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2026-08-26 02:20

Cambiamenti climatici: la seconda parte del 6° rapporto IPCC

QUEL CHE C'È DA SAPERE

Il 28 febbraio l’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) ha pubblicato la seconda parte del Sesto Rapporto di valutazione sui cambiamenti climatici (AR6), la cui prima parte era uscita ad agosto 2021.

Il nuovo rapporto sostiene che i danni e le perdite negli ecosistemi che il cambiamento climatico sta provocando sono anche più gravi di quanto era stato stimato nei precedenti rapporti. Gli eventi meteorologici e climatici estremi hanno esposto milioni di persone a una grave insicurezza alimentare e a una ridotta sicurezza idrica. Inoltre, i cambiamenti climatici hanno influito negativamente sulla salute fisica delle persone a livello globale. Le ondate di caldo si sono intensificate nelle città, dove hanno anche aggravato gli eventi di inquinamento atmosferico. Secondo il rapporto, la vulnerabilità degli ecosistemi e delle persone ai cambiamenti climatici varia sostanzialmente tra regioni in base a fattori socioeconomici e politici: hanno un'elevata vulnerabilità ai rischi climatici le regioni con notevoli vincoli di sviluppo, con povertà, governi instabili, o conflitti violenti.

Secondo l’IPCC, le azioni che limitino il riscaldamento globale a 1,5°C ridurrebbero le perdite e i danni legati ai cambiamenti climatici, previsti a livelli di riscaldamento più elevati, ma non possono eliminarli del tutto. Il rapporto rileva che sono già in atto strategie di adattamento efficaci in molte regioni, ma che non sono equamente distribuite, è ancora troppo ampio il divario registrato tra gli interventi pianificati e quelli effettivamente implementati e che, nella maggior parte dei casi, sono progettate per rispondere ai rischi a breve termine. Occorre invece definire, secondo l’IPCC, una strategia di sviluppo climaticamente resiliente tramite la cooperazione tra governi, società civile e settore privato, compiendo scelte di sviluppo inclusive che danno priorità alla riduzione del rischio, alla parità e alla giustizia, tenendo sempre a mente l’impatto sul lungo termine delle azioni di mitigazione e di adattamento, per evitare misure che possano rivelarsi controproducenti sul lungo termine.