Oggi:

2021-02-25 03:11

Ma come sta veramente il Colosseo?

di: 
Francesco Mauro e Leonello Serva
Il gladiatore


Vedo una gran cerchia d’archi, e tutt’intorno giacciono pietre infrante che furono parte un tempo di una solida muraglia ... Le pietre sono massicce, immense, e sporgono l’una sull’altra. Vi sono terribili fenditure nelle mura, e ampie aperture da cui si vede il cielo azzurro ..."

                                                                       Percy Bysshe Shelley, 1818

 

A Roma si dice: “E’ mejo grattasse …”. Dobbiamo ammettere che questa è stata la nostra prima reazione. Il titolo del “Corriere della Sera”, stampato a tutta pagina nell’edizione romana del 29 luglio 2012, era molto preoccupante: “Colosseo <inclinato>. Indagini sul traffico. <Si può intervenire come per la torre di Pisa>”, con allegata tanto di mappa geologica. In nottata, ci si mette anche la Reuters: “First Pisa, now Rome’s Colosseum - it’s leaning”. La notizia viene ripresa da Yahoo che le concede uno spazio primario; peccato però che accanto ad una foto della Torre che pende ci mettano, chissà perché, l’Angelo di Castello, quello con la spada fiammeggiante (“con la fiamma ossidrica” dicono a Roma). E questa è solo una parte della ricostruzione del percorso della notizia. Il sospetto che si sia trattato di un riempitivo estivo agli inizi non ci ha sfiorato.

Superata la preoccupazione, soprattutto come cittadini romani, oltre che come tecnici e collaboratori dell’”Astrolabio”, abbiamo cominciato a raccogliere informazioni e a riflettere sul problema; ed ecco i punti che abbiamo messo in luce:

  • Nell’articolo non viene citato il fatto che il lato sud del Colosseo, quello interessato alla pendenza, è proprio quello più rovinato dai tanti terremoti che si sono susseguiti, ed in particolare dal crollo dovuto al famoso terremoto del 1349 (ben preparato da almeno 5 terremoti importanti nel periodo di circa 12 secoli tra la costruzione ed il crollo parziale) – da noi citato recentemente in un altro articolo su questa newsletter (http://astrolabio.amicidellaterra.it/node/238).
  •  Non viene ricordato che il Colosseo sorge sul sito di un lago naturale (solo regolarizzato da Nerone per la Domus Aurea) che ha come immissario il rivo naturale dell’Aqua Labicana (ed un apporto dell’acquedotto dell’Aqua Claudia) ed un emissario che scorre, chiamato da alcune fonti Nodinus, sotto Via San Gregorio e il Circo Massimo per andare a Tevere. Queste acque venivano anche usate per allagare l’arena al fine di organizzarvi le naumachie. Le carte geologiche mostrano infatti una fascia di terreno alluvionale che segue esattamente questo percorso delle acque. Molti indizi fanno ritenere che i corsi d’acqua siano ancora lì, intubati o con percorsi sotterranei.
  • L’articolo del “Corriere” parla di 40 cm di dislivello fra un lato e l’altro, ma non nota che il dislivello è fra la zona a sud alluvionale e la zona a nord che si trova invece ai margini della dorsale tufacea Fagutal-Carinae-Velia (oggi non più apprezzabile visivamente per il taglio mussoliniano di Via dei Fori Imperiali).
  • L’articolo accenna alla “subway” ma non dice che la metropolitana anch’essa passa a nord del Colosseo proveniente dall’Oppio in direzione del Circo Massimo.
  • L’ipotesi di una frattura all’interno della platea di fondazione in calcestruzzo, avanzata nell’articolo, è proponibile, ma non vengono presentati elementi che la rendano probabile, né si affronta il problema di cosa ci possa essere sotto una tale platea in una zona urbanisticamente tormentata (modificata, tra l’altro, in epoca repubblicana, in epoca augustea-tiberiana, in epoca neroniana dopo il famoso incendio, dai Flavi dopo la caduta di Nerone).

Sulla base di queste osservazioni, ci si chiede perché il “Corriere” (e possibilmente la Sopraintendenza competente ed il Comune) abbia puntato il dito quasi esclusivamente sul traffico. Lo stesso Shelley (sepolto là vicino, al Cimitero degli Inglesi, vicino alla Piramide) è testimone nei suoi scritti, in tempi in cui il traffico autoveicolare non esisteva, dello stato del Colosseo. Beninteso, il traffico è nocivo per definizione e sarebbe bello che ci fosse intorno al Colosseo, se possibile, una zona pedonalizzata e verde, ma cosa c’entra con il suddetto dislivello? E infatti, i professori e ricercatori dell’Università La Sapienza e del CNR, intervistati nell’articolo, si guardano bene dal dare per sicura la colpa del traffico (e meno male!) ma, da buoni ricercatori della nostra epoca, non possono fare a meno di parlare soprattutto di  carotaggi e monitoraggi, che fanno fare al committente politico-amministrativo la figura di aver stimolato un’azione concreta.

A proposito di potenziali rischi di crollo a causa di cedimenti differenziali, riteniamo interessante portare a paragone il caso delle due torri “pendenti” di Bologna (Torre degli Asinelli e Torre Garisenda). Anche qui, qualcuno pensa di dare la colpa al traffico. Certamente, il caso delle due torri è serio, viste le pendenze e le fattezze delle stesse; ed infatti. da anni sono oggetto di molta attenzione da parte dello stesso Comune che, ad esempio, come prima cosa ha fatto ricostruire nel dettaglio i cedimenti sia nello spazio che nel tempo. Leggendo alcune relazioni tecniche prodotte negli anni, sembrerebbe che le due torri stiano lì lì per cadere; eppure, recentemente, hanno subito un terremoto e sono ancora in piedi con le loro belle pendenze. 

Nel caso del Colosseo, l’entità di questi cedimenti (di cui peraltro non si conosce la storia) e le fattezze (la forma, i materiali, ecc.) lo rendono un soggetto poco propenso a collassare. Vorremmo quindi suggerire al Comune ed alla Sopraintendenza di lasciare perdere i cedimenti e concentrarsi prioritariamente sulla verifica sismica dello Colosseo stesso a fronte di risentimenti a Roma di intensità anche dell’VIII grado provenienti dall’Appennino (cosa, come detto sopra, rara ma già accaduta diverse volte nel corso della sua lunga vita).  In questa verifica, a nostro parere, sarebbero da comprendere anche gli effetti della situazione idrogeologica (basta andare alla chiesa sotterranea di San Clemente, vicino al mitreo, per avere un’idea della portata odierna dell’Aqua Labicana).

Comunque, a poco più di un mese di distanza, il 6 settembre scorso, il “Corriere” ritorna a parlare sui problemi del Colosseo, ma non dice niente di nuovo, salvo riportare una dichiarazione della sopraintendente che smentisce che “il distacco di materiali … l’ultimo avvenuto il 14 gennaio scorso … (corrisponda a) recenti crolli … non esistono problemi di cedimento … (la Sovraintendenza) ha avviato studi sugli effetti dei nuovi cambiamenti climatici”. La responsabile del Colosseo aggiunge che “si è deciso di procedere all’istituzione di … un’area di rispetto (di 15 metri) già presente in altri monumenti”. Vengono poi confermati per il 2015-2016 i lavori di mappatura, restauro, pulitura, realizzazione di un centro servizi, restauro degli ambienti interni e messa a norma degli impianti tecnologici; e viene riconfermata l’intenzione del sindaco di pedonalizzare l’area intorno all’anfiteatro deviando i flussi automobilistici.

Noi concordiamo in pieno con la Sopraintendenza sull’opportunità di smentire gli ingiustificati allarmismi; ma ci permettiamo di insistere sulla priorità della verifica sismica.