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2021-09-22 22:16

Le Cose Che Non ti Ho Detto

GREEN DEAL E BUONI PROPOSITI PER L’AFRICA

di: 
Giovanni Brussato

Il rame è un ottimo indicatore di sviluppo economico e di benessere delle società. Attraverso i dati e le proiezioni del suo fabbisogno e del suo ciclo produttivo a livello mondiale, l’autore svela la superficialità delle dichiarazioni filantropiche dell’Unione Europea e della IEA a proposito delle politiche in favore dell’Africa contestuali al Green Deal.

In un recente intervista rilasciata ad Aljazeera Frans Timmermans, vicepresidente esecutivo della Commissione europea per il Green Deal, e Fatih Birol, direttore esecutivo della IEA, l’Agenzia internazionale per l'energia, hanno sottolineato come sia necessario “fare della povertà energetica dell’Africa un fatto del passato”. Intento assolutamente encomiabile poiché oggi in tutto il mondo quasi 800 milioni di persone vivono senza alcun accesso all'elettricità di cui 600 milioni sono in Africa. “L'elettricità alimenta le nostre economie: ne abbiamo bisogno nelle scuole, negli uffici e negli ospedali, dove ora refrigera i vaccini salvavita. Dobbiamo ampliare l'accesso all'elettricità su scala industriale per consentire alle famiglie dell'Africa subsahariana di aspirare allo stesso tenore di vita delle famiglie di altre parti del mondo.” hanno precisato gli intervistati.

 

Le buone intenzioni e la realtà

In realtà, in proiezione, i numeri sono piuttosto diversi: secondo il Center for International Policy, nel 2035 il numero di persone in età lavorativa in Africa supererà il resto del mondo nel suo complesso, ed entro il 2050 un uomo su quattro sarà africano. La stessa IEA prevede che la popolazione dell’Africa nei prossimi trent’anni aumenterà di 1,1 miliardi di persone. Al 2100, il 40 per cento della popolazione mondiale sarà in possesso di un passaporto proveniente da un paese africano. Ancora l’IEA prevede che nel 2050 la popolazione mondiale sarà di oltre 9,5 miliardi ed il reddito medio pro-capite (GDP) sarà quasi raddoppiato rispetto ai valori attuali.

Però, leggendo meglio i dati IEA, si scopre che viene considerato accesso all'energia un consumo annuo di elettricità per una famiglia di 50 kWh pro capit

e nelle aree rurali e di 100 kWh nelle aree urbane. Questo livello di consumo di elettricità è sufficiente per alimentare alcune lampadine per qualche ora al giorno, per caricare un telefono cellulare e per far funzionare occasionalmente un piccolo ventilatore. In effetti questi livelli di consumo di elettricità nelle aree rurali e urbane sono correlati a redditi di appena $ 0,27 e $ 0,57 al giorno rispettivamente.

Forse, sarebbe meglio che l’IEA spiegasse che la soglia di consumo annuo di 100 kWh rappresenta una soglia di estrema povertà energetica, piuttosto che indicarla come l'obiettivo energetico internazionale per promuovere sviluppo e maggiori redditi. Esattamente come il reddito indica la soglia di povertà, la stessa analisi può essere effettuata con l’energia elettrica e, vedremo successivamente, anche con altri indici.

Ad esempio, l'Energy for Growth Hub propone un minimo energetico moderno di 1000 kWh, il Modern Energy Minimum, per persona all'anno, ritenuto coerente con i paesi che raggiungono uno status di reddito medio-basso e stima che più di 3,5 miliardi di persone - quasi la metà della popolazione mondiale - vivano al di sotto di questa soglia.

Metà della popolazione mondiale: forse anche questo andrebbe detto.

 

Il Dr. Copper

Ma cosa significa numericamente “consentire alle famiglie dell'Africa subsahariana di aspirare allo stesso tenore di vita delle famiglie di altre parti del mondo”? La scarsità di risorse è una delle principali sfide che la società umana dovrà affrontare in questo secolo. Il miglioramento degli standard di vita sommato all’aumento demografico potrebbe spingere la domanda di risorse in acque inesplorate. Per analizzare concretamente la percorribilità di un obbiettivo tanto encomiabile quanto ambizioso utilizziamo un indice adottato dai mercati per descrivere lo stato di salute generale di un'economia: il Dr. Copper.

Le diffuse applicazioni del rame nella maggior parte dei settori dell'economia — dalle case e fabbriche all'elettronica, alla produzione e trasmissione di energia — rendono la domanda del metallo rosso un indicatore in grado di anticipare il ciclo economico. Questa domanda si riflette nel prezzo di mercato del rame.

Settori di utilizzo del rame. Elaborazione dell'autore su dati W. Schippera, Hsiu-Chuan Lina,c, A. Meloni, Wansleebend, Heijungsa, Van der Voeta[2]

 

In realtà il Dr. Copper non è solo un indicatore dell’economia di un paese: esprime una ben definita correlazione tra lo sviluppo economico e la disponibilità di rame per abitante come abbiamo visto per il PIL e l'energia elettrica. Per rendercene conto osserviamo il grafico sotto che esprime, a livello globale, la correlazione tra crescita della popolazione, reddito medio pro-capite e domanda di rame.

Crescita della popolazione a livello globale, reddito medio pro-capite e domanda di rame.

 

Il consumo pro capite di rame nei paesi sviluppati come gli Stati Uniti, il Canada e il Giappone è attualmente di circa 10 chilogrammi. Il consumo di rame in Corea del Sud nel 1965 era inferiore a 1.000 tonnellate, nel 1995 aveva raggiunto le 637.000 tonnellate: più di 14 kg a persona.

Se osserviamo più attentamente l’evoluzione del consumo di rame in un paese sviluppato come il Giappone, rappresentato nel grafico sotto, possiamo chiaramente distinguere la correlazione, nello sviluppo della società, del consumo di rame in relazione alla crescita del PIL. Rilevante osservare che, fino al raggiungimento di un PIL reale pro capite di oltre $ 24.000, si registra un costante aumento della domanda di rame, in linea con una società che sta sviluppandosi economicamente e costruendo le sue infrastrutture.

Evoluzione del consumo di rame in Giappone. Elaborazione dell'autore su dati Watari, McLellan, Ogata, Tezuka[3]

 

Successivamente lo stock di rame pro capite e la tecnologia consentono lo sviluppo del riciclo e dell'economia circolare che porta ad una progressiva riduzione della domanda primaria. Considerazioni analoghe si possono fare esaminando un paese in via di espansione come la Cina i cui dati, presentati nel grafico sotto, rappresentano una proiezione al 2050 della domanda pro-capite.

Proiezione della domanda pro capite in Cina. Fonte Dong, Tukker, Van der Voet [1]

 

Il quadro che emerge è una società che sta ancora sviluppando la sua economia: gli ultimi dati disponibili dalle opache statistiche cinesi indicano, nel 2014, un consumo annuo pro-capite pari a circa 7,1 kg. Altrettanto significativo è il grafico sottostante che visualizza lo sviluppo dello stock pro-capite fino al 2050. Questi dati sono significativi in quanto un prerequisito per un'economia circolare del rame è la comprensione di come venga metabolizzato nella società attraverso l’analisi degli ingressi, uscite e delle scorte accumulate. Perché nell’entità e circolarità degli stock si compenetrano anche le considerazioni sulla vita fisica specifica dei beni e conseguentemente il tasso di sostituzione o riuso e di riciclo del metallo.

Proiezione dello stock pro capite di rame in Cina. Fonte Dong, Tukker, Van der Voet [1]

 

Di fatto lo sviluppo economico di un paese vede la crescita del suo prodotto interno lordo strettamente correlata alla richiesta di materie prime pur in diversi scenari socio-economici e tecnologici. Sarà il caso dell'India che, con i suoi 1,36 miliardi di abitanti, sta attualmente usando solo 0,4 kg di rame a persona. Il paese si sta modernizzando e deve investire molto nelle infrastrutture elettriche: secondo l'IEA, la produzione di energia elettrica indiana dovrà aumentare fino al 20% all'anno per tenere il passo con la sua crescita economica e demografica.

Ma il problema rimane l’Africa. Circa la metà delle economie in più rapida crescita del mondo si trova nel continente, con 20 di esse in espansione a un tasso medio del 5% o superiore nei prossimi cinque anni, più velocemente del tasso del 3,6% dell'economia globale.

 

Lo stock di rame 

Nel 2010–2011 è stato stimato che lo stock di rame nella società globale fosse pari a circa 46 kg pro capite, la domanda di approvvigionamento dal mercato è stata di 2,4 kg di rame primario pro capite all'anno e, con 7,3 miliardi di persone nel mondo, per soddisfare questa domanda l’industria mineraria ha estratto circa 17,5 milioni di tonnellateSe la popolazione mondiale raggiungesse il picco di 9,5 miliardi di persone nel 2050, e nel contempo la domanda globale pro capite arrivasse anche a solo 6 kg di rame all'anno, questo implicherebbe la fornitura di circa 57 milioni di tonnellate di rame all'anno al mercato, ovvero quasi 3 volte la produzione attuale. Non serve fare grandi calcoli per scoprire che le riserve conosciute e previste a livello globale sarebbero consumate in circa due decenni.

Anche questo è un aspetto che non andrebbe taciuto.

Se prendiamo in considerazione lo stock che ciascun paese immobilizza nelle sue infrastrutture, trasporti, reti e beni di consumo, semplici calcoli ci dimostrano che le quantità in gioco sono completamente fuori scala. Oggi secondo la Minerals Education Coalization lo stock di ogni nuovo cittadino americano è superiore ai 400 kg di rame e, come visto poco sopra, entro il 2050, la proiezione per la Cina è di 300 kg.

Secondo quanto ci dicono Birol e Timmermans ci attende una rapida urbanizzazione con la costruzione di un gran numero di abitazioni cittadine, l’aumento dello spazio abitativo pro capite come risultato di una crescente prosperità. La realizzazione o modernizzazione di reti elettriche e digitali, il 5G, oltre agli obbiettivi globali verso il traguardo di un mondo a basse emissioni di carbonio.

Pare evidente che anche attestandosi su livelli inferiori rispetto agli standard statunitensi o europei ma anche cinesi, uno stock di 200 kg pro capite anche per solo altri 2 miliardi di persone che vivono in aree dove non esistono infrastrutture comporterebbe circa 400 milioni di tonnellate di rame. In aggiunta ovviamente.

Come tutti sappiamo le vie dell’inferno sono lastricate di buoni propositi e, se introduciamo un parametro come l’equità sociale nelle dinamiche di sviluppo economico, crescita demografica e tecnologie energetiche, otteniamo un quadro che meglio si presta a descrivere una realtà che appare spesso condizionata dalla speculazione e dal segreto finanziario, e in cui le governance sono spesso deboli rispetto alle grandi lobbies internazionali.

 

Gli scenari

Una dettagliata analisi effettuata attraverso un modello di regressione basato sulla produzione storica globale di rame e, come variabile dipendente, la domanda globale annuale prevista di rame ed utilizzando il PIL e la popolazione come variabili esplicative evidenzia molteplici possibili scenari. Si osserva come la domanda maggiore di rame si avrà in un contesto di elevata crescita economica ma soprattutto di uguaglianza sociale con bassa crescita demografica e tecnologie energetiche a base di carbonio, che portano a emissioni elevate (in rosso nel grafico sottostante).

Una domanda inferiore si riscontra in un contesto ad alto sviluppo sostenibile in cui sono presenti limitate disuguaglianze, in presenza di una rapida innovazione tecnologica e cambiamento verso industrie e fonti energetiche a bassa intensità di carbonio e con una moderata crescita della popolazione (in giallo nel grafico sottostante).

Ma lo scenario in cui la domanda di rame sarà minore sembra essere quello business as usual: una crescita economica moderata e forti disuguaglianze, una forte crescita demografica ed un lento cambiamento nel settore energetico, che porta a emissioni elevate.

 

Il riciclo

Naturalmente, in questi scenari una forte influenza l’avrà il riciclo del rame che le simulazioni suggeriscono diventerà, nel tempo, la più grande fonte di metallo. Anche l'estrazione secondaria sarà sostanziale e supererà, in volumi, l'estrazione primaria, rimanendo comunque inferiore al riciclo.

Elaborazione dell'autore su dati W. Schippera, Hsiu-Chuan Lina,c, A. Meloni, Wansleebend, Heijungsa, Van der Voeta[2] Domanda cumulativa di rame. Le linee tratteggiate prevedono il riciclo del 90% mentre quelle continue si basano su un riciclo del 70%.

 

L'evidenza è che in tutti gli scenari, nel 2050, la domanda globale di rame si attesterà in un intervallo di valori che parte da 45 per arrivare a 60 milioni di tonnellate in presenza di una forte efficienza nel riciclo e riuso della materia prima.

Il rame sarà presente nella società molto tempo dopo l'esaurimento delle miniere e sarà fornito dal riciclaggio e dall'estrazione urbana. Alcune ricerche hanno suggerito che circa l'85% del rame prodotto dall'inizio del XX secolo è ancora in uso, evidenziando le potenzialità dell'estrazione urbana e del riciclaggio in generale. Ma, come vedremo, anche se tutto il rame dovesse essere recuperato, non basterebbe, visto che la domanda è ancora in crescita, ed è possibile raggiungere un'economia circolare di una risorsa solo quando la domanda si stabilizza. In questo contesto, capire come si svilupperà la domanda in futuro è uno dei fattori centrali che determineranno come e quando si potrà realizzare un'economia circolare del rame e quali saranno le ripercussioni in una società dove il metallo rosso sfonderà i 15.000 $/t ed il valore dei rottami assumerà un'importanza significativa per chi dovesse vivere nell'indigenza.

 

Il prezzo

Anche sulla sostenibilità della quotazione del rame la IEA nel suo "The Role of Critical World Energy Outlook Special Report Minerals in Clean Energy Transitions" si trincera dietro un “Prices for energy transition minerals are based on conservative assumptions about future price trends (moderate growth of around 10-20% from today’s levels).”  Quindi non è noto il suo prezzo di riferimento per un metallo che ricordiamolo, negli ultimi sei mesi è passato da € 6.400 /t a € 8.400 /t con un aumento di oltre il 30%.

Ecco, forse queste considerazioni sarebbe stato opportuno esprimerle congiuntamente alle dichiarazioni di intenti, perchè "consentire alle famiglie dell'Africa subsahariana di aspirare allo stesso tenore di vita delle famiglie di altre parti del mondo" è un obbiettivo veramente impegnativo e problematico, potenzialmente in contraddizione col Green Deal europeo e, per la realizzazione del quale, non bastano le buone intenzioni.

 

Riferimenti:

  • [1] Dong, D, Tukker, A, Voet E., van der. Modeling copper demand in China up to 2050: A business-as-usual scenario based on dynamic stock and flow analysis. J Ind Ecol. 2019; 23: 1363– 1380.
  • [2] Branco W. Schipper, Hsiu-Chuan Lin, Marco A. Meloni, Kjell Wansleeben, Reinout Heijungs, Ester van der Voet, Estimating global copper demand until 2100 with regression and stock dynamics,  Resources, Conservation and Recycling
  • [3] Watari, T.; McLellan, B.C.; Ogata, S.; Tezuka, T. Analysis of Potential for Critical Metal Resource Constraints in the International Energy Agency’s Long-Term Low-Carbon Energy Scenarios. Minerals 2018
  • [4] Guiomar Calvo, Gavin Mudd, Alicia Valero and Antonio Valero, Decreasing Ore Grades in Global Metallic Mining: a Theoretical Issue or a Global Reality? MDPI, 2016
  • [5] Harald Ulrik Sverdrup, Anna Hulda Olafsdottir, Kristin Vala Ragnarsdottir, On the long-term sustainability of copper, zinc and lead supply, using a system dynamics model, Resources, Conservation & Recycling