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2017-12-17 03:07

Accordo tra Parlamento europeo e Consiglio Ue sulla riforma del sistema ETS

QUEL CHE C’È DA SAPERE

Dopo due anni di discussioni, Parlamento europeo e Consiglio Ue hanno trovato un accordo sulla riforma del sistema ETS. Rispetto alla proposta della Commissione Ue, afferma un comunicato dello stesso esecutivo di Bruxelles, i principali miglioramenti concordati da Parlamento europeo e Consiglio sono:

  • modifiche significative al sistema, al fine di accelerare le riduzioni delle emissioni e rafforzare la riserva di stabilità del mercato, per accelerare la riduzione dell'attuale eccesso di offerta di quote sul mercato del carbonio;
  • salvaguardie aggiuntive per fornire all'industria europea un'ulteriore protezione, se necessario, contro il rischio di carbon leakage;
  • meccanismi di supporto per aiutare l'industria e il settore elettrico ad affrontare le sfide dell'innovazione e degli investimenti legate alla transizione verso un'economia low-carbon.

In particolare, si è concordato su un fattore annuale di riduzione del tetto massimo di emissioni consentite del 2,2% a partire dal 2021, il che corrisponde a una riduzione supplementare di circa 556 milioni di tonnellate di biossido di carbonio nel periodo 2021-2030, rispetto all'attuale calo annuo dell'1,74%.

Inoltre, è previsto il raddoppio della riserva stabilizzatrice del mercato, che nei primi cinque anni assorbirà fino al 24% delle quote di emissione in eccesso ogni anno, al fine di aumentare i prezzi delle quote e spingere a meno emissioni.

È stato trovato un compromesso sulla creazione di un Fondo di modernizzazione da 11 miliardi di euro per sostenere la transizione energetica degli Stati membri Ue più poveri, cioè con un reddito pro capite inferiore del 30% alla media Ue del 2013. Le risorse del Fondo non potranno finanziare la produzione di elettricità da combustibili fossili, ad eccezione dei progetti che comprendono il teleriscaldamento.

L’accordo è già stato approvato formalmente dal Consiglio europeo e ora dovrà esserlo da parte del Parlamento europeo.

La Commissione europea ha avviato una consultazione pubblica per determinare quali siano i settori e sottosettori maggiormente al rischio di carbon leakage, cioè alla delocalizzazione verso paesi con politiche ambientali meno severe di quelle dell’Ue, e che dopo il 2020 dovranno ricevere maggiori quote di emissioni gratuite.