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2021-02-25 03:50

Il Big One della Sicilia: Val di Noto, 11 gennaio 1693

REWIND. I PEGGIORI TERREMOTI DELLA NOSTRA STORIA (II)

di: 
Italo Spiegalevele

Il Big One della Val di Noto del 1693 sconvolse tutte le città importanti della Sicilia orientale. Catania fu quasi interamente distrutta, al pari di Acireale e di tutti i centri sparsi sul versante orientale dell’Etna insieme a tutti gli abitati della Val di Noto. Nell’area epicentrale l’intensità raggiunse l’XI grado della scala Mercalli (MCS) e, nel complesso, furono 70 i centri nei quali si verificarono danni uguali o maggiori al IX grado MCS.

Il terremoto dell’11 gennaio fu preceduto da una forte scossa due giorni prima, il 9 gennaio, che provocò danni gravissimi ad Augusta (dove crollò quasi la metà delle abitazioni e si ebbero 200 morti), ad Avola (dove due quartieri furono quasi del tutto distrutti) e a Noto (dove crollarono molti edifici e ci furono oltre 200 vittime). Danni analoghi si ebbero a Floridia, Lentini, Melilli. Crolli totali e vittime si ebbero a Catania, Vizzini e Sortino.

La seconda scossa, dell’11 gennaio, fu violentissima e gli effetti furono catastrofici poiché spesso si sovrapposero a quelli della scossa precedente. L’area colpita fu molto vasta: si ebbero danni di rilievo in un’area che va dalla Calabria meridionale a Palermo e all’arcipelago maltese. Lo scuotimento fu avvertito chiaramente dalla Calabria settentrionale fino in Tunisia.

Tutte le città importanti della Sicilia orientale furono sconvolte. Catania fu quasi interamente distrutta, al pari di Acireale e di tutti i centri sparsi sul versante orientale dell’Etna. Tutti gli abitati della Val di Noto furono distrutti: Vizzini, Sortino, Scicli, Ragusa, Palazzolo Acreide, Modica, Melilli, Lentini, Ispica, Occhiolà, Carlentini, Avola, Augusta, Noto. Molti crolli si ebbero a Siracusa, Caltagirone, Vittoria, Comiso. Nell’area epicentrale l’intensità raggiunse l’XI grado MCS e, nel complesso, furono 70 i centri nei quali si verificarono danni uguali o maggiori al IX grado MCS.

Le distruzioni più gravi si ebbero nella zona sud-orientale della Sicilia e interessarono il versante orientale dell’Etna, la Piana di Catania, la Val di Noto e la Contea di Modica (le attuali province di Catania, Siracusa e Ragusa), coinvolgendo centri di grande importanza economica e culturale per l’intera isola. Secondo le stime ufficiali le vittime furono circa 54000, di cui quasi 12000 a Catania, oltre 5000 a Ragusa, oltre 1800 ad Augusta, 3000 a Noto, 3500 a Siracusa e 3400 a Modica.

Nell’area mesosismica, repliche rilevanti furono avvertite fino al 1696.

Mappa delle isosisme relative al terremoto del 1693 con epicentro in Val di Noto. Fonte: Postpischl, 1985

All’epoca del sisma, il Regno di Sicilia stava uscendo da un secolo di depressione economica e la ripresa risultò incentivata dalla vasta attività edilizia sviluppatasi in tutta l’area colpita dal terremoto, attraverso progetti di ricostruzione e spesso di completa rifondazione di intere città, a cui fu conferito il volto barocco che ancora oggi possiamo apprezzare. Gli interventi si differenziarono da caso a caso ma, in generale, i cambiamenti di sito furono pochi. In alcuni casi, come a Catania, furono tracciate nuove piante urbane, in altri ci si limitò a poche modifiche; nella maggior parte delle volte, come a Siracusa e Caltagirone, la ricostruzione fu eseguita seguendo la pianta originaria della città.

Il terremoto causò notevoli effetti sull’ambiente. Si verificarono molte fratture nel terreno (da molte delle quali furono segnalate fuoriuscite di gas e acqua calda) in località distribuite su un territorio molto vasto (Messina, Mascali, piana di Catania, Lentini, Augusta, Piazza Armerina). La descrizione di Baratta (1901) “Nel territorio di Lentini dalle squarciature del suolo veniva con violenza proiettata fuori arena ed acqua che costruirono sul suolo dei piccoli monticelli” rimanda evidentemente ai fenomeni di liquefazione divenuti famosi durante il recente terremoto in Emilia.  A Paternò, Sortino, Noto, tra Ferla e Cassaro si verificarono frane e smottamenti. L’ostruzione di corsi d’acqua causò la formazione di nuovi invasi tra Noto e Siracusa e lungo il fiume Irminio. Un lago vicino l’attuale Ispica si disseccò. Molte sorgenti scomparvero mentre altre si formarono ex novo. Il periodo sismico fu accompagnato da una forte attività eruttiva dell’Etna. A causa del forte scuotimento sismico, varie località tra Messina e Siracusa furono colpite da onde di maremoto, con gli effetti più gravi ad Augusta, dove le onde raggiunsero l’altezza di circa 15 metri.

 

Fonti dei dati:

Baratta M., 1901, I terremoti d’Italia. Arnaldo Forni Editore

Boschi E., Ferrari G., Gasperini P., Guidoboni E., Smeriglio G., Valensise G., 1995, Catalogo

dei forti terremoti in Italia dal 461 a.C. al 1980. Istituto Nazionale di Geofisica, SGA storia geofisica ambiente.

Postpischl D., 1985, Atlas of isoseismal maps of italian earthquakes. CNR, Progetto finalizzato geodinamica.