RISORSE STRATEGICHE
La fluorite è un tassello poco noto ma indispensabile del nostro futuro e ci riguarda da vicino per il ruolo strategico europeo della miniera di Silius, in Italia. La Mineraria Gerrei che rappresenta un riferimento di gestione ambientale, di produzione efficiente e di integrazione sociale nel territorio, ha presentato il progetto di attività alla XVII Conferenza per l’efficienza energetica.
In Copertina: il sito della miniera di fluorite a Silius
Immaginate l’industria delle batterie come una cucina industriale. In ogni pietanza che viene cucinata, sia carne o verdura, c’è un ingrediente indispensabile, il sale. Senza sale l'intero processo di cottura viene vanificato. Ora, se alla carne o alla verdura sostituite il litio o il nichel scoprirete che il sale del nostro paragone è la fluorite, un minerale un tempo considerato di nicchia, oggi diventato una risorsa strategica fondamentale per la transizione energetica e la sovranità tecnologica.
Oggi, i paesi stanno lottando non solo per avere il sale/fluorite, ma per possedere la miniera che lo produce, temendo che solo chi controlla la saliera/miniera possa decidere chi può sedersi al tavolo della tecnologia futura.
La fluorite, o fluoruro di calcio (CaF2), sta emergendo come uno dei pilastri più critici e meno compresi della transizione energetica globale. Il suo valore strategico non risiede nel minerale grezzo, ma in ciò che permette di creare: il suo uso principale è la produzione di acido fluoridrico (HF), un precursore chimico da cui derivano composti chiave per settori che spaziano dai prodotti farmaceutici e agrochimici fino alle tecnologie più avanzate.
Storicamente utilizzata come fondente nella metallurgia dell'acciaio e dell'alluminio, la sua importanza si è spostata verso la chimica fine, dove funge, nella sua forma di più alta qualità, da precursore unico per l'acido fluoridrico, essenziale per la produzione di semiconduttori, refrigeranti a basso potenziale di riscaldamento globale (GWP) ma, soprattutto, di batterie agli ioni di litio.
Il crescente ruolo delle batterie agli ioni di litio nella domanda di fluorite. Fonte: Project Blue.
Il mercato globale, stimato intorno ai due miliardi di dollari nel 2024, è proiettato verso una crescita significativa, stimata a oltre 3,3 miliardi di dollari entro il 2033. Tuttavia, questa traiettoria di crescita deve confrontarsi con un cambiamento paradigmatico fondamentale: l'esaurimento delle riserve cinesi di alta qualità e la conseguente necessità di identificare sostituti nell'offerta e nuove fonti estrattive non convenzionali.
Il Supply Crunch cinese.
Per decenni, la Repubblica Popolare Cinese ha esercitato un'egemonia quasi assoluta sulla produzione mondiale di fluorite con una quota di circa il 60%. Questa posizione dominante è stata costruita su un vasto patrimonio di risorse concentrate nelle province di Hunan, Zhejiang, Jiangxi e nella Mongolia Interna. Tuttavia, l'analisi delle riserve residue suggerisce un quadro di imminente scarsità: ai tassi di estrazione attuali, si stima che la Cina possieda circa dieci anni di riserve estraibili, un dato che ha innescato un'aggressiva politica di conservazione delle risorse e di consolidamento industriale.
In Cina, dal 2019, è in atto una transizione che l’ha portata a trasformarsi da esportatore a importatore. Pertanto, Pechino sta adottando una strategia di lungo termine per preservare la propria fluorite per applicazioni interne ad alto valore aggiunto, tagliando le esportazioni e aumentando drasticamente le importazioni, specialmente dalla Mongolia. Le autorità cinesi hanno imposto dazi del 20% e rigorose ispezioni di sicurezza che hanno causato la chiusura di numerose miniere inefficienti, contraendo ulteriormente l'offerta globale e spingendo i prezzi al rialzo.
Tuttavia, se Sparta piange Atene non ride: dopo essere stati il principale produttore mondiale di fluoro fino alla metà degli anni '50 oggi la combinazione di assenza di produzione interna e gli alti livelli di consumo hanno reso gli Stati Uniti il principale importatore di fluoro al mondo, in tutte le sue varie forme.
Principali produttori di fluorite nel 2024. Dati sulla produzione mineraria: USGS.
Il “nazionalismo delle risorse”.
Molti paesi produttori stanno abbandonando l'esportazione di minerale grezzo per imporre lo sviluppo di industrie di raffinazione domestiche: il Vietnam ha imposto un divieto totale sulle esportazioni di fluorite grezza nel 2024, richiedendo che il minerale venga trasformato in loco in acido fluoridrico o fluoruro di alluminio. Anche Kenya e Nigeria hanno adottato politiche che vietano l'esportazione di grezzo senza una preventiva lavorazione nazionale. Il Messico ha rivisto il proprio codice minerario per dare priorità all'aggiunta di valore interno, aumentando i dazi sull'esportazione dal 15% al 25% alla fine del 2023. Il Sudafrica ha implementato un modello di doppia tariffazione nel 2024, riservando il 40% della fluorite estratta alle raffinerie locali a prezzi sovvenzionati.
La Mongolia, che possiede la quarta riserva mondiale di fluorite, sta rendendo la gestione politica di queste risorse una priorità assoluta per la sicurezza economica nazionale. Da un lato, Pechino sta esercitando una forte pressione sulle risorse mongole per preservare le proprie riserve interne, dall’altro la Mongolia sta cercando di attrarre partner occidentali e asiatici come Giappone e Corea del Sud. Tuttavia, il settore della fluorite in Mongolia è stato segnalato per rischi legati al lavoro minorile, obbligando i compratori internazionali a condurre audit severi e a pagare "premi di certificazione" per garantire l'eticità della catena di approvvigionamento.
È questo lo scenario che sta spingendo l'Occidente verso il reshoring, come previsto dal Critical Raw Materials Act, CRMA, incentivando l'apertura di miniere in giurisdizioni stabili come l'Australia o l'Italia per ridurre la vulnerabilità.
La miniera di Silius.
L'Europa copre attualmente circa il 12% del proprio fabbisogno di fluorite di grado acido tramite produzione interna anche con l’inclusione della futura produzione della Miniera di Silius. Tuttavia, nel quadro dei timidi tentativi della Commissione europea di recuperare la propria autonomia estrattiva, la riattivazione della miniera di Silius in Sardegna può fornire un "cuscinetto" essenziale contro la volatilità dei prezzi e le restrizioni all'esportazione imposte dalla Cina.
La fluorite estratta a Silius è destinata a settori pilastro del CRMA: le batterie agli ioni di litio ed i semiconduttori. La fluorite di grado acido, nota come acidspar, è il precursore unico per il sale elettrolitico (esafluorofosfato di litio, LiPF6) utilizzato nelle batterie, per i leganti, (polivinilidene fluoruro, PVDF) utilizzati per legare i materiali attivi del catodo al collettore di corrente in alluminio, e per i rivestimenti dei separatori: strati di polimeri fluorurati che migliorano la sicurezza termica e la durata della batteria.
La miniera di Silius, gestita da Mineraria Gerrei, rappresenta il progetto di punta del nostro Paese nel settore. Con riserve certificate di 2,2 milioni di tonnellate e un investimento di oltre 45 milioni di euro, il sito mira a produrre 70.000 tonnellate all'anno di acidspar al 97,5% di purezza. Storicamente attiva dal 1952, la miniera ha prodotto quasi 4 milioni di tonnellate di fluorite prima di cessare le operazioni nel 2007; la sua riattivazione nel 2026 è ritenuta vitale per le industrie della transizione ecologica.
Ma, soprattutto, il progetto della miniera di Silius rappresenta un esempio calzante di applicazione pratica degli obiettivi di sostenibilità promossi dal Critical Raw Materials Act dell'Unione europea.
La sostenibilità prevista dal CRMA pone una forte enfasi sulla circolarità e sul recupero di sottoprodotti per minimizzare l'impatto ambientale. In questo senso la Mineraria Gerrei adotta un approccio radicale riutilizzando il 100% dei sottoprodotti del processo di arricchimento per il riempimento dei vuoti sotterranei, eliminando la necessità di bacini di sterili in superficie.
Altro punto critico dell’industria mineraria è la gestione dell’approvvigionamento idrico, particolarmente critico in un contesto come quello sardo dove l'acqua è una risorsa preziosa. Il progetto prevede un ciclo di recupero totale delle acque, operando in un circuito chiuso, garantendo un risparmio idrico del 70% rispetto agli impianti tradizionali.
L’autoproduzione di energia, prevalentemente rinnovabile, e l’elettrificazione della flotta dei mezzi della miniera garantiscono un’impronta carbonica minima per la fluorite di Silius.
La sfida dei tempi del reshoring.
La miniera di Silius è una risorsa da mettere sul piatto per far pendere, dalla parte giusta, la tremolante bilancia del CRMA, che prevede, entro il 2030, che il 10% del consumo venga estratto in Europa. Nel contempo, rappresenta anche un monito per gli ambiziosi obbiettivi di riduzione dei tempi di autorizzazione per i Progetti Strategici che Bruxelles mira a portare a una media di 27 mesi. Mineraria Gerrei ha impiegato oltre 11 anni, operando in un ambito di favorevole accettazione sociale, per ottenere le necessarie autorizzazioni.
Attualmente i 47 progetti strategici europei finanziati dalla Commissione Ue sono ubicati per la maggior parte in aree dove è presente una forte opposizione sociale: il rispetto dei tempi di autorizzazione rappresenta la sfida maggiore per il raggiungimento degli obbiettivi al 2030 del CRMA.