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2019-03-26 20:19

Rapporto Snpa sullo stato dell’ambiente in Italia

QUEL CHE C’È DA SAPERE

Il Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente (Snpa), che comprende Ispra e Agenzie regionali per l’ambiente, ha pubblicato il Rapporto Ambiente – Snpa – Edizione 2018, che si propone come strumento di conoscenza delle condizioni ambientali in Italia per decisori politici e istituzionali, per scienziati e tecnici e per i cittadini. Il documento descrive e confronta le realtà regionali attraverso l’analisi di 16 indicatori condivisi dal Sistema che descrivono le principali componenti ambientali.

Snpa evidenzia alcuni dati di sintesi del Rapporto. Per quanto riguarda la qualità delle acque interne, a livello nazionale il 75% dei fiumi è in uno stato buono, il 7% non buono, mentre il 18% non è stato classificato. Per i laghi l'obiettivo di qualità è raggiunto nel 48% dei corpi idrici, mentre il 10% è non buono e ben il 42% non è stato classificato. Per quanto riguarda le acque marino costiere, il 54,5% risulta in buono stato ecologico.

Il consumo di suolo viene segnalato come in continua crescita, anche se con un importante rallentamento negli ultimi tre anni, quando si è consolidato un trend iniziato nel 2008: tra il 2016 e il 2017 le nuove coperture artificiali hanno riguardato circa 5.200 ettari di territorio, la metà di quanto registrato all’inizio degli anni 2000. Il Rapporto segnala, però, che il sensibile rallentamento è probabilmente dovuto all'attuale congiuntura economica, più che a una reale aumentata sensibilità ambientale verso le problematiche della conservazione del suolo.

Il Rapporto presenta anche i dati storici sugli eventi franosi negli ultimi 900 anni (periodo di riferimento 1116-2017) con 620.808 frane censite, che interessano un’area di circa 23.700 kmq, pari al 7,9% del territorio nazionale. Le tipologie di movimento più frequenti, classificate in base al tipo di movimento prevalente, sono gli scivolamenti rotazionali/traslativi (31,9%), i colamenti rapidi (14,9%), i colamenti lenti (12,7%), i movimenti di tipo complesso (9,5%) e le aree soggette a crolli/ribaltamenti diffusi (8,9%).

Per quanto riguarda l’inquinamento atmosferico, l’andamento delle concentrazioni del particolato PM10 nel medio periodo (2008–2017) risulta generalmente decrescente. Tuttavia, viene segnalato che nel 2017 i limiti previsti dalla normativa non sono stati rispettati in gran parte del territorio nazionale e l’obiettivo di raggiungere i livelli raccomandati dall’Oms appare lontano. I superamenti del valore limite giornaliero sono stati numerosi e diffusi solo nelle regioni del bacino padano (Piemonte, Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna) e in Campania. I superamenti interessano anche, con frequenza e diffusione minore, il Friuli (Pianura, Pordenone e Provincia), la Toscana (provincia di Lucca e di Pistoia), il Lazio (Valle del Sacco) e l’Umbria (Conca Ternana); in questi casi i superamenti sono per lo più limitati a specifiche aree dove esistono localmente fonti emissive significative e/o condizioni meteorologiche che favoriscono l’accumulo degli inquinanti.

Il Rapporto segnala come dal 1990 ad oggi l'agricoltura biologica italiana sia cresciuta ad un ritmo senza uguali rispetto agli altri paesi Ue, sia in termini di superfici sia per numero di operatori. Nel 2017 le superfici investite e in conversione bio sono state pari a circa 1,9 milioni di ettari, con un incremento del 6,3% rispetto al 2016 e del 71% rispetto al 2010. Gli operatori del settore sono quasi 76.000, con un aumento del 5,2% rispetto al 2016.