Oggi:

2019-03-26 20:19

Zingaretti, la Tav, Greta e i Rifiuti di Roma

POLITICA ED ECOLOGIA

di: 
Tommaso Franci

E’ apprezzabile l’iniziativa sulla TAV ma le forzature sui cambiamenti climatici e, soprattutto, la debolezza nell’azione di governo nel Lazio sulla gestione dei rifiuti esprimono subalternità all’ambientalismo ideologico e ai suoi tabù.

Il nuovo segretario del PD mostra di attribuire nella sua agenda politica una forte priorità alle tematiche ambientali. Basti pensare che ha dedicato la sua elezione a Greta Thunberg e ai giovani che  in Europa stanno animando le recenti mobilitazioni del “Friday future” sui cambiamenti climatici, che come prima iniziativa da segretario si è recato in Piemonte per manifestare il suo sostegno alla realizzazione della TAV sulla Torino-Lione. Nei giorni precedenti, ha inoltre sottoscritto un impegnativo “Manifesto per un Green New Deal Europeo” che mutua l’analoga iniziativa della parlamentare americana Dem Alexandria Ocasio Cortez.

E’ sicuramente apprezzabile la scelta Zingaretti di considerare la questione ambientale come prioritaria per la proposta politica da presentare al Paese a partire dalle prossime elezioni europee ma è necessario comprendere con quale criterio stanno insieme queste prime indicazioni e se prefigurano effettivamente una proposta dotata di coerenza e una solidità che possa contribuire superare le secche in cui si è da tempo arenato l’ambientalismo politico in Italia.  

Per chi scrive, la questione ambientale nel nostro paese e a livello globale non può ridursi alla questione dei cambiamenti climatici; richiede una proposta fondata su un ecologismo razionale, sul principio di responsabilità e sulla necessità di un buon governo; non può essere confuso con l’ambientalismo ideologico-irresponsabile basato su falsi miti e tabù irrazionali come quello che ha  condannato all’irrilevanza politica il movimento dei verdi da quasi vent’anni e la cui bandiera è stata oggi impugnata con successo dal populismo ambientalista (e sovranista-autarchico) del M5S. Oggi, qualsiasi proposta politica/offerta elettorale che sulla questione ambientale sia ambigua rispetto a questo discrimine è inutile e dannosa, inficia e svuota il senso di un soggetto politico che voglia qualificarsi come riformatore e europeista.

Sulla base di queste premesse possono essere vagliate varie problematiche aperte, concretamente legate alla questione ambientale e che richiedono risposte politiche di governo.

- La posizione assunta da Zingaretti sulla TAV è sicuramente espressione di un ecologismo europeista responsabile e riformatore che sostiene lo sviluppo delle infrastrutture necessarie a garantire un’offerta sostenibile, di mobilità collettiva delle persone e trasporto merci, basata sull’uso del vettore elettrico. Questa scelta è indispensabile per battere l’approccio contradditorio dell’ambientalismo irresponsabile che vuole bloccare la realizzazione della Torino-Lione continuando a privilegiare nei fatti il trasporto delle merci su gomma con tutte le sue esternalità ambientali negative e che, oggi, riesce addirittura a motivare tale scelta con i costi delle mancate entrate per lo Stato dovute al minor gettito dalle accise legate al consumo del gasolio dei TIR.

- Una proposta ecologista sulla gestione dei rifiuti non può brandire in modo ideologico la priorità dell'economia circolare e non impegnarsi concretamente per arrestare l'esportazione di rifiuti all'estero rispettando il principio di prossimità con gli impianti necessari ad una gestione corretta. In questo caso, la posizione e le responsabilità di Zingaretti come Presidente della Regione Lazio non possono essere disgiunte dal nuovo ruolo di segretario nazionale del PD. La surreale proposta di nuovo piano regionale dei rifiuti per il Lazio, recentemente licenziata, è la summa di tutti gli errori dell’ambientalismo ideologico in questo settore.  Non si distingue in nulla da quanto predica la sindaca Raggi che ha già portato al fallimento le politiche del Comune di Roma nella gestione dei servizi di igiene urbana. Il piano ripropone l’inganno (a cui, forse, i cittadini iniziano a non credere più) che il problema a Roma possa essere risolto solo con la raccolta differenziata, senza impianti di recupero energetico e riscoprendo la necessità di una discarica dopo avere chiuso in modo avventuristico e demagogico, quelle esistenti.

- Un altro tema su cui oggi si misura una proposta politica che assuma la questione ambientale come priorità è la controriforma in materia di gestione dei servizi idrici portata avanti dal M5S con la battaglia ideologica contro una gestione industriale ed efficiente della risorsa e contro la presenza delle imprese private (un altro tabù) in questo settore. Una proposta che agita in modo mistificante la bandiera dell’acqua pubblica e confonde il bene comune con la gestione pubblica dei servizi idrici. Se fosse approvata, comprometterebbe gli importanti risultati, sia in termini di servizi pubblici che di obiettivi ambientali, raggiunti dagli enti locali in molte parti d’Italia. Anche in questo caso, una proposta riformista deve misurarsi con la capacità verificare l’attuazione della legge Galli dell’inizio degli anni 90, correggendo gli eventuali errori e dando continuità al processo di riforma.

- La questione climatica ha assunto nel dibattito pubblico e nell’agenda delle istituzioni il ruolo di paradigma totalizzante che non solo ha svuotato la percezione della complessità della questione ecologica ma è diventata una facile chiave di lettura per la diagnosi di processi sociali, economici e politici come povertà, migrazioni, terrorismo. Altrettanto disinvolta e semplicistica diventa la formulazione di terapie considerate risolutive.  Tale tipo di semplificazione deterministica è evidente sintomo della incapacità (o non volontà) di affrontare con politiche adeguate i problemi dello scenario globale, ben più difficili e complessi, che chiamano in causa il ruolo culturale e politico delle società occidentali.

La questione ecologica nelle sue diverse articolazioni resta purtroppo aperta su molti fronti, e ancora non emerge la capacità delle economie emergenti e dei paesi in via di sviluppo di evitare, nel loro percorso, gli errori compiuti dai paesi più sviluppati. Troppo spesso le crisi ambientali in corso, di carattere effettivamente catastrofico, generate da inadeguate politiche ambientali, vengono sostanzialmente ignorate dai media se non nella misura in cui vengono associate, in modo confuso,  alla questione climatica.

E’ necessario evitare di ridurre la questione ambientale ad un catastrofismo climatista e millenaristico che indica solo scorciatoie come le forzature su carbon tax, eolico, fotovoltaico e vetture elettriche, una strategia che penalizza l'eccellenza ambientale dell'industria italiana ed europea in tante tecnologie per la decarbonizzazione come quelle dell’efficienza energetica, delle pompe di calore, dell’uso del gas naturale nei trasporti.

E’ questo il rischio evidente di una impostazione come quella del “Manifesto per un New Green Deal Europeo” sottoscritto da Zingaretti insieme ad alcuni esponenti dell’ambientalismo italiano.

L’adesione superficiale a velleitarie fughe in avanti, rispetto ai già significativi obiettivi UE per il 2030, non costituisce una risposta adeguata alle sollecitazioni, alle aspettative e alla volontà di assunzione di responsabilità dei giovani europei sulle tematiche ambientali. Non va dimenticato che l’UE è oggi responsabile di solo il 10% delle emissioni climalteranti globali ed è la sola area del pianeta che sta riuscendo a seguire un percorso di raggiungimento significativo degli obiettivi di decarbonizzazione, mentre a livello globale si sta registrando un aumento del consumo di fonti fossili, in particolare, nelle aree di forte sviluppo economico come l’Asia nel suo complesso.

Occorre evitare fughe in avanti e forzature sulla fiscalità ambientale che potrebbero solo alimentare reazioni negative dei cittadini con dinamiche che alimentano i soggetti politici populisti in tutto il continente e che potrebbero innescare scelte regressive compromettendo gli importanti risultati già conseguiti dell’Europa in campo ambientale e sociale. 

Oggi, la prima sfida di una proposta politica riformista sulla questione ambientale in Europa e in Italia, per conseguire gli obiettivi di decarbonizzazione nella prospettiva 2030-2050, richiede di superare i limiti dell’attuale impostazione delle politiche UE. E’ il caso del meccanismo ETS che si sta rivelando autoreferenziale per l’area UE e autolesionistico rispetto alla competitività dell’industria manifatturiera europea che ha già raggiunto standard elevatissimi di qualità ambientale e efficienza energetica. Senza mettere in campo meccanismi virtuosi per correggere il meccanismo dell’ETS - come quello di un’imposta non discriminatoria sulle emissioni associate ai prodotti immessi nel mercato della UE (IMEA) - si continuerà a incentivare l’importazione di prodotti extra UE ad alto contenuto di emissioni e si accelererà il processo di deindustrializzazione che colpisce il nostro tessuto industriale che ha elevati standard di qualità ambientale.