ACQUE DI BALNEAZIONE
Il grande patrimonio costiero dell’Italia è una meta ambita da tutti i vacanzieri europei (e non solo): è importante che la qualità delle acque di balneazione sia all’altezza di questa fama. Le norme esistono e il sistema di monitoraggio è fra i più avanzati d’Europa. Ma nessun sistema può funzionare al meglio se cittadini e amministratori restano inconsapevoli del proprio diritto all’informazione.
In Copertina: Immagine dal Portale Acque del Ministero della Salute
L’Italia è spesso definita la “spiaggia d’Europa”, per l’enorme patrimonio costiero, la varietà dei paesaggi marini e l’altissima frequentazione turistica di ben 8.300 chilometri di costa. Di questi, 6.242 chilometri sono monitorati attraverso uno dei più estesi sistemi di controllo delle acque di balneazione del continente e 5.926 chilometri, pari al 94,9% della costa monitorata, sono classificati di qualità eccellente, la categoria più alta prevista dalla normativa europea.
Questi numeri descrivono uno dei più grandi e articolati sistemi pubblici di monitoraggio ambientale esistenti in Europa. Ogni tratto di costa destinato alla balneazione è identificato ufficialmente, monitorato periodicamente e classificato secondo precise norme europee e nazionali.
Eppure, nonostante questo enorme apparato tecnico e normativo, la quasi totalità dei cittadini italiani ignora un fatto fondamentale: ogni spiaggia monitorata possiede un nome ufficiale, un punto preciso di campionamento e una classificazione sanitaria pubblica consultabile da chiunque.
Non lo sanno i cittadini. Spesso non lo conoscono nemmeno molti amministratori locali. Lo ignorano numerose associazioni, comitati civici e perfino operatori turistici che parlano continuamente di tutela e valorizzazione del mare. Ed è proprio qui che emerge uno dei grandi paradossi italiani: abbiamo norme avanzate sulla qualità delle acque, ma una cultura dell’informazione ambientale ancora molto debole.
Un sistema regolato dalla normativa europea
La gestione delle acque di balneazione non è affidata all’improvvisazione. È disciplinata dalla Direttiva europea 2006/7/CE, recepita in Italia dal Decreto Legislativo n. 116 del 2008, che ha introdotto criteri rigorosi per il monitoraggio, la classificazione e l’informazione al pubblico. La normativa stabilisce che:
I controlli vengono effettuati attraverso analisi microbiologiche basate principalmente sulla presenza di Enterococchi intestinali ed Escherichia coli, indicatori utilizzati per valutare eventuali contaminazioni fecali e possibili rischi sanitari.
Le analisi sono svolte con frequenza almeno mensile durante la stagione balneare, secondo calendari ufficiali di monitoraggio predisposti dalle Regioni e caricati sul Portale Acque del Ministero della Salute.
Il punto che quasi nessuno conosce
La parte più sorprendente della normativa riguarda però il punto di campionamento. La legge stabilisce infatti che il monitoraggio debba essere effettuato nel punto ritenuto più significativo dell’area di balneazione: quello con maggiore afflusso di bagnanti oppure con il rischio più elevato di inquinamento.
Questo significa che ogni tratto di costa monitorato possiede coordinate precise e un’identità amministrativa ufficiale, un punto di campionamento georeferenziato e una classificazione sanitaria aggiornata annualmente: una vera e propria mappa ufficiale e pubblica del mare italiano e delle sue spiagge, consultata da istituzioni, tecnici e organismi europei per monitorare la qualità delle acque e orientare gli interventi di tutela. Eppure, la maggior parte dei cittadini non sa nemmeno che esista. Quasi nessuno conosce:
La realtà è che la quasi totalità degli amministratori pubblici, di molte associazioni ambientaliste e degli stessi cittadini ignora il nome ufficiale attribuito per legge a ciascun tratto di costa e utilizzato da Comuni, Regioni, ARPA, Ministero della Salute e Unione Europea nella documentazione ufficiale sulle acque di balneazione.
Una disinformazione diffusa che trasforma i cittadini in spettatori inconsapevoli di un sistema che invece dovrebbe essere pienamente trasparente e partecipato.
Il contributo scientifico di ISPRA
Le stesse indicazioni tecniche dell’ISPRA evidenziano quanto sia fondamentale conoscere nel dettaglio le caratteristiche di ciascuna acqua di balneazione. ISPRA ricorda infatti che la Direttiva Balneazione 2006/7/CE segue “un approccio basato sulla prevenzione” e mette in evidenza “la necessità di caratterizzare le pressioni che ricadono all’interno del profilo di ciascuna acqua di balneazione”. Inoltre, sottolinea che tali informazioni sono “basilari per valutare ed indirizzare le migliori misure di gestione da adottare per la tutela dell’ambiente e della salute umana”. Infatti, la qualità delle acque di balneazione può essere influenzata da numerose sorgenti di inquinamento: scarichi urbani, attività agricole, aree industriali, reticoli idrografici, dilavamento superficiale e pressioni esercitate lungo le aree costiere.
Secondo ISPRA, inoltre, la qualità delle acque marine è spesso strettamente collegata a quella dei corsi d’acqua e dei bacini idrografici che sfociano in mare, evidenziando il ruolo delle cosiddette “fonti diffuse” di inquinamento, spesso più difficili da individuare rispetto agli scarichi puntuali.
Per questo motivo, conoscere il nome ufficiale di ogni tratto di costa e il relativo punto di monitoraggio non rappresenta un dettaglio burocratico, ma il presupposto indispensabile per comprendere quali pressioni ambientali insistano realmente su quell’area e quali interventi siano necessari per proteggerla.
L’obbligo di informare i cittadini
La normativa europea e italiana non si limita a imporre i controlli. Impone anche la comunicazione pubblica. Le autorità competenti devono rendere disponibili ai cittadini:
Dal 2012 i Comuni hanno inoltre l’obbligo di installare, in prossimità delle spiagge, cartelli facilmente accessibili contenenti informazioni chiare sulla qualità delle acque, sui punti di monitoraggio e sugli eventuali rischi ambientali.
La normativa prevede perfino simboli grafici ufficiali europei per identificare le diverse classi qualitative delle acque e i casi di divieto o balneazione sconsigliata. Eppure, basta passeggiare lungo gran parte delle coste italiane per rendersi conto che questi obblighi spesso vengono assolti in modo minimale, poco visibile o addirittura ignorati.
Il diritto alla conoscenza ambientale
La qualità delle acque non è soltanto una questione tecnica o sanitaria. È un tema di democrazia ambientale. Un cittadino informato può:
Al contrario, l’assenza di informazione genera superficialità, disinteresse e propaganda. Così si continua a discutere genericamente di “mare pulito”, “bandiere blu” o “valorizzazione turistica”, mentre quasi nessuno sa realmente dove vengono fatti i controlli, quali siano le criticità strutturali delle coste e quali siano le pressioni ambientali che incidono sulla qualità delle acque.
Il Portale Acque: uno strumento da usare
Il Ministero della Salute ha realizzato da anni il “Portale Acque”, un sistema informativo pubblico che permette di consultare:
L’obiettivo dichiarato è quello di garantire informazioni chiare e aggiornate in tempo reale e favorire la partecipazione dei cittadini.
Tuttavia, questo strumento resta ancora poco conosciuto dal grande pubblico, raramente promosso dalle amministrazioni locali e quasi assente dal dibattito mediatico nazionale. Così come resta poco conosciuto il Portale dell’Unione europea Bathing water quality.
Conoscere il mare per poterlo difendere
Se oggi chiedessimo a sindaci, assessori, associazioni ambientaliste e cittadini il nome ufficiale dell'area di balneazione in cui si trovano e il punto esatto in cui vengono effettuati i prelievi delle acque, quanti saprebbero rispondere correttamente?
La tutela del mare non può ridursi a slogan estivi, campagne pubblicitarie o narrazioni turistiche. Difendere davvero le coste italiane significa innanzitutto costruire una cultura della conoscenza ambientale diffusa. Perché nessuno può pretendere trasparenza su ciò che non conosce. E nessuno può difendere davvero il mare se ignora perfino il nome ufficiale della spiaggia che frequenta, il punto in cui vengono effettuati i controlli e le criticità che ne possono compromettere la qualità.
La qualità del mare si misura con le analisi. La sua tutela comincia dalla conoscenza. Perché il primo passo per difendere il mare non è parlarne. È conoscerlo.