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2019-12-13 16:14

Lo gnomo di Helsinki

IL COMMISSARIO EUROPEO OLLI REHN

di: 
R.G.

Il commissario europeo per gli affari economici e finanziari, il finlandese Olli Rehn, si è già messo in evidenza in passato per i giudizi drastici e talvolta saccenti sulla situazione economica italiana e degli altri paesi mediterranei dell’Unione Europea (UE).

Nei giorni scorsi, il commissario Olli Rehn è ripassato in Italia e non si è peritato di dircela tutta. Ecco un estratto di quello che è noto ormai come il discorso della Ferrari, pronunciato nel corso di un’audizione di Rehn ad un seduta di commissione del Parlamento Italiano il 17 settembre (traduzione del testo in inglese fatto circolare dalla CE): “Sono al corrente del fatto che uno dei miei connazionali sia stato molto citato dai notiziari italiani nei giorni scorsi. Spero che il reclutamento di Kimi Räikkönen da parte della Ferrari sia una mossa ispirata non solo per la Ferrari ma per l’Italia tutta. Siamo chiari: il talento da solo non sarà sufficiente. La Ferrari, come l’Italia, ha sempre significato tradizione, stile e artigianato di qualità. Ma, per vincere sul circuito della crescita globale, avete bisogno di disegnare il motore più competitivo ed essere pronti ad adottarlo e accettare il cambiamento.” Il linguaggio è in parte diverso, ma l’atteggiamento e il messaggio sono gli stessi di quando, ai tempi in cui ancora c’era il governo Berlusconi, il commissario diceva: "... livello drammatico... e grande preoccupazione... per la situazione economica e finanziaria dell'Italia". La novità diventa forse l’estensione alla Ferrari del giudizio negativo.

Fra una citazione e l'altra, sono scarse le informazioni sul background politico e umano del commissario Rehn, che è stato nominato commissario europeo nella Commissione presieduta dal portoghese Josè Manuel Barroso (dal 2009 al 2014), dopo un precedente incarico a partire dal 2004.

Olli Ilmari Rehn – il primo nome Olli è un diminutivo di Olaf che, nelle antiche lingue scandinave, significa "discendente degli antenati", e da cui viene l'italiano Oliviero - è nato nel 1962 a Mikkeli, una volta piccola capitale (49.000 abitanti) della regione della Finlandia orientale, nel 1997 consolidata nella regione della Savonia meridionale. Mikkeli è sempre stata un punto chiave nel secolare scontro tra Svezia e Russia per il controllo della Finlandia e nelle aspirazioni di questa all’indipendenza; e nel periodo della II Guerra Mondiale, è stata il quartier generale militare della lotta contro gli invasori sovietici.

Il nome e cognome del commissario potrebbero indicare un'appartenenza alla consistente (oltre il 5%) minoranza di lingua svedese del paese (ove lo svedese è ufficiale insieme con il finlandese). E' indubbiamente un uomo in possesso di una buona educazione: studi di economia, relazioni internazionali e giornalismo al Macalester College (a Saint Paul, Minnesota, USA, una zona di prevalente emigrazione scandinava e nordica), un master in scienze politiche all'Università di Helsinki (1989) e un dottorato in economia al St. Anthony College dell’Università di Oxford (1996) con una tesi su “Competitività aziendale e industriale nei piccoli stati europei”. E’da notare il curriculum universitario prevalentemente all’estero pur essendo Mikkeli città universitaria.

E’ entrato in politica fin da giovane, iscrivendosi all'organizzazione giovanile del Partito del Centro e divenendone presidente nel 1987; viene eletto consigliere municipale di Helsinki nel 1988, vice presidente del Partito del Centro dallo stesso anno fino al 1994, parlamentare nel 1991, membro del Parlamento Europeo dal 1995. Come molti nordici, è fluente in diverse lingue (finlandese, svedese, inglese, francese e tedesco).

Il Partito del Centro è un antico partito finlandese, fondato nel 1906 fin da prima dell'indipendenza (1917) dalla Russia, originariamente come una lega agraria favorevole alla forma repubblicana di governo ed alla decentralizzazione rispetto al governo zarista; il partito ha sempre mantenuto un legame con la situazione nelle campagne pur evolvendosi verso posizioni centriste, con qualche difficoltà europeista, con un elettorato urbano moderato ed una partecipazione di emigranti da altri paese (Balcani, Asia, Africa); è uno dei quattro principali dei tanti partiti finlandese, spesso il più consistente, ma non ha mai superato il 25% dei voti (nelle elezioni del 2011 ha avuto il 15,8% dei voti), partecipando spesso a governi di coalizione ed esprimendo anche il primo ministro o il presidente della repubblica; attualmente è il quarto partito e quello che ha più perso voti alle ultime elezioni. Nel Parlamento Europeo, aderisce al gruppo dell’Alleanza dei Liberali e dei Democratici (in cui, per l’Italia, inizialmente erano presenti l’Italia dei Valori , l’Alleanza per l’Italia “rutelliana”, i radicali e i repubblicani), ed è membro dell'Internazionale Liberale.

Rehn è stato dapprima brevemente commissario (per la società dell'informazione e dell'impresa) con la Commissione Prodi dal 2004, in sostituzione del precedente commissario finlandese Erkki Liikanen; fu poi nominato commissario all'allargamento della UE nella prima Commissione Barroso - con grande disappunto del governo finlandese che aspirava a ottenere un incarico più importante - e quindi commissario agli affari economici e finanziari e vice presidente nella seconda Commissione Barroso. In patria, Rehn è stato in genere legato al primo ministro quando questi era in passato espresso dal suo partito, e questo spiega in buona parte la sua designazione a Bruxelles.

Fin qui, la figura che appare è quella di un piccolo politico di una regione periferica e con un elettorato tradizionalista di una nazione importante ma di piccole dimensioni (5.300.000 abitanti); ma anche quella di un tecnocrate economista con un background culturale tipicamente nordico, a cui la sorte ha assegnato il potere di “sorvegliare” le nazioni mediterranee o le piccole nazioni sul piano economico con evidenti ripercussioni su quello politico.

Qualche informazione di più può venire da un'analisi del suo dicastero e del suo gabinetto. Sorpresa: il direttore generale per gli affari economici e

finanziari è un italiano - uno dei pochi italiani in queste posizioni alte a Bruxelles - Marco Buti, dal 2008, ma in precedenza vice allo stesso posto. Ed è italiano anche il vicecapo di gabinetto, Massimo Suardi (incaricato specificamente della sorveglianza di Francia, Italia e Portogallo).

Marco Buti è un personaggio interessante: ha una laurea in economia e commercio all'Università di Firenze nel 1982, master in economia all'Università di Oxford nel 1986, è in carriera alla CE dal 1987. La sua entrata nella Commissione è avvenuta quindi nel periodo in cui si passava dai due governi Craxi al governo Goria, con il Ministero degli esteri sotto Andreotti. Le idee economico-politiche di Buti possono essere in parte intuite dalle sue pubblicazioni: in una molto nota dell'ottobre 2010, Buti ed il suo co-autore Martin Larch difendono una più forte governance economica della Commissione rispondendo in particolare alle critiche di Francesco Giavazzi e Luigi Spaventa. Buti è stato anche funzionario in passato dei gabinetti di due commissari italiani, Filippo Maria Pandolfi (democristiano, ministro dal 1976 al 1988 alle finanze, all'industria e all'agricoltura, poi commissario europeo alla ricerca fino al 1993 con Delors) e Raniero Vanni d'Archirafi (ambasciatore, indipendente, considerato vicino alla DC, capo di gabinetto del ministro degli esteri Colombo nel 1980-1984, commissario europeo per il mercato interno dal 1993 al 1995 quando fu sostituito da Mario Monti).

In conclusione, Olli Rehn, un modesto politico di provincia, che è anche un grande tecnocrate, è diventato un grande burocrate, non eletto da nessuno, su designazione in generale del suo governo, ma in effetti designato da piccoli politici; Rehn opera a sua volta con l'assistenza di piccoli tecnocrati, burocrati fin dagli inizi della loro carriera, probabilmente iniziata al seguito di vecchi politici. Il suo ruolo sembra essere quello di difensore del “rigore”e quindi degli interessi del gruppo di stati membri stretti intorno alla Germania, fra cui certamente la Finlandia. Alcune delle cose che dice possono anche esser vere, ma vengono predicate avulse dal quadro generale e sono sicuramente corrispondenti alla linea portata avanti dallo stato egemone e al feeling della sua opinione pubblica. Il personaggio appare comunque sgradevole e supponente, e fautore di una “democrazia della designazione”.

E lo gnomo? Beh, in Finlandia, a Rovaniemi, c'è una delle residenze "ufficiali" di Babbo Natale (l'altra è a North Pole, Alaska): quindi gli gnomi, o forse gli elfi, c'entrano eccome, dato che preparano per noi “cicale”i doni di Babbo Natale (ad esempio, le tasse).