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2017-12-17 03:28

Mobilitiamo Roma

Il REFERENDUM DI RADICALI ITALIANI SUL TRASPORTO PUBBLICO

di: 
Rosa Filippini

Gli Amici della Terra hanno deciso di dare il proprio sostegno alla richiesta di referendum comunale per mettere a gara il servizio di trasporto pubblico locale romano. Per ottenere l’indizione del referendum comunale, occorre raccogliere almeno 30.000 firme autenticate di elettrici ed elettori residenti a Roma entro la prima decade di agosto. Se non si dispone di autenticatori, arrivare a questo obiettivo è molto più difficile di quanto si creda. Tuttavia, il dibattito suscitato fra i passanti presso i tavoli di raccolta firme è vivace e forse più interessante di quello in consiglio comunale ….

L’Istat, qualche giorno fa, ha pubblicato i dati sul trasporto pubblico locale in Italia. Il dato più rilevante è la lieve crescita dell’offerta di trasporto pubblico dovuto all’apertura di alcune tratte di metropolitana a Milano e a Roma e la flessione consistente della domanda  nei capoluoghi di provincia, pari a 186,8 passeggeri per abitante contro i 189,5 dell'anno precedente.  A leggere bene, così come per molti altri servizi pubblici locali, dall’acqua ai rifiuti, la media nazionale è insignificante. Per la ragione che è il gap fra Roma (-6% di passeggeri trasportati rispetto all’anno precedente) e Milano(+4%) ad assumere rilievo.

Perché non ammetterlo:  siamo invidiosi noi cittadini romani e la disastrosa situazione del trasporto pubblico a Roma fa il paio con quella dei rifiuti.   Come spiegano i radicali italiani nel loro volantino, dal 2006 al 2015 l’offerta complessiva di trasporto pubblico locale è diminuita di 13 milioni di vetture-km, l’offerta tranviaria è calata del 30%. La programmazione del trasporto di superficie non è stata mai rispettata, e quella del trasporto metropolitano quasi mai. C’è carenza di mezzi, l’età media del parco bus è ormai pari a 10 anni e quella dei tram è pari a 32 anni, mentre la mancata manutenzione delle metropolitane provoca continui ritardi e guasti. La percezione della qualità del servizio da parte dei romani va costantemente e vertiginosamente peggiorando. La domanda di trasporto cala perché l’offerta non è dignitosa né utile: ricorrere all’auto privata per i cittadini di Roma  diventa una necessità. L’Atac, la municipalizzata dei trasporti romani, è un’azienda fallita  che ha accumulato un deficit di 1,1 miliardi di euro, totalizzando più della metà delle perdite del settore a livello nazionale.

Il referendum propone di mettere a gara il servizio affidandolo a più soggetti, rompendo il monopolio e aprendo alla concorrenza. “ Le gare stimolano le imprese, pubbliche o private che siano, a comportarsi in modo virtuoso, e l’apertura alla concorrenza introdurrebbe anche forme più moderne e innovative di trasporto. Contro i monopoli (sia pubblici che privati), ma anche contro le privatizzazioni agli amici degli amici: se non liberalizziamo ora il servizio la svendita di ATAC sarà l’unica “soluzione” che, nei prossimi anni, proporranno alla città”. E’ proprio questo il nodo su cui si accende il dibattito presso i tavoli di raccolta firme, finalmente un dibattito politico su una scelta di fondo.

Come Amici della Terra pensiamo che questa sia una buona palestra per mettere in campo il nostro motto “Ecologia è Buongoverno”.  Servirsi dei mezzi di trasporto collettivo urbano  è una scelta di civiltà e  una misura di efficienza e di risparmio di risorse.  

Un buon servizio di trasporto pubblico indica la resilienza, la capacità di convivenza e la buona educazione di una comunità.  Rappresenta  un buon indicatore della vivibilità e della qualità ambientale di una città. Descrive  la capacità della  pubblica amministrazione di ottimizzare gli investimenti economici, di erogare servizi sociali, di garantire pari opportunità  nell’accesso al lavoro, di sostenere la competitività di un sistema economico.

Per avere un buon servizio pubblico, non occorre che la Pubblica amministrazione gestisca direttamente autobus, filobus,  strade ferrate e corsie preferenziali.  Non è indispensabile che gli autisti, i conducenti e i controllori facciano parte del pubblico impiego. Non è necessario che i manager e i dirigenti del servizio siano indicati dal  Sindaco, dal Presidente della Regione o dai partiti delle  maggioranze politiche locali. E’ assolutamente fuori luogo che la politica metta becco nelle assunzioni del personale o nell’affidamento di consulenze.

Occorre,  invece, che gli amministratori riconoscano i diritti dei cittadini a condizioni dignitose e paritarie di mobilità. Che ascoltino le proteste e le esigenze; che prendano in considerazione i suggerimenti e i contributi esperti. Che organizzino le soluzioni in piani e programmi . Che dispongano dell’entità e della cadenza di investimenti e  finanziamenti. Che controllino gli esiti delle scelte di servizio pubblico, ne diano conto e ne rispondano.

Infine, dopo tutto questo, occorre  mettere a gara il servizio.  Che rimane un servizio pubblico, chiunque vinca la gara e ne assuma la gestione diretta.  E che diventa un buon servizio pubblico  se sono efficaci, eque ed efficienti le scelte che lo hanno determinato.

Come si vede, i governi locali avrebbero abbastanza da fare invece di occupare gli scranni delle municipalizzate.