GESTIONE DEI RIFIUTI
Con l’avvio dei lavori entra nella fase realizzativa il termovalorizzatore che permetterà a Roma di chiudere il ciclo dei rifiuti. Previsti trasporto su ferro, riduzione delle discariche e interventi per alleggerire il traffico nel quadrante sud della Capitale. Al via i controlli sanitari: a Santa Palomba il punto zero va fissato adesso. Ora serve anticipare anche il monitoraggio dell’aria, per misurare la situazione prima del cantiere e confrontare i dati nel tempo.
In Copertina: Foto Comune di Roma
Il termovalorizzatore delle meraviglie. Non solo perché l’impianto per la gestione e lo smaltimento dei rifiuti non riciclabili di Roma Capitale con recupero di energia termica ed elettrica è “il più moderno e avanzato d’Europa”. Non solo perché il sito di Santa Palomba si propone come un polo d’attrazione con parchi per le energie rinnovabili, ambienti per il co-working, torre panoramica e serre sperimentali. Ma anche perché, dopo 4 anni di gimkana tra contestazioni, impugnazioni, ricorsi alla Corte dei Conti e sgambetti dei suoi stessi compagni di partito, il Sindaco Gualtieri riuscendo a concludere le procedure amministrative di legge complesse e articolate, tutte passate positivamente, gode ora di un sostegno che attraversa tutto l’arco politico e istituzionale: dalla premier Meloni al governatore Rocca, alle associazioni industriali, oltre ai romani (8 su 10 si sono espressi favorevolmente all’impianto).
Giornata storica, quando lo scorso 16 maggio, con un colpo di pala, il Primo Cittadino ha avviato il cantiere per la costruzione del termovalorizzatore da 600 mila tonnellate di capacità e un miliardo di investimenti. L’impianto secondo il progetto presentato dal raggruppamento RenewRome (Acea, Suez, Kanadevia Inova, Vianini Lavori, RMB) sarà pienamente operativo a novembre 2029.
Tocca risalire ad aprile 2022 quando venne presentato il piano articolato delle infrastrutture – tra cui il termovalorizzatore – per consentire alla Capitale di chiudere autonomamente il ciclo dei rifiuti superando le finte soluzioni fragili, costose e ambientalmente insostenibili che hanno caratterizzato questi ultimi decenni. Il termovalorizzatore non comporta un ripiego sull’obiettivo di raccolta differenziata che si intende portare a 65% dagli attuali 45%. L’obiettivo è anche azzerare il conferimento in discarica che attualmente rappresenta la destinazione di 30% dei rifiuti della Capitale accolti in discariche disseminate https://astrolabio.amicidellaterra.it/node/1797 nella regione intasandole e senza alcuna garanzia sul medio lungo termine.
Le avanzate tecnologie impiegate a Santa Palomba consentono la massima efficienza nella valorizzazione energetica e termica dei rifiuti e la massima performance ambientale secondo quanto affermato dal Sindaco. Il livello di inquinamento che produce è molto inferiore di quello di una normale strada trafficata secondo quanto riferisce l’Assessora Alfonsi sottolineando che i rifiuti viaggeranno su due treni notturni. È già stato perfezionato l’accordo con Rfi per l’utilizzo della linea ferroviaria. Per migliorare la qualità della vita degli abitanti saranno investiti 31 milioni di euro per un piano di decongestionamento del traffico in tutto il quadrante.
Inoltre, l’impianto consente di non conferire in discarica le ceneri pesanti della combustione in quanto riutilizzabili per realizzare materiali da costruzione.
Il Comitato Daje! che sin dall’annuncio del termovalorizzatore si era attivato - su base volontaria e con posizioni di terzietà - per informare i cittadini con aggiornamenti puntuali sull’avanzamento del progetto, ha accolto con soddisfazione l’apertura del cantiere. Pur tuttavia, ha ribadito l’auspicio che le prossime tappe dei lavori di costruzione siano accompagnate da un programma di monitoraggio ambientale e sanitario periodicamente condiviso con la cittadinanza.
Fissare il punto zero dei controlli sanitari e ambientali
L’appello non è caduto nel vuoto. Pochi giorni dopo, la Regione Lazio ha annunciato l’istituzione di un tavolo tecnico per il monitoraggio e la sorveglianza epidemiologica utile per la validazione degli effetti sanitari a breve e lungo termine sulla popolazione residente nell’area circostante all’impianto.
Del resto, la sollecitazione del Comitato Daje! per l’attivazione del piano di sorveglianza sanitaria e monitoraggio ambientale s’inserisce perfettamente tra le condizioni appositamente prescritte negli allegati del procedimento di autorizzazione del termovalorizzatore. Mentre il piano epidemiologico è da attuare entro 120 giorni dall’adozione del procedimento che cade appunto lo scorso18 maggio, il controllo della qualità dell’aria può attendere fino a 12 mesi prima della messa in servizio del polo impiantistico. Attraverso l’attivazione di 2 centrali di rilevamento fisse posizionate nell’area di massima ricaduta degli inquinanti, saranno raccolte le concentrazioni delle componenti dello smog per ogni metro cubo d’aria: tra le varie sostanze ossido di azoto, polveri fini PM10 e ultrafini PM2,5.
Nel compiacimento complessivo rimane una problematicità sottolineata dal Comitato Daje. Il controllo della qualità dell’aria deve partire anch’esso da subito per avere un riferimento certo e univoco T0 della situazione attuale rispetto al quale poter effettuare raffronti durante la fase di lavori e poi con l’entrata a regime dell’impianto. Così anche da confutare eventualmente l’idilliaco quadretto di una zona con “la mejo aria bbona” dell’area romana minacciata dalle esalazioni del nuovo impianto di Santa Palomba.