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2019-08-20 16:56

Nobel all’Europa, tapiro alla Norvegia

di: 
Redazione

L’assegnazione del Premio Nobel per la pace per il 2012 all’Unione Europea, per aver “per oltre sei decenni contribuito all’avanzamento del progresso di pace e riconciliazione, della democrazia e dei diritti umani”, ha destato perplessità per un complesso di ragioni: tra l’altro, il mancato riconoscimento del ruolo della NATO, e la pessima prestazione delle truppe europee nel 1995 in Bosnia e in particolare a Sebrenica.

Il Premio Nobel per la pace è l’unico a non essere assegnato da un’istituzione svedese (la Reale Accademia Svedese delle Scienze per la fisica, la chimica e l’economia, il Karolinska Institutet, l’Accademia Svedese per la letteratura) essendo stato delegato al Comitato Norvegese per il Nobel composto da 6 membri nominati dal Parlamento della Norvegia.

Dopo aver per anni assegnato il premio a organismi come la Croce Rossa e riconosciuti filantropi, nel secondo dopoguerra sono state decise assegnazioni più “politiche”, compreso il premio a Al Gore e l’Intergovernmental Panel on Climate Change per “la disseminazione della conoscenza sul cambiamento climatico di origine umana” (2007), da più parti contestato, e quello al presidente Barack Obama per “lo sforzo per rafforzare la diplomazia e la cooperazione fra i popoli” (2009), giudicato da molti se non altro prematuro….

Il premio all’Unione Europea “burocratica e improduttiva” (definizione di Piero Ostellino), è stato dunque molto criticato. Ma nessuno in Italia ha notato – o si è ricordato di far notare – che tale riconoscimento alla  UE veniva da un paese che della UE non - ripeto, non - fa parte. Anzi dall’unico importante paese dell’Europa occidentale – e dei paesi scandinavi e nordici, fatta eccezione per l’Islanda - che non ne fa parte. Una scelta confermata da referendum nel 1972 (53,5%) e nel 1994 (52,4%). Un cambiamento di posizione non è attualmente previsto. La Norvegia però, pacifista e multiculturale, prospera e – dicono i maligni – “petrolifera”, è da sempre un partner rigoroso e tradizionalmente attivo della NATO.

Alla faccia delle contraddizioni.