Oggi:

2026-09-09 11:47

“Termovalorizzatore? Non Sia Mai. Ampliamo la Discarica di Orvieto Invece!”

GESTIONE DEI RIFIUTI IN UMBRIA

di: 
Antonio Massarutto

Il commento sconsolato dell’autore, noto esperto di rifiuti e docente di Economia Pubblica all’Università di Udine, sul prevedibile esito delle politiche della Giunta regionale umbra che, dopo essersi affrettata a cancellare il progetto di termovalorizzazione in nome dell’economia circolare, ora torna a proporre l’ampliamento della discarica di Orvieto.

In Copertina: Dalla discarica di Orvieto, foto Monica Tommasi

 

“Un termovalorizzatore in Umbria? Non sia mai! Chi può ancora pensare di utilizzare questa tecnologia del secolo passato, in un mondo che si avvia alla soluzione finale del problema rifiuti, riciclandoli tutti o meglio ancora riutilizzando la materia all’infinito? Bruciare i rifiuti, ossia distruggere preziosa materia, quando dietro l’angolo c’è il futuro radioso dell’economia circolare? Come si può solo pensare a una cosa simile?

“Ci vuole ben altro, signora mia.

“Introduciamo il vuoto a rendere per tutti gli imballaggi: la gente non chiede altro che poterli restituire ai venditori e andare a fare la spesa con le proprie vaschette. Obblighiamo i produttori a vendere le merci solo ed esclusivamente in imballaggi riutilizzabili. Mettiamo al bando la plastica.

“Prendiamo esempio dal Veneto, facciamo anche noi raccolte porta a porta iperselettive, dai pannolini ai tappi di bottiglia, e vedrete che il rifiuto residuo scomparirà.  Come dite, non è vero che scompare? Lo ritroviamo negli scarti degli impianti di selezione? Ma quelli sono rifiuti speciali, dunque un problema di qualcun altro. Ci pensi l’industria a gestirli, visto che è lei che li ha prodotti.

“Dite che non esistono paesi al mondo che abbiano ridotto l’uso delle discariche senza ricorrere all’incenerimento? Non è vero: guardate la Slovenia, che non ha nemmeno un impianto eppure ha già raggiunto l’obiettivo di ridurre il conferimento in discarica al di sotto del 10%, previsto dalle norme europee. E nel resto d’Europa gli inceneritori li chiudono, mentre noi ne vorremmo realizzare di nuovi?

“E l’inquinamento? Dite che quello no, gli impianti moderni non inquinano più, non ci sono più gli inceneritori di una volta? Ma chi si fida dei dati? E la diossina, che solo a nominarla fa paura? Dite che non ci sono prove che provenga proprio dagli inceneritori, che ci sono mille altre fonti? E perché rischiare aggiungendone un’altra?  Quelli di oggi inquinano meno del traffico urbano, dite? Ma perché aggiungere un’altra fonte di inquinamento, se c’è già il traffico urbano? E, a proposito di traffico urbano, avete pensato a quanti camion carichi di rifiuti andranno e verranno dal termovalorizzatore?

“Ma la CO2? Lo sapete che i termovalorizzatori emettono CO2, tanto che l’UE vuole assoggettarli al sistema ETS? E voi vorreste un impianto che emette altra CO2, con i ghiacciai che si sciolgono e la siccità e le bombe d’acqua che ci devastano a giorni alterni?

“Dite che produce energia e calore? Se è per quello, bastano altri millemila pannelli fotovoltaici per produrre la stessa quantità di energia.

“E le microplastiche? E le polveri ultrasottili? Dite che non ci sono studi che dimostrino che siano gli inceneritori a emetterle nell’ambiente? Ma appunto, non ci sono studi, quindi non si sa, e poi, noi non ci fidiamo di quello che ci dicono. E il costo? Avete idea di quanto costa un impianto di incenerimento, quando riciclare non costa niente, tanto che ci riducono la TARI se ricicliamo di più?

“E le ceneri? Lo sapete che negli inceneritori i rifiuti non vengono distrutti, ma trasformati in cenere, che quindi dovrà poi essere smaltita? Come dite? Che viene in gran parte recuperata come additivo per i materiali da costruzione? Sempre smaltimento, comunque non è riciclo; infatti, l’UE non ce lo lascia conteggiare ai fini del raggiungimento dell’obiettivo del 65%.”

Fu così che la Regione Umbria, dopo aver dato ascolto ai tanti pifferai che facevano questi e molti altri simili discorsi, decise di togliere dal piano regionale dei rifiuti l’ipotesi di un termovalorizzatore, proclamando che di lì a poco i suoi cittadini sarebbero diventati campioni mondiali di Rifiuti Zero.

Pronosticare come andrà a finire non è difficile. Si accettano scommesse. Il buon giorno si vede già dal mattino. Siccome anche oggi l’economia circolare arriverà domani, per accogliere i rifiuti che non verranno trattati nel termovalorizzatore e che i cittadini umbri si ostinano a continuare a produrre e non si riescono a riciclare, è in arrivo una soluzione, non del secolo passato ma di tempi ancora precedenti: una bella discarica, questa sì innovativa e in armonia con i principi europei.

Tra una pala eolica e l’altra, infatti, la Regione ha già messo le mani avanti, decidendo di ampliare la discarica di Orvieto. Vedrete che un’altra giunta regionale riuscirà ad arrivare a fine mandato con il cerino ancora acceso in mano, pronta a passarlo alla giunta successiva. Cala – per ora – il sipario.

Fonte: Provvedimento autorizzatorio unico regionale (PAUR) per l'ampliamento della discarica in esercizio presso il polo impiantistico Orvieto Ambiente in località Pian del Vantaggio - Orvieto (TR)


Non mi resta che attendere serenamente la shit-storm che questo articolo certamente mi attirerà addosso (ci sono abituato). Avanti il prossimo (ogni riferimento alla Regione Toscana e ai suoi farneticanti progetti di “ossicombustori” non è per niente casuale).

Quanto alla Slovenia, non credete alle balle che vi dicono i guru rifiutozeristi. In Slovenia, è vero, non ci sono termovalorizzatori (ancora per poco: è in fase di autorizzazione un impianto che lavorerà sui residui non riciclabili della capitale, Lubiana). Ma finora non è che i rifiuti non riciclabili se li siano mangiati. Li hanno semplicemente esportati come combustibile nei paesi limitrofi. Quel che ogni regione italiana, in fondo, ha imparato a fare, più o meno di nascosto, fin dai tempi in cui c’era ancora la lira, si fumava nei locali pubblici e l’emergenza-rifiuti era un privilegio dei soli milanesi. Pur di non pronunciare nemmeno l’impronunciabile parolaccia.

Resta vero e inoppugnabile un dato: non esiste – ripeto: non esiste – paese al mondo che sia riuscito finora a eliminare il residuo, riciclando tutti i rifiuti, nemmeno intendendo il riciclo in senso molto largo, includendovi ogni forma di recupero di materia. Un 25-35% di incenerimento c’è in tutti i paesi avanzati, a cominciare da quelli che in Europa prendiamo sempre come esempio di virtuosità ambientale: Olanda, Germania, Danimarca, Svizzera. Ma noi siamo italiani, che diamine. Quando quelli erano ancora sugli alberi, noi eravamo già …