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2021-02-25 03:23

Un sisma piccolo ma papale

IL TERREMOTO VICINO A ROMA

di: 
Francesco Mauro
Immagine del Colosseo ai giorni nostri in cui è visibile il lato crollato a seguito del terremoto 1231

E  così è successo anche vicino a Roma, un terremoto, leggero in verità, alle 17.13 del 9 luglio, epicentro ai Castelli Romani vicino a Monte Compatri, non lontano dalla Villa Pontificia di Castel Gandolfo, magnitudo 3,5 della scala Richter, seguito da una piccola scossa di magnitudo 1,6.

Non si è trattato di un terremoto importate, come confermato, ad esempio, dall’assenza della citazione dell’evento nel sistema di allerta internazionale gestito dall’United States Geological Survey, che nello stesso pomeriggio non riporta terremoti in Italia, ma bensì uno nell’Egeo al largo del Dodecanneso alle ore 13.55 con magnitudo 5,6 ed un altro alle Isole Ryukyu (Giappone) alle ore 19.35 con magnitudo 5,5.

Eppure è bastato questo piccolo terremoto per scatenare il panico tra la popolazione – comprensibile – e la corsa dei mezzi di comunicazione ad utilizzare l’accadimento con ripetizione a catena della notizia, senza spiegare l’accaduto – cosa meno comprensibile. Ma la storia sismica di Roma è ben nota, e infatti l’avevamo schematicamente ricostruita nel nostro libro “Disastri Naturali. Conoscere per Prevenire”, pubblicato a cura dell’ISAT nel 2006.

In un capitoletto, che qui sotto riportiamo, si citano specificamente gli sciami sismici dei Castelli, collegati all’attività ancora in essere del Vulcano Laziale; ben distinti da altri terremoti con magnitudo più alta, il cui movimento può arrivare incanalato fino a Roma (e causare danni come quelli al Colosseo, alla Tor dei Conti, ecc.) da epicentri molto più lontani situati in Abruzzo o Umbria; o dai più rari terremoti al largo della costa tirrenica.

Forse, se giornalisti e commentatori avessero letto e citato questa semplice ricostruzione, avrebbero sì messo in guardia la popolazione ma forse anche rassicurata. Perché noi continuiamo a credere che  conoscere è necessario per prevenire ed informare indispensabile per far conoscere, senza catastrofismi e senza sottovalutazioni. La cosa è importante perché diceva il Venerabile Beda nell’VIII secolo: “Quamdiu stat Colysaeus stat Roma; quando cadet Colysaeus cadet Roma et mundus".


La storia sismica di Roma*

Anche se oggi, in genere, la città di Roma non viene considerata dal grande pubblico a rischio di terremoto, i dati storici – tramandati in forma scritta e quindi oggi prezioso supporto alle conoscenze - indicano come essa abbia subito molti sismi nel corso dei secoli, alcuni dei quali hanno procurato danni a monumenti famosi. Si possono ricordare, tra gli altri:

- i terremoti degli anni 15 (con danni alle Mura Serviane), 20 (con crollo del Teatro di Pompeo), 51, 85 e 116;

- il terremoto del 191, avvenuto durante una tempesta con molti fulmini, seguito da diversi incendi;

- quello del 223, il primo in cui si verificarono danni al Colosseo;

- il terremoto molto forte del 258 con “1000 case distrutte”;

- una sequenza di terremoti (304, 408, 422, 429) che danneggiarono di nuovo il Colosseo, il Foro, e San Paolo fuori le Mura (443), ed il Circo Massimo (454);

- il terremoto ancora più forte del 476-477 caratterizzato da 70 scosse, con danni ancora al Colosseo, colpito anche nel 492 e 508, con crollo dell’arena;

- il Colosseo fu danneggiato, insieme ad altri monumenti, anche nell’801 (insieme a San Paolo fuori le Mura), 847, 849 e 896 (insieme a San Giovanni in Laterano);

- nel 1231, dopo un lungo intervallo, forse apparente a cause della scarsezza di dati relativa a tale periodo, un sisma causò un primo crollo della Tor de’ Conti (oggi all’angolo di Via Cavour con Via dei Fori Imperiali) e il grande crollo della parete esterna sud-ovest del Colosseo, ancor oggi visibile; nel 1255 si ebbe ancora un altro evento;

- i terremoti abbastanza forti del 1321, del 1334 (con danni alla Torre delle Milizie), del 1348 (col crollo di un altro strato della Tor de’ Conti, ridotta alla versione odierna) e del 1349 (con danni al Colosseo ed alla Colonna Antonina, come sotto descritto), citato anche dal Petrarca;

- il terremoto del 1407, seguito da una lunga parentesi di quiete, almeno a giudicare dalle fonti;

- tre terremoti nel 1703 (danni al Colosseo), con epicentro a Norcia, e 1706, con epicentro sotto la Maiella, e 1730 (danni a San Pietro in Vaticano);

- una lunga sequenza di terremoti nella zona dei Castelli (1806, 1810, 1813, 1829 e 1892) ed uno forte a Tivoli (1826) con contemporanea piena devastante dell’Aniene;

- nel 1895 si sentì a Roma, ed in particolare ad Ostia, un terremoto probabilmente con epicentro al largo del Tirreno, forse accompagnato da un piccolo maremoto;

- il grande terremoto di Avezzano del 1915 che provocò danni in almeno 300 punti diversi della città, e quello della Val Nerina del 1979; entrambi raggiunsero a Roma il VII grado della scala Mercalli;

- quello recente dell’agosto del 2005 (4.5 della scala Richter) con epicentro nel Tirreno, al largo di Anzio-Nettuno, che è stato avvertito, senza provocare danni, lungo la costa centro-meridionale del Lazio e nelle province di Roma, Latina e Frosinone (ha raggiunto il VI grado della scala Mercalli ad Anzio e il IV-V a Roma); un altro evento analogo, oltre a quello sopra segnalato del 1895, si ebbe anche nel 1919.

Molti eventi sismici hanno pertanto lasciato il segno su vari monumenti romani. Maggiori effetti si riscontrano sugli edifici situati nella pianura alluvionale del Tevere, mentre già sui colli il risentimento sismico risulta minore. E’ notorio lo spostamento in senso rotatorio, tra il nono e il decimo rocchio, della Colonna Antonina a Piazza Colonna, avvenuto a seguito di un terremoto (forse quello del 1349), che non si riscontra invece nella Colonna Traiana, che è fondata su terreno più solido (arenaria) rispetto all’altra (sabbie e limi poco consolidati).

I terremoti avvertiti a Roma hanno avuto origine in diverse zone epicentrali: l’Appennino Umbro (il caso più frequente, ultimo quello della Val Nerina, ed i cui violenti episodi sono spesso ben avvertiti), il Fucino ed altre zone dell’Appennino Abruzzese, l’Appennino Laziale-Molisano (come per il forte terremoto del 1349 con epicentro tra Cassino e Isernia), i Monti Tiburtini (come per i recenti episodi, di poco rilievo, avvertiti nel 1997, 1998 e 2000), i Castelli Romani (sono ben noti gli sciami sismici correlati all’attività tuttora in essere del Vulcano Laziale; ultimo episodio avvertito nel 2000), e al largo del Tirreno di fronte alla costa laziale (dove sono presenti alcune faglie sismogenetiche).

 

* Tratto da: “Disastri naturali: conoscere per prevenire”, a cura di ISAT, Roma 2006, pag. 29.

** Foto di copertina: Immagine del Colosseo ai giorni nostri in cui è visibile il lato crollato a seguito del terremoto 1231.