Oggi:

2021-02-25 02:52

L’unanimità in Senato contro gli OGM

TUTTI INSIEME CON PRECAUZIONE

di: 
Sofia Amari

L’unanimità raggiunta in Senato contro gli organismi geneticamente modificati schiera l’Italia sul fronte proibizionismo e concorre a rendere più debole sul territorio l’agricoltura.

 

Il Senato sorprendentemente – ma non troppo, a pensarci bene – ha votato all’unanimità un ordine del giorno che chiede al governo di adottare la “clausola di salvaguardia” per impedire la coltivazione di OGM (organismi geneticamente modificati) in agricoltura. L’ordine del giorno giustifica la richiesta sulla base della “tutela della salute umana, dell’ambiente e del modello economico e sociale del settore agroalimentare; invita a potenziare la ricerca scientifica pubblica in materia agricola; e impegna il governo a rafforzare la già efficace opera di monitoraggio e controllo del Corpo Forestale dello Stato” che “da tempo effettua verifiche per evitare la contaminazione tra colture geneticamente modificate e non, e per controllare l’eventuale presenza di sementi transgeniche non autorizzate”.

La convergenza sul tema che ha portato all’unanimità è stata approvata dalla neo ministra delle politiche agricole Nunzia De Girolamo (PdL), che ha considerato l’evento “un segnale estremamente positivo … su un tema importante” e ha rivendicato la sua opera di convincimento nei confronti dei senatori M5S che si sono aggiunti ai senatori dei partiti della maggioranza ed ai senatori di SEL da tempo schierati a questo proposito.

Fuori del Parlamento, l’ordine del giorno ha incontrato l’entusiastica, non faziosa e dettagliata approvazione (come da lunga lettera inviata al Corriere della Sera del 23 maggio) di Mario Capanna, ex leader del Movimento Studentesco milanese da tempo divenuto fondatore e presidente di una Fondazione Diritti Genetici. Capanna descrive più chiaramente della ministra gli obiettivi dell’ordine del giorno: richiesta di applicazione della clausola di salvaguardia in sede UE; divieto governativo della coltivazione di OGM, aprendo così “la strada allo sviluppo – ben oltre la difesa – dell’agroalimentare italiano … sviluppare la MAS (selezione assistita tramite marcatori molecolari), la biotecnologia benefica e amica dell’ambiente … (conduzione di) GenEticaMente – il progetto strategico della fondazione … ricerca scientifica partecipata” (quest’ultimo progetto, in verità, una specie di riscoperta dell’acqua calda).

Vediamo di inquadrare queste posizioni italiane nel più vasto ambito internazionale. La coltivazione di OGM è sempre più diffusa a livello globale, soprattutto negli Stati Uniti, Argentina, Brasile, India e Canada. Così non è nell’Unione Europea, che pure è uno dei principali produttori agricoli mondiali. La coltivazione e il processamento degli OGM sono possibili nella UE ma pesantemente frenati dalle procedure di autorizzazione. Inizialmente, la posizione europea era diversa quando, con una direttiva del 1990, erano stati permessi 17 specifici OGM. Ma, a partire dal 1997, molti stati membri, con in testa la Francia, si sono opposti a nuove autorizzazioni dando vita a una moratoria di fatto che è durata, con risultati protezionistici, fino alla direttiva 2000/18 basata sul cosiddetto principio di precauzione.

La nuova procedura permette l’introduzione (coltivazione, importazione o uso) di un particolare OGM qualora la richiesta sia autorizzata da un ente nazionale di uno stato membro e dall’Agenzia Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA). Il permesso così concesso può essere però contestato da un altro stato membro e la decisione verrà allora presa dal Consiglio dei ministri della UE dopo aver sentito il parere di un comitato scientifico. In mancanza di una maggioranza qualificata, la decisione definitiva verrà presa dalla Commissione UE. Ma anche dopo questo complesso iter, un vero e proprio gioco dell’oca, uno stato membro può appellarsi alla “clausola di salvaguardia” di cui sopra e proibire la coltivazione, importazione o uso di un OGM già approvato nel proprio territorio. Le autorizzazioni inoltre sono temporanee con la necessità di ripetere la procedura per il loro rinnovo. In teoria, una parte che si sentisse lesa da questa proibizione “temporanea”, potrebbe ancora ricorrere alla Commissione.

In questo quadro, sul piano pratico, il permesso di coltivazione è stato a suo tempo concesso solo nel caso del mais M819 della Monsanto. Per ragioni di rapporti commerciali o di fabbisogni nazionali, molti sono invece i permessi di importazione (non come sementi) e d’uso (per alimentazione o mangimi) che sono stati rilasciati.

Gli schieramenti in proposito all’interno della UE sono complessi. Tre paesi sono dichiaratamente in favore di un rilassamento delle procedure per un maggiore impiego e produzione degli OGM: Regno Unito, Paesi Bassi e Svezia. Sono nettamente contrari Francia e Austria, con giustificazioni che vanno da un certo ambientalismo alla difesa protezionista del loro tradizionale settore agricolo; a queste, con sfumature diverse, si sono aggiunti gli altri paesi (Grecia, Ungheria, Germania, Italia, Polonia, ecc.); la Spagna è in una situazione contraddittoria: vicina alla posizione francese ma ospite della maggioranza delle coltivazioni OGM in Europa.

La presidenza Barroso vorrebbe da tempo trovare una soluzione, sia per sbloccare la spaccatura europea, sia per diminuire l’importazione di mangimi da grandi produttori extra-europei, ma un accordo sembra lontano. La possibilità della creazione di due diversi gruppi di paesi con diversa regolamentazione non è da scartarsi.

E’ chiara quindi l’importanza della posizione italiana che potrebbe passare da una moratoria di fatto ad una “salvaguardia” dichiarata rafforzando il fronte del no.

In tutto questo, sono quasi completamente scomparsi gli aspetti scientifico-tecnici e di sicurezza; anzi, la stessa EFSA è talvolta sotto attacco. Gli attivisti e i politici non sanno, o fingono di non sapere, che i prodotti tradizionali, genuini e tipici, sono in ogni caso frutto di incroci e selezioni fatte dall’uomo, e che un gene introdotto in una pianta per ibridizzazione o per transgenesi è comunque un gene “nuovo” per un certo organismo. E ancora: del fatto che non siano state osservate patologie specifiche dovute agli OGM nessuno parla. E non dicono neanche che i problemi causati alla salute e all’ambiente, nel caso in cui si verifichino, sono gli stessi per un dato prodotto che sia OGM o non-OGM.

Purtroppo, l’attivismo anti-OGM, gioca spietatamente sulle paure e sulla disinformazione; e pur se unanimista, potrebbe portare, anziché alla salvaguardia dell’agroalimentare tradizionale italiano, alla sua scomparsa per un mancato miglioramento genetico o per effetto di una concorrenza estera spietata basata sul protezionismo ma anche sulla ricerca biotecnologica.  Questa preoccupazione per la salute umana e per la tradizione alimentare europea è ben strana: non si vogliono le coltivazioni OGM, ma si importano tranquillamente gli organismi OGM per il consumo umano e animale (vedi anche la Tabella 3). Noi crediamo invece che una visione moderna e integrata della agricoltura multifunzionale con produzioni si qualità e i suoi corollari di gestione del territorio e dell’ambiente e di uso sostenibile della biodiversità presuppone la disponibilità di un patrimonio agricolo, biogeografico e naturalistico adeguato e aperto ai necessari miglioramenti e diffusione.

Tabella 1 – Superfici (milioni di ettari) impegnate nella coltivazione di OGM

Anno

USA

Argentina

Brasile

Canada

Cina

1996

  1,5

  0,1

  ---

  0,1

  ---

2000

30,3

10,0

  3,6*

  3,0

  0,5

2003

42,8

13,9

  3,0

  4,4

  2,8

2006

54,6

18,0

11,5

  6,2

  3,5

(rielaborato da GMO Compass), *stima delle coltivazioni illegali

 

Tabella 2 – Numero di OGM sviluppati

Specie

OGM

Compagnia

Cotone

17

Monsanto, Bayer, altre 4

Garofano

  4

Florigene

Mais

58

Monsanto, Dow, Syngenta, Pioneer, Bayer

Patata

   4

Basf, Amylogen, Avebe

Colza

   7

Monsanto, Bayer

Riso

   1

Bayer

Soia

 14

Monsanto, Bayer, Basf, Pioneer

Barbabietola

    3

KWS Saat / Monsanto, Danish / Dlf Trifolium

(rielaborato da GMO Compass)

 

Tabella 3 – Permessi di importazione di OGM nell’Unione Europea

Utilizzazione

Specie

OGM

Coltivazione:

Mais

   2

Patata

   1

Trasformazione,

alimentazione umana/animale:

Cotone

   3

Mais

25

Patata

   1

Colza

   2

Soia

   3

Barbabietola

   1

(rielaborato da Commissione Europea)