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2020-07-07 10:16

Erbicidi? Ci Fai la Birra!

IL DIBATTITO SUL GLIFOSATO

di: 
Carlotta Basili

Il 7 e l'8 marzo si è riunito il Comitato permanente sui fitofarmaci presso la Commissione Europea per decidere riguardo alla proroga per 15 anni dell'uso dell'agro-farmaco “Glyphosate” in ambito europeo. A causa del disaccordo tra i paesi membri, la spinosa questione è stata rimandata in dibattito ai giorni 18 e 19 maggio, visto che la data di scadenza per l'attuale autorizzazione è per giugno. Per quella data non saranno, però, ancora disponibili i risultati di nuovi studi che si stanno conducendo.

Il glifosato o glyphosate, sviluppato da Monsanto nel 1970, è il principio attivo di molti erbicidi (tra cui il “Roundup” venduto dalla stessa casa farmaceutica). È una molecola fortemente chelante, ossia in grado di immobilizzare i micronutrienti indispensabili rendendoli inaccessibili per le piante; la sua azione non è selettiva, per questo in America è venduto in abbinamento a piante OGM (prodotte sempre dalla Monsanto) create appositamente per resistere all'effetto del diserbante. In Europa invece, dove le coltivazioni OGM non sono autorizzate, è possibile usare il glifosato solo prima della semina.

Il composto, sebbene condannato da molte campagne ambientaliste, aveva superato l'esame sia dell'EPA (Enviromental Protection Agency) che della Commissione Europea, che nel 2002 ne aveva infatti autorizzato l'utilizzo nel nostro continente. Il glifosato è arrivato all'attenzione dell'opinione pubblica nel marzo del 2015, quando il rapporto dello IARC (International Agency for Research of Cancer, organo dell'Organizzazione Mondiale della Sanità), lo classificava come “potenzialmente cancerogeno”, con prove che lo associavano all’insorgenza del linfoma non-Hodgkin.

Un mese dopo, l'Unione Europea, in vista del voto necessario al rinnovo dell'autorizzazione, ha quindi incaricato l'EFSA (European Food Safety Authority) di svolgere un'ulteriore indagine che prendesse in considerazione e verificasse le novità emerse sulla tossicità e l'eventuale cancerogenicità dell'agro-farmaco. Gli studi sono stati basati, tra le altre cose, sui rapporti del Bundesinstitut für Risikobewertung, cioè l'istituto federale tedesco per la valutazione dei rischi, da citare in quanto la Germania è lo stato incaricato di valutare tutti gli elementi portati dalle varie parti in causa nell'iter autorizzativo del glifosato; il risultato ottenuto si è rivelato opposto a quello dello IARC: la maggioranza degli esperti ha infatti concluso che c'è un'evidenza molto limitata dell'associazione tra le formulazioni di glifosati e il linfoma non-Hodgkin, assicurando che, nelle dosi in cui si presenta nell'ambiente e nel cibo, il glifosato non è assolutamente pericoloso per uomini e animali.

Tale risultato ha suscitato non poche polemiche, con accuse di servilismo alle multinazionali e alle lobby, da parte di ambientalisti che ritengono il report dell’istituto tedesco un lavoro fatto per compiacere le case produttrici, in quanto in realtà compilato dalla “Glyphosate task force” un gruppo a cui collaborano proprio le imprese che commercializzano il diserbante.

I motivi per cui le conclusioni raggiunte sono così differenti sono molteplici. Innanzi tutto, mentre nel lavoro dell’EFSA è stata considerata solo la molecola attiva, lo IARC ha studiato gli effetti delle formulazioni nel loro complesso. Inoltre – sottolinea l’EFSA - le dosi utilizzate dai due istituti sono notevolmente differenti, ossia: l'EFSA ha condotto uno studio di tipo ecotossicologico, controllando e testando la tossicità dei livelli di glifosato effettivamente presenti nel cibo o nelle acque; lo IARC ha effettuato invece un'analisi basandosi su quantitativi ingenti di erbicida (spesso con esperimenti condotti in vitro, con risultati che quindi escludono i meccanismi di detossificazione dell'organismo a sostanze di questa natura). Ulteriore critica mossa contro lo studio americano è l'aver basato le conclusioni su un numero troppo limitato di studi sanitari (solo tre a fronte dei trenta che invece concordano sulla sicurezza dell'uso dell'erbicida).

D’altra parte, taluni sostengono che lo studio dell’EFSA sia incompleto e non tenga conto di studi da parte di ricercatori indipendenti che provano l’incidenza di malformazioni nei neonati (Argentina) e negli animali.

Entrambi gli studi, di fatto, hanno una loro validità scientifica. Ciò che fa davvero la differenza sono le dosi: quelle utilizzate in laboratorio dallo IARC sono infatti di ordini di grandezza maggiori di quelle a cui l'uomo può essere potenzialmente esposto. Per quanto riguarda invece il prendere come oggetto di studio il formulato piuttosto che la sostanza attiva, per quanto appaia più completo, occorre una precisazione: in campagna vengono effettivamente applicati i formulati, ma essi vengono fortemente diluiti per l'irrorazione in modo tale che la concentrazione degli eccipienti diventa trascurabile.

Altri studi sono stati pubblicati sulla presunta pericolosità dei coformulanti della sostanza attiva nei prodotti commerciali. Per l’ANSES (Agenzia francese per la Sicurezza Sanitaria dell’Alimentazione, dell’Ambiente e del Lavoro) particolarmente preoccupanti per la sicurezza sono i coformulanti della famiglia delle tallow-amine (ammina di sego). Per questi coformulanti, già eliminati dalla maggioranza dei formulati Roundup della Monsanto, è stato comunque previsto l'abbandono entro luglio 2017.

I rischi per la salute associati all’uso del glifosato, inclusi i legami con le malattie tumorali, verranno investigati anche dall’Agenzia Europea per le Sostanze Chimiche (ECHA) per arrivare ad una classificazione ufficiale per l’Unione Europea; ma, dato che la pubblicazione del rapporto dell’ECHA non è prevista prima del 2017, i risultati ottenuti non saranno utili per la decisione da prendere ora.

L'ultimo caso che ha suscitato grande scalpore è stato quello dei residui di glifosato (tra 0,46 e 29,74 µg/l) nelle birre tedesche. Già sotto i riflettori per il caso Volkswagen, la Germania è di nuovo al centro di uno scandalo ecologico, ma quanto è effettivamente grave questa notizia?

Per rispondere a questa domanda si deve considerare che il limite europeo di residui di glifosato nelle acque potabili è di soli 0,1 µg/l, un limite che non è stato valutato su basa tossicologica, ma scelto in applicazione di un principio di precauzione ed è lo stesso infatti per tutte le molecole, più o meno tossiche che siano. Risulta tanto più anomalo considerando che, per frutta e verdura i limiti sono invece fissati basandosi sul Acceptable Daily Intake (ADI, la dose giornaliera accettabile, ossia la quantità di una sostanza che un uomo, in base al suo peso, può assumere giornalmente e per tutta la vita senza effetti avversi). In Nord America, invece, dove sono state fatte valutazioni di questo tipo, non solo ogni molecola ha un proprio preciso limite, ma quello relativo al glifosato è 700 µg/l, 7000 volte più alto di quello europeo e 23 volte maggiore del livello di residui più alto trovato nelle birre. Al di la del formale superamento del limite, l’allarme per il caso tedesco sembrerebbe dunque esagerato anche considerando che le informazioni prescindono dagli studi di IARC e EFSA.

Nel “Rapporto nazionale pesticidi nelle acque” l'ISPRA (Edizione 2014) classifica il glifosate, insieme al suo metabolita AMPA, come un riconosciuto contaminante delle acque, specificando che però non è cercato nella quasi totalità delle regioni italiane ad esclusione della Lombardia. Glifosate e AMPA sono tra le sostanze che più spesso hanno determinato il superamento dei limiti nelle acque superficiali e, anche se in minor misura, si riscontra anche nelle acque sotterranee. Di recente anche in Toscana è stata ricercata questa sostanza su un centinaio di campioni di acque destinate al consumo umano ed è emerso che, per quanto sia stato rilevato in un numero limitato di campioni per via della complessità del metodo di analisi, in una percentuale ha avuto un elevato riscontro, anche superiore a 1 mg/l.

Sostanze più frequentemente rilevate sopra agli SQA, anno 2012 (dal Rapporto nazionale pesticidi nelle acque, Edizione 2014 - ISPRA)

Intanto il Ministro delle politiche agricole Maurizio Martina e quello della Salute Beatrice Lorenzin hanno espresso l’orientamento contrario dei loro ministeri alla riconferma dell'uso della sostanza attiva glifosato in ambito europeo, fiancheggiati da Francia, Svezia e Paesi Bassi.

La decisione a livello europeo è stata rimandata, ma il governo italiano sta lavorando anche a un «Piano nazionale glifosato zero». Il piano è fondato su tre punti principali: implementazione della rete di monitoraggio dei residui del glifosato su tutto il territorio nazionale, introduzione di limitazioni al suo impiego nell'ambito dei disciplinari che permettono l'adesione volontaria al sistema di qualità nazionale produzione integrata e definitiva eliminazione del glifosato dai disciplinari di produzione integrata entro l'anno 2020. Entro quella data il Ministro Martina ha promesso l’investimento di oltre 2 miliardi di euro per ridurre l'utilizzo della chimica nelle campagne tramite misure agronomiche.