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2026-09-09 11:47

Gas: stoccaggi europei più bassi, ma nessun rischio immediato per le forniture

QUEL CHE C'È DA SAPERE

Il 3 settembre si è riunito il Gas Coordination Group, al quale partecipano rappresentanti della Commissione europea e degli Stati membri. Dall’incontro è emerso che, nonostante i livelli di riempimento degli stoccaggi siano sensibilmente inferiori rispetto agli anni precedenti, non vi sono al momento rischi immediati per la sicurezza degli approvvigionamenti dell’Unione europea.

Il 3 settembre, secondo i dati dell’Aggregated Gas Storage Inventory di Gas Infrastructure Europe, gli stoccaggi europei risultavano pieni per circa il 66% della capacità complessiva, un livello nettamente inferiore a quello registrato nello stesso periodo degli ultimi anni. La situazione varia però sensibilmente tra i diversi Paesi, con Germania e Paesi Bassi più indietro nel riempimento e Italia, Francia e Spagna in condizioni relativamente migliori.

Secondo la Commissione, nonostante le riserve più contenute, il sistema europeo del gas è oggi più preparato rispetto alla crisi energetica del 2021-2022. Negli ultimi anni l’Unione ha diversificato maggiormente le proprie fonti di approvvigionamento, ampliato la capacità di importazione di gas naturale liquefatto e ridotto la domanda. Sulla base delle attuali proiezioni, gli stoccaggi e le forniture disponibili dovrebbero quindi garantire un livello adeguato di preparazione per l’inverno.

La situazione resta comunque caratterizzata da una forte incertezza. Le elevate temperature estive hanno accresciuto il consumo di gas per la produzione di elettricità, mentre le tensioni in Medio Oriente e l’interruzione della produzione di GNL in Qatar continuano a influenzare i mercati internazionali. La minore convenienza economica delle iniezioni estive rispetto alla vendita immediata del gas ha inoltre rallentato il riempimento degli impianti in diversi Paesi.

La situazione si è accompagnata a una marcata volatilità delle quotazioni all’ingrosso. In Italia, ARERA ha comunicato che ad agosto il prezzo della sola materia prima per i circa 2,3 milioni di clienti ancora nel Servizio di tutela della vulnerabilità è salito a 64,15 euro per MWh. La spesa complessiva dell’utente tipo è così aumentata del 6,9% rispetto a luglio.