto così formulato rappresenta una grande opportunità per la Sicilia intera perché, visto l’investimento e lo sforzo progettuale, la sua realizzazione avrebbe un effetto diretto sul PIL regionale e, indirettamente, potrebbe avere effetti su tutto il Paese, grazie alla sua replicabilità in altre regioni.
Piano Mattei
Una proposta così formulata sarebbe adeguata anche per molti territori del Nordafrica che soffrono problemi di scarsità idrica e, allo stesso tempo, non hanno risorse energetiche da sfruttare, si pensi ad esempio alla Tunisia e alla sua capitale Tunisi. L’impianto potrebbe rappresentare una grande opportunità di crescita e di miglioramento ambientale sul territorio, perfettamente in linea con gli obiettivi del piano Mattei.
Replicare il progetto sopradescritto in paesi africani potrebbe vedere la partecipazione delle nostre aziende che costruiscono impianti e per quelle che li gestiscono. La Sicilia potrebbe diventare il punto focale di questo modello, con i suoi impianti e le sue università.