Oggi:

2020-07-13 17:41

Il problema del limite

COME DEFINIRE GLI STANDARD AMBIENTALI E SANITARI

di: 
Carlo Ottavi

In Italia ed in altri paesi, i limiti di immissione di sostanze nocive o potenzialmente tali nell’ambiente vengono fissati in genere dal legislatore in funzione della pericolosità per la salute dell’uomo ed usando metodologie di calcolo a tal fine definite (includenti spesso un fattore di sicurezza). Questa procedura, assolutamente legittima, conduce a “valori sanitari” (Vsan).

E’ però necessario sottolineare che non sempre, e non sempre nelle stessa concentrazione e per la stessa durata di esposizione, ciò che è dannoso per la salute umana lo è per l’ambiente e viceversa. E’ opportuno ricordare che, per un agente chimico, la dose è data da cxt, (concentrazione x tempo), ovvero la dose viene assorbita per tempi inversamente proporzionali alle concentrazioni.

Per esemplificare: agenti biologici come i funghi velenosi, agenti fisici come il radon, agenti chimici come l’arsenico ed i metalli pesanti sono sostanze naturali ecocompatibili ancorché tossiche per l’uomo, mentre la plastica, il petrolio, la CO2 possono risultare più dannose per l’ambiente che per la salute (a seconda della dose e delle modalità di esposizione/somministrazione).

Per valutare gli effetti biologici di sostanze potenzialmente tossiche sugli organismi tipici dei differenti ecosistemi vengono di regola utilizzati saggi ecotossicologici la cui realizzazione è normata a livello internazionale.

Utilizzando tali test è oggi possibile definire gli effetti delle sostanze inquinanti sugli organismi modello studiando non solo le eventuali alterazioni del tasso di sopravvivenza o di riproduzione ma anche effetti subletali quali il livello di stress ossidativo, di danno genotossico e di immunotossicità negli organismi.

Tale approccio ha permesso di dimostrare che l’esposizione a sostanze con azione sinergica, tutte singolarmente in concentrazioni inferiori ai limiti sanitari, possono indurre tossicità per gli organismi che popolano un ecosistema; quanto detto dovrebbe anche valere per gli effetti sulla salute umana.

Ancor più problematico è il fatto che la funzione dose-risposta possa essere diversa per l’uomo (ad esempio, sigmoide o esponenziale con spalla/soglia) rispetto ad un sistema ambientale ecosistemico (ad esempio, esponenziale semplice o iperbolica) dove gli effetti si valutano a livello di organismo / popolazione e comunità. Ne emerge comunque l’opportunità di definire “valori ambientali” (Vamb) che evidentemente sono sito-specifici.

Nel caso in cui i due valori, riferiti alla stessa sostanza, siano differenti ovviamente si dovrebbe assumere il più conservativo a meno di considerazioni di altro tipo (sociali, economiche, ecc.) che però dovrebbero basarsi su una situazione di conoscenza scientifica di ciò che andrebbe fatto.

Rimane da chiarire come stabilire i limiti ambientali. Infatti, nel caso dei limiti sanitari, non risulta semplice passare dal dato qualitativo (sulla base del meccanismo d’azione) a quello quantitativo (dove l’uso corretto delle osservazioni epidemiologiche comporta la disponibilità di più punti di dose e l’osservazione ripetuta, randomizzata e multicentrica). Ciò diviene infatti ancor più difficile nel caso dei limiti ambientali dove devono essere individuati end-point (effetti specifici) che descrivano lo “stato di salute ecosistemico” ai fini di realizzare una sorta di “eco-epidemiologia”.