Oggi:

2019-08-20 17:02

Emergenza Climatica: un Comodo Ossimoro.

di: 
Gianluca Alimonti

L’autore, professore di Fisica alla Statale di Milano, confuta la tesi del “caos climatico” che, secondo alcuni, dovrebbe portare le amministrazioni centrali e locali a dichiarare “lo stato di emergenza climatica” come se dovessimo fronteggiare calamità in atto prendendo decisioni conseguenti (anche in deroga alle leggi ordinarie?).

Ho esaminato la mozione che l’associazione Tes, presieduta dal deputato del Pd Andrea Orlando, già ministro dell’Ambiente e della Giustizia, propone alle assemblee elettive nazionali e locali affinché, sul modello di quanto fatto dal Regno Unito, le rispettive amministrazioni dichiarino lo stato di emergenza climatica sui propri territori e si impegnino a porre in atto una serie di azioni volte a contrastare il cambiamento climatico.

Il clima è per definizione una media delle condizioni meteorologiche fatta su 30 anni; affrontarlo come emergenza è esattamente l’opposto di quanto andrebbe fatto e cioè una strategia pianificata con cura e portata avanti con costanza.

La mozione riafferma alcuni luoghi comuni che, generalmente, non sono sottoposti a verifica e inaugura una nuova parola d’ordine, quella del caos climatico: “Innumerevoli studi accademici confermano ormai che il caos climatico in atto è influenzato dalle attività umane. Si tratta di un fenomeno che causa danni incommensurabili a persone, animali ed interi sistemi produttivi”.

Vale la pena sottolineare che a differenza di quanto affermato, le associazioni scientifiche sono concordi nel confermare che le osservazioni a livello globale mostrano una Terra che sta diventando più verde e non deserta, non c’è alcun aumento di frequenza o intensità di fenomeni climatici estremi come uragani o cicloni, tornado, siccità, o incendi .

Anche la NOAA, Associazione governativa americana per lo studio degli oceani e dell’atmosfera di indubbia caratura scientifica, sottolinea che “in sintesi, né il nostro modello di proiezioni per il 21° secolo, né le nostre analisi dei trend nell’attività degli uragani atlantici e delle tempeste tropicali sostengono la nozione che il riscaldamento indotto dai gas serra porti a forti aumenti nel numero complessivo delle tempeste tropicali o degli uragani nell'Atlantico”.

Da noi, i ricercatori che studiano la piovosità nel nostro Paese non osservano alcuna variazione significativa negli ultimi due secoli e sostengono che le “bombe d’acqua” sono solo un termine giornalistico che non trova riscontro nella realtà. Uno studio recente afferma: ”Per quanto riguarda la frequenza, i risultati mostrano che tutte le tendenze osservate non sono significative, cioè, sono compatibili con l'ipotesi di un clima stazionario”.

Quanto al ritiro dei ghiacciai terrestri, indicazione di una temperatura che cresce (nessuno sostiene il contrario), ciò non deve servire a negare che l’estensione dei ghiacci al Polo Sud, riserva del 90% dei ghiacciai terrestri, non sta certo diminuendo (lo riconosce anche l’IPCC nel suo ultimo rapporto IPCC AR5 vedi immagine che segue).

Oltre la discutibile correttezza scientifica di una “dichiarazione di emergenza climatica”, la proposta di mozione impegnerebbe le amministrazioni a rendere tutte le proprie sedi e uffici carbon free entro il 2030; a garantire che tutte le decisioni strategiche, di bilancio e di pianificazione siano compatibili con il raggiungimento della carbon neutrality entro il 2030”. Verrebbero quindi dedicate ingenti risorse, anche economiche, a contrastare il “caos climatico” (qualunque cosa significhi), alzando ulteriormente l’asticella degli obiettivi anche rispetto a quanto già concordato in Europa, in una situazione di emergenza che tipicamente abbassa le attenzioni sulle modalità di gestione delle risorse stesse. Una situazione che faciliterebbe gli amministratori ad una gestione “disinvolta” o anche solo inefficiente dei capitali.

Mi sovviene la mala gestione dei capitali avvenuta con l’incentivazione ad eolico e fotovoltaico, quando grazie ai vari Conto Energia e Certificati Verdi si è deciso di prelevare 12 Miliardi di Euro circa all’anno, per 20 anni, di cui 6,7 Miliardi per il solo fotovoltaico, dalle bollette degli italiani con tempistiche e modalità alquanto criticabili: nell’anno in cui in Italia si installavano quasi 10 GW di fotovoltaico a costi elevatissimi, garantendo ai grossi investitori un rendimento che, in alcuni casi, oltrepassava il 20%, in Cina, paese da cui proveniva la gran parte dei moduli utilizzati in Italia, si installavano 300 MW. Ora che i costi di tale tecnologia sono più competitivi, in Italia non ci sono più fondi da dedicare all’incentivazione e, nel 2018, sono stati installati 440 MW mentre in Cina si parla di oltre 44 GW, 100 volte di più!  Cioè, nonostante tale ingente esborso da parte del consumatore, non siamo stati capaci di sviluppare una filiera italiana del fotovoltaico.  Abbiamo finanziato invece le aziende cinesi, tanto che oggi ben 8 tra i maggiori 10 produttori mondiali di moduli sono cinesi. Siamo sicuri che questa sia la miglior pianificazione per il beneficio dei contribuenti?

Per salvaguardare l’ambiente e la salute umana, invece di contrastare l’ipotetico caos climatico, non sarebbe forse più opportuno, solo per fare qualche esempio, ampliare il ruolo del trasporto collettivo garantendo sicurezza ed orari dei treni pendolari e dei mezzi pubblici, anziché aumentarne il prezzo dei biglietti o obbligare il solito contribuente a cambiare auto in nome di una dubbia riduzione delle emissioni? Sono ben consapevole che queste non siano azioni semplici e che non garantiscano, a differenza di altre più facili ed appariscenti posizioni, un immediato rientro di immagine e di voti; mi chiedo però se i nostri amministratori siano eletti per cercare di risolvere problematiche anche complesse o per farsi belli con facili soluzioni ad emergenze inesistenti? Evidentemente, è molto più facile importare “quanto fatto dal Regno Unito” ove, permettetemi la facile battuta sulla Brexit, in questo momento sono certamente esperti di caos, ma non climatico!

Per quanto riguarda la terminologia, vedo che i mezzi di comunicazione sono velocissimi ad adattarsi alle indicazioni provenienti dal Regno Unito:

Guardian Guidelines: According to reports the Guardian newspaper has updated its style guidelines. “The Guardian will use ‘climate emergency, crisis or breakdown’ instead of ‘climate change’