Oggi:

2020-07-10 02:50

Calcio, ambiente e sviluppo

CAMPIONI DEL MONDO

di: 
Francesco Mauro e Leonello Serva

Una breve storia della Coppa del Mondo di calcio e dei problemi connessi descrive l’importanza ricreativa, popolare, sportiva e speculativa della scadenza. Una particolare attenzione deve essere dedicata ad aspetti socio-economici, ambientali e del territorio (soprattutto per gli impianti sportivi) al fine di mettere a punto, se possibile, soluzioni accettabili, per lo sport-spettacolo più popolare e forse più bello del mondo.


Breve storia della Coppa del Mondo
Quando il 29 maggio 1928, durante il congresso di Amsterdam, venne approvato il progetto del torneo mondiale di calcio per nazioni, proposto dal francese Henry Delaunay ed accettato dall’allora presidente della FIFA Jules Rimet, e fu assegnato all’Uruguay, in concomitanza con il centenario della propria indipendenza, l’incarico di dare avvio alla competizione per la Coppa Victory (poi divenuta famosa come Coppa Rimet), nessuno probabilmente pensava che essa sarebbe divenuta l’evento sportivo o forse l’evento tout-court più seguito al mondo. La FIFA era la Federazione Internazionale delle Associazioni Calcistiche (in inglese, con una sfumatura alquanto diversa, Federazione Internazionale del Football Associato), fondata nel 1904.

Lo sport è di origine inglese, fatte salvo le versioni più antiche che si ritrovano in tutta Europa fino all'età romana, ma che sono, come il calcio fiorentino, più che altro simili al rugby. Lo sport è quello che in italiano chiamiamo calcio, football nell’inglese parlato in Gran Bretagna, in francese e in spagnolo (ma non nell’inglese-americano, dove il termine è riservato al football americano, derivato alla lontana dal rugby inglese, e non nell’inglese- australiano, anche a causa dell'esistenza di uno specifico football australiano); lo stesso sport, negli Stati Uniti, Canada, Australia ed altri paesi anglofoni non-britannici, si è chiamato soccer, che è una contrazione di “association football”.  Il calcio è diventato lo sport di squadra con la palla o equivalente più giocato al mondo e in più paesi; il suo successo è probabilmente dovuto essenzialmente a tre ragioni:

- lo spazio lasciato dagli altri sport simili, ognuno concentrato su un paese o gruppo ristretto di paesi (il football americano negli USA, l’hockey su ghiaccio in Canada ed Europa dell'Est, il baseball in USA, il cricket in Gran Bretagna e alcuni paesi del Commonwealth, l’hockey su prato in India-Pakistan, il rugby solo di recente allargato ad un numero ristretto di paesi, ecc.);

- il fatto che può essere giocato da tutti, ovviamente nei vari ruoli, quale che sia la loro corporatura e costituzione fisica;

- la Coppa del Mondo, a cui tutti i paesi aspirano.

La coppa si sarebbe vestita di moltissimi altri significati in ambito geopolitico, sociologico, antropologico, di prestigio, ricreativo, sino alla sostenibilità ambientale di stadi, strutture e infrastrutture sportive, turistiche e di trasporto.

La prima edizione della coppa, come detto, si tenne nel 1930 in Uruguay (medaglia d’oro per il calcio alle Olimpiadi del 1928 e del 1924), e rappresentò l'avo di una prima fase della coercizione; la sua storia come Coppa Rimet si concluse nel 1970 quando il Brasile stellare di Pelè, Gerson, Rivelino, Jairzihno e Tostao se la portò a casa dopo averla conquistata per la terza volta.

Prima fase del Campionato mondiale di Calcio (Coppa della Vittoria e Coppa Rimet)

Anno

Vincitore

Finale

Secondo

Ospite

Squadre

Città/Stadi

1930

URUGUAY

4-2

Argentina

Uruguay

13

1/3

1934

ITALIA

2-1

Cecoslovacchia

Italia

16

8/8

1938

ITALIA

4-2

Ungheria

Francia

15(37)

9/10

1950

URUGUAY

2-1

Brasile

Brasile

13(34)

6/6

1954

GERMANIA W

3-2

Ungheria

Svizzera

18(45)

6/6

1958

BRASILE

5-2

Svezia

Svezia

16(55)

12/12

1962

BRASILE

3-1

Cecoslovacchia

Cile

16(48)

4/4

1966

INGHILTERRA

4-2

Germania W

Inghilterra

16(74)

7/8

1970

BRASILE

4-1

Italia

Messico

16(71)

5/5

La nazionale italiana campione del mondo nel 1934. 

Possiamo dire che, in questa prima fase della Coppa del Mondo, il fato, con la sua definitiva assegnazione al Brasile, abbia voluto riparare a quanto accadde nel 1950 quando, nel mitico stadio Maracanà di Rio, i brasiliani subirono, da parte del vicino piccolissimo ma grandissimo Uruguay di Ghiggia e Schiaffino (che giocarono poi in squadre e nella nazionale italiana), forse la sconfitta più atroce della loro storia calcistica che, oltre alle incredibili storie avvenute a seguito di tale sconfitta e forse per dimenticare più in fretta, portò al cambiamento della loro casacca da bianca a verde-oro.

Nel 1970, la squadra italiana fu l’altra protagonista della finale che, purtroppo, fu giocata dopo aver vinto ai supplementari forse la partita più importante della storia della nostra nazionale, “la partita del secolo”, la semifinale contro la Germania Ovest: il famosissimo 4 a 3 (marcatori italiani: Boninsegna, Burgnich, Riva, Rivera). 

La targa commemorativa della “partita del secolo” tra Italia e Germania in Messico. 

Dopo il 1970, la nuova Coppa, fatta sulla base del bozzetto preparato dal designer italiano Silvio Cazzaniga, fu chiamata asetticamente FIFA World Cup (Coppa del Mondo della FIFA). Essa, a differenza di quella precedente, non verrà assegnata dopo tre vittorie ma verrà sostituita dopo il 2038 in quanto sarà finito lo spazio alla sua base dove  ora vengono incisi i  vincitori a partire dalla edizione dal 1974.

La Coppa è diventata sempre più importante come evento di livello mondiale. Infatti, mentre l’organizzazione della Coppa Rimet era un fatto quasi privato tra Europa occidentale e Sud America, per la nuova coppa si sono “scomodati” anche stati inizialmente non propriamente eccelsi dal punto di vista calcistico quali Stati Uniti (1994), Giappone e Corea del Sud insieme (2002), e Sud Africa (2010).

La prossima edizione poi, dopo la tappa brasiliana di quest’anno, sarà organizzata dalla Russia di Putin, e la volta successiva da uno degli emirati arabi (il Qatar, emirato petrolifero del Golfo Prsico, indipendente, non appartenente però alla federazione dei sette Emirati Arabi Uniti, EAU). 

Ad  oggi, i risultati della seconda fase della coppa sono stati: 

Seconda fase del Campionato mondiale di Calcio (Coppa del Mondo FIFA)

Anno

Finale

 

Ospite

Squadre

Città/
Stadi

1974

GERMANIA W – Paesi Bassi

2-1

Germania Ovest

16(99)

9/9

1978

ARGENTINA – Paesi Bassi

3-1

Argentina

16(106)

5/6

1982

ITALIA – Germania Ovest

3-1

Spagna

24(109)

14/17

1986

ARGENTINA – Germania W

3-2

Messico

24(121)

9/12

1990

GERMANIA W - Argentina

1-0

Italia

24(108)

12/12

1994

BRASILE – Italia

3-2

USA

24(131)

9/9

1998

FRANCIA – Brasile

3-0

Francia

32(172)

9/10

2002

BRASILE – Germania

2-0

Giappone/Corea

32(198)

20/20

2006

ITALIA – Francia

5-3

Germania

32(198)

12/12

2010

SPAGNA – Paesi Bassi

1-0

Sud Africa

32(204)

9/10

 

Nella tabella sottostante è riportato il medagliere delle nazionali che hanno vinto la Coppa a partire dal 1930:

Medagliere dei Campionati del mondo di Calcio

#

Paese

1^ posto

2ˆ posto

3^ posto

Totale

1

BRASILE

5

2

2

9

2

ITALIA

4

2

1

7

3

GERMANIA

3

4

4

11

4

ARGENTINA

2

2

 

4

5

URUGUAY

2

 

 

2

6

FRANCIA

1

1

2

4

7

SPAGNA

1

 

 

1

8

INGHILTERRA

1

 

 

1

Le altre manifestazioni internazionali del calcio
Numerose altre manifestazioni a carattere “mondiale” fanno da preparazione o contorno alla Coppa del Mondo. Vi sono ovviamente le competizioni internazionali o regionali per club, di cui la più famosa è la Coppa dei Campioni della UEFA (la federazione europea) riservata alle squadre risultate le migliori nei campionati delle leghe europee: 57 edizioni annuali a partire dal 1956, vinte in genere dalle grandi squadre spagnole, inglesi e tedesche, ma anche dalle italiane (7 volte dall’AC Milan, 2 dalla Juventus, 3 dall’Inter).

Vi è un analogo torneo sudamericano, la Coppa Libertadores, organizzata dal CONMEBOL ed arrivata alla 53esima edizione. Sino a pochi anni orsono, le due vincitrici europea e sudamericana si battevano, tradizionalmente giocando una partita in Giappone, per la Coppa Intercontinentale; nelle ultime 9 edizioni, la scadenza è diventata la Coppa del Mondo per club (organizzata dalla FIFA) che vede la partecipazione dei vincitori dei 6 tornei continentali.

Tornando alle squadre rappresentative nazionali, va ricordato il torneo che assegna le medaglie olimpiche per il calcio. Questa è in realtà la manifestazione internazionale più antica dato che inizia con la prima edizione nel 1900 (oro: Gran Bretagna, argento: Francia, bronzo: Belgio), ma spesso mal sopportata per il disinteresse USA - allora - per il calcio. La conta delle medaglie d’oro vede in testa la Gran Bretagna (nelle prime edizioni: 1900, 1908 e 1912) e l’Ungheria con tre vittorie ciascuna, l’Uruguay, l’URSS e l’Argentina con 2 vittorie, e numerosi paesi con una vittoria (Canada, Belgio, Italia nel 1936, Jugoslavia, Polonia, Germania Est, Cecoslovacchia, Francia, Spagna) compresi per la prima volta due paesi africani (Nigeria e Cameroon, nel 1996 e nel 2000) e un paese centro-americano (Messico nel 2012); l’Italia ha guadagnato anche una medaglia di bronzo nel 2004.

L’importanza del calcio olimpico è stata a lungo condizionata dalla questione della partecipazione limitata agli atleti non professionisti, con la profonda distorsione negli anni della guerra fredda causata del dilettantismo di stato dei paesi socialisti e/o satelliti dell’URSS (vincitori del 1952 al 1988 di 9 su 10 ori olimpici). Il dilettantismo venne abbandonato nel 1984 e dal 1996 il nuovo regolamento impose la partecipazione delle squadre nazionali under-23 con l’eccezione di 3 convocabili fuori quota.

Dal 1996 è stato introdotto il calcio femminile olimpico che ha visto 4 vittorie degli Stati Uniti ed 1 della Norvegia. Il calcio femminile ha visto anche l’avvio dal 1991 della Coppa del Mondo femminile, con 2 vittorie degli Stati Uniti, 2 della Germania, ed una ciascuno per Norvegia e Giappone.

Va infine ricordata una scadenza internazionale che ha incontrato molti problemi ed attraversato fasi di confusione e cambiamento, ma ha assunto un importanza di rilievo: la  Coppa delle Confederazioni. Questa competizione nasce, per l’intuizione del dirigente italiano di UEFA e FIFA Artemio Franchi, proprio come Coppa Franchi, sul modello della Coppa Intercontinentale per club, come un confronto fra le squadre nazionali vincitrici del campionato europeo e di quello sudamericano: nel 1985, la Francia di Platini batte 2-0 l’Uruguay; nella scadenza successiva, saltando un turno quadriennale, nel 1993, l’Argentina batte la Danimarca. Nel frattempo, in Arabia Saudita (vincitrice della Coppa d’Asia), re Fahd si è letteralmente inventato una coppa al suo nome con lo stesso obiettivo: nel 1992, partecipano, con l’Arabia Saudita, Stati Uniti, Costa d’Avorio e la vincitrice Argentina (ma non gli squadroni europei). Nel 1995 e 1997 la competizione si mantiene ancora in Arabia Saudita, per passare poi sotto controllo della FIFA e diventare il “mondialino”, che si tiene un anno prima nello stesso paese della Coppa del Mondo ed a cui partecipano 8 squadre (le vincitrici continentali e alcune invitate). Il medagliere di questa coppa ha visto, a partire dal 1997, ben 4 vittorie del Brasile, 2 della Francia e una del Messico (l’Italia, che non ha mai molto frequentato questa scadenza, è arrivata terza nell’ultima edizione).

 

Il paese ospite e la partecipazione
Come abbiamo visto, l’organizzazione della Coppa del Mondo è stata affidata a paesi diversi, designati nelle prime edizioni con criteri “casarecci” che causarono litigi e boicottaggi, soprattutto fra europei e sudamericani. Si tenga presente il vantaggio rappresentato dal giocare in casa: 6 degli 8 campioni del mondo finora vincitori per una o più edizioni hanno vinto uno dei loro titoli mentre giocavano in casa: le eccezioni sono il Brasile, che arrivò secondo in casa quando perse la partita decisiva nel 1950, e la Spagna che non riuscì a vincere nel 1982 quando aveva organizzato la scadenza; al contrario, l’Inghilterra nel 1962 e la Francia nel 1998 hanno vinto il titolo solo giocando in casa. Altre nazioni hanno comunque conseguito il loro miglior piazzamento proprio giocando in casa (Svezia, Cile, Corea del Sud, Messico).

A partire dal dopoguerra, la situazione della scelta del paese ospitante si è andata normalizzando, rispettando il criterio dell’alternanza fra Europa e Sud America e regolamentando un sistema di presentazione delle candidature con votazioni di selezione. Nel 2002, per la prima volta, la scadenza venne assegnata all’Asia e per di più a due paesi congiuntamente (Corea del Sud e Giappone, caso raro e forse unico). Nel 2006, la designazione della Germania venne duramente contestata dal Sud Africa (sulla base del comportamento in votazione di alcuni delegati), che peraltro ottenne successivamente l’assegnazione della scadenza per il 2010, per la prima volta in Africa. Nel futuro prossimo, come sopra accennato, è già assegnata l’edizione del 2018 alla Russia e del 2022 al Qatar (prima volta di un paese dell’area del Medio Oriente e Nord Africa).

L’impegno organizzativo è ovviamente cresciuto con la partecipazione: da 13 squadre nazionali nella prima edizione (1930) a 24 (dal 1982) e poi 32 (dal 1998) squadre (con una fase di selezione con 204 squadre nella 19^ edizione nel 2010). Fra tutte le squadre, l’unica ad aver partecipato a tutte le edizione è il Brasile.

La Coppa del Mondo è uno degli eventi più visti, forse il più visto, superiore anche alle Olimpiadi, sia da parte degli spettatori che affollano gli stadi, sia da parte degli spettatori virtuali che usano la televisione o altre modalità trasmittenti o via internet. Nelle edizioni prima della guerra, il pubblico presente arrivava ad un totale di 300-600.000 persone (che, per 17-18 partite, significa 21-32,000 persone partita). A partire dal 1950, il numero di persone sale quasi costantemente da circa 1.000.000 ad oltre 3.500.000 nel 1994, con una media di quasi 70.000 a partita, per poi rimanere in una sorta di plateau (50.000 in Sud Africa).

La Coppa del Mondo venne ripresa in televisione per la prima volta nel 1954. Si stima che la finale dell’edizione del 2006, tenutasi in Germania, sia stata vista da circa 715 milioni di persone, pari ad 1/9 della popolazione del pianeta, mentre il numero cumulativo di spettatori per tutte le partite di quel campionato è stimato in uno sbalorditivo 26 miliardi. Non si hanno i dati precisi circa il Sud Africa nel 2010, ma dove la partecipazione, anche del pubblico sudafricano e africano, è stata certamente un successo accompagnato da un tifo forte e pittoresco (ma pacifico). Si pensi che la cerimonia del sorteggio dei gironi in vista del campionato in Brasile ha richiamato un pubblico televisivo di oltre 300 milioni di spettatori.

D'altro canto, il calcio riesce bene anche per quel che riguarda il numero di spettatori presenti in media alle singole partite oppure ai tornei nazionali: infatti, se si esclude la NFL (lega del football americano), il calcio mostra il valore medio più alto e l'ammontare complessivo più alto, 67.000 e 17 milioni circa, rispettivamente, per la Bundesliga del calcio tedesco (2011-1012), a cui si avvicinano le maggiori leghe europee (Premier, Ligue, Liga, Serie A).

Lo stesso dicasi per le maggiori coppe nazionali (70-90.000 spettatori per le finali), negli stadi storici o nei loro rifacimenti: Wembley, Stade de France, Olympiastadion, Santiago Bernabeu, Old Trafford, Olimpico di Roma, ecc. 

Un francobollo commemorativo della Repubblica Popolare del Viet Nam per Italia ’90 con tanto di mascotte e di marchio tricolore.

Accennando agli stadi, è opportuno ricordare lo Stadio Olimpico di Roma, dove si è tenuta la finale di Italia ’90, l’ultimo Campionato del Mondo tenutosi in Italia. Lo Stadio Olimpico ha una storia tormentata:

-   inizialmente Stadio dei Cipressi nell’ambito del Foro Italico (allora Foro Mussolini) con lavori iniziati nel 1927 su progetto di Enrico Del Debbio, mai completati (ma con il terreno da gioco già agibile per sport e parate);

- prima inaugurazione nel 1932, con nuovi lavori nel 1937-1940 (ing. Frisa e Pintonello), con sospensione delle attività durante la guerra;

- ri-inaugurato come Stadio dei Centomila (progetto iniziale: Moretti; lavori: Roccatelli, Valle, Vitellozzi) nel 1953 con la partita Italia-Ungheria 0-3; usato come stadio da Roma e Lazio;

- poi Stadio Olimpico per le Olimpiadi del 1960, usato per il cerimoniale e l’atletica (con l’oro di Livio Berruti nei 200 metri);

- completamente ristrutturato e fornito di copertura (di nuovo Vitellozzi), molto criticata, venne utilizzato  per il Campionato mondiale di Calcio  (Italia ’90).

In quest’ultima occasione, le iniziative urbanistiche non furono entusiasmanti: esse sono oggi essenzialmente visibili come gli svincoli di Tor di Quinto; più interessanti alcuni tentativi ad usare le linee suburbane delle Ferrovie dello Stato, finiti però nel ridicolo e tragicomico con una linea (già  esistente come parte della cintura ferroviaria ma mai attivata) in funzione da Roma San Pietro all’Olimpico e oltre per circa 10 giorni e poi abbandonata (con la graziosa stazione di Vigna Clara semidimenticata).         

 

I problemi economico-sociali e di prestigio
Le grandi aziende globali (ad esempio, Coca Cola, McDonalds, Adidas) considerano estremamente utile per i loro marchi essere associati alla Coppa del Mondo. Le previsioni sono che il Brasile possa incassare più 11 miliardi di US$ come ritorno commerciale.

La valutazione socio-economica dell'evento Coppa del Mondo è altamente controverso, andando da un giudizio di grande opportunità per lo sviluppo e la modernizzazione, oltre all'incasso di considerevoli profitti, a quello di disastro ambientale, emarginazione dei diseredati e spreco di denaro pubblico altrimenti utilizzabile.

La scadenza dei prossimi giorni in Brasile ha visto grandi proteste per l'impiego di finanziamenti che avrebbero dovuto essere preferenzialmente indirizzati a scuole e ospedali attualmente molto carenti. D'altro canto, questa manifestazione risponde non solo alle esigenze di prestigio nazionale valutate in sede politica e governativa, ma ad un vero e proprio sentimento nazionale di massa che costituisce, secondo alcuni, un grande patrimonio intangibile impiegabile per il decollo del paese, dei servizi e dell'offerta turistica. E' necessario affrontare e sciogliere il nodo della reale sostenibilità (economica, sociale, ambientale, energetica) dell'evento al fine di risolvere per quanto possibile questa discrasia tra le diverse posizioni.

Il fatto che una prossima edizione si svolgerà in Qatar (non si sa ancora se d’inverno o d’estate con gli stadi completamente condizionati; nonostante l’eventuale sperpero di energia e la produzione extra di CO2, non si sono viste o sentite proteste in merito) permette di esprimere alcune considerazioni ulteriori: i paesi petroliferi della Penisola Arabica stanno portando avanti una opera di “colonizzazione” del calcio – si sono visti in azione l’Arabia Saudita, il Qatar, gli EAU - in quanto sembrano aver compreso che esso rappresenta un veicolo ottimale per introdursi in altri contesti sociali, politici ed economici oltre che per il mantenimento della coesione interna, un obiettivo questo ricercato trattandosi spesso di stati corrispondenti a monarchie assolute.

Una manifestazione in Brasile contro la Coppa del Mondo.

Immagine idealizzata dello sviluppo di Doha, capitale del Qatar.

E’ forse sintomatico il caso del grandissimo Barcellona Football Club, ora fortemente sponsorizzato dal Qatar tramite la compagnia aerea Qatar Airways, dove si è provveduto a togliere dallo stemma del club la croce di Sant Jordi, San Giorgio, in quanto considerato un simbolo crociato, tra l'altro equivocando tra San Giorgio e San Giacomo, quasi a cancellare il ricordo che la Catalogna di cui Barcellona è capitale fosse in origine la Marca Hispanica carolingia contro l'invasione saracena.

Sino a pochi anni fa, gli italiani eravamo al top del mondo calcistico e lo erano a buon ragione viste le vittorie sia a livello di club che di nazionale nonché per la partecipazione ed il sentimento di massa. Gli autori di questa nota hanno esperienza diretta di come, nei villaggi sperduti di contrade e paesi anche molto lontani (ad esempio, Borneo, Vietnam, Malawi), ci riconoscevano come italiani dicendoci: “Baggio, Paolo Rossi, Tardelli”. Il calcio quindi poteva essere un marchio per il nostro Paese. Questo forse non è più o forse è ancora in extremis recuperabile.

Alcuni mesi fa, uno di noi, in viaggio di lavoro in Colombia, si è fermato a parlare con uno studente di un istituto tecnico agrario nella regione "cafetera" (di produzione del caffè), dove lo studente diceva di voler venire a lavorare in Italia dopo il diploma; alla richiesta del perché della scelta, ha risposto: “Perchè sapete fare un ottimo espresso con il nostro ottimo caffè, e perchè io voglio fare il futbalero ed a Roma c'è Tottigol”. Ci sembra un buono spot per l'Italia.

 

Gli stadi da ieri a domani: consumo di territorio e urbanistica
La costruzione, modernizzazione, ristrutturazione o rifacimento degli stadi, l’acquisizione del territorio di loro pertinenza a fini di parcheggio e di paesaggio, il loro inserimento nel tessuto urbanistico, i trasporti (per il paese, la città, lo stadio), la sistemazione per i pernotti e le strutture di servizio, rappresentano il cuore del problema della sostenibilità ambientale, paesaggistica e energetico.

Per individuare concretamente i problemi in questo ambito, abbiamo ricostruito la storia dell'attuale Stadio Flaminio in Roma. Esso nasce come Stadio Nazionale, su iniziativa dei Luigi Lucchini, presidente dell'Istituto Nazionale per l'Educazione Fisica, inaugurato nel 1911 alla presenza dei Reali Savoia, in modo da servire l'Esposizione Universale in Roma organizzata in occasione del cinquantenario della fondazione del Regno (che si basava su due quartieri espositivi: il quartiere internazionale da Belle Arti a Valle Giulia con le accademie straniere, ed il quartiere nazionale-regionale in quello che sarebbe divenuto il Quartiere della Vittoria, uniti dall'allora avveniristico Ponte Risorgimento). Per lo stadio propriamente detto, il progettista Marcello Piacentini si richiamò ai tratti classici degli stadi ellenici, mentre le decorazioni esterne, di stile romano, avevano colossali statue sedute rappresentanti la Forza e la Civiltà.  Internamente, in posizione allineata, si trovavano invece quattro colonne onorarie, congiunte tra loro per mezzo di corone, nastri e festoni di bronzo, portanti le statue bronzee che simboleggiavano le vittorie sportive di Terra, Acqua, Aria e Fuoco. Lo stadio, costruito su un’area di 32.000 metri quadrati, misurava circa 220 m in lunghezza e 120 in larghezza ed era composto da due lunghe gradinate raccordate da un lato a semicerchio. Un lato rimaneva aperto e accoglieva due entrate per il pubblico oltre l’ingresso degli atleti o dei protagonisti delle manifestazioni ospitate. All'interno furono posizionate piste podistiche e ciclistiche sviluppate per quasi 400 metri, mentre sotto gli spalti furono ricavate delle aree, organizzate su due piani, destinate alla sede dell’Istituto Nazionale per l’Educazione Fisica, e numerosi locali utilizzati come palestre, bagni, refettori, uffici, sale di lettura, punti di ristoro e dormitori per gli atleti. Lo Stadio Nazionale era destinato a far da cornice principalmente ad eventi di atletica leggera e non fu mai completato secondo il progetto iniziale. Venne comunque inserito in una situazione urbanistica funzionale ed elegante, basata sul complesso costituito dalla Via Flaminia e dal mai completato Viale Tiziano e dal prolungamento di Viale Parioli (che formavano anche un sistema come percorso ippico e passeggiata di città per carrozza, usato dalla stessa famiglia reale), e fiancheggiato da impianti sportivi ippici e campi minori.

Lo stadio fu ristrutturato una prima volta nel 1927 cambiando il proprio nome in Stadio del Partito Nazionale Fascista (PNF). La tribuna centrale fu dotata di una tettoia a struttura in cemento armato di 75 x 20 metri sotto la cui copertura trovavano riparo oltre 7.000 posti. Sul lato di ingresso venne inserita una piscina all'aperto (lunga 50 metri e larga 18) mentre internamente all'impianto furono ricavati una seconda vasca coperta, numerose palestre, alloggi e gli uffici della direzione generale del CONI e delle Federazioni Sportive. Nella curva sorse addirittura un albergo di tre piani in grado di accogliere 600 atleti ripartiti in 70 dormitori. Il campo di calcio passò alle misure richieste dal CIO (110 x 60 m), mentre la forma della pista podistica a ferro di cavallo fu resa anulare mediante la costruzione di un secondo raccordo semicircolare. Sulle 4 corsie (5 sul rettilineo) della pista di atletica, nel 1931 fu installata provvisoriamente anche una pista ciclistica in legno, richiesta per la disputa del Mondiale di ciclismo su strada. L'ingresso fu sostituito da una più facciata classicheggiante composta da tre fronti alti e curvilinei divisi da quattro semicolonne in laterizio sormontate da imponenti gruppi bronzei raffiguranti il Calcio, la Corsa, la Lotta e il Pugilato, oggi collocati nei giardini del Villaggio Olimpico. Lo stadio fu ufficialmente inaugurato il 25 marzo 1928 con la partita di calcio Italia-Ungheria (finita 4-3). Tre anni dopo divenne il campo di gioco della Lazio. In occasione del Mondiale del 1934, fu costruita una grande tribuna nello spazio occupato dalla piscina mentre le aree situate dietro le porte del campo di gioco ed i rettilinei della pista podistica vennero occupati con piani inclinati per incrementare ulteriormente la capienza dell’impianto. Lo stadio fu definito dal Partito Nazionale Fascista come uno tra i più moderni e completi impianti costruiti in Europa. In occasione del mondiale del 1934 vi furono disputate 3 partite:

- il 27 maggio 1934: Italia - Stati Uniti 7-1, ottavi di finale, 25.000 spettatori;

- il 3 giugno 1934: Cecoslovacchia - Germania 3-1, semifinale, 15.000 spettatori;

- il 10 giugno 1934: Italia - Cecoslovacchia 2-1, finale, 50.000 spettatori.

Le consistenti modifiche apportate dai lavori di ammodernamento non eliminarono i gravi difetti iniziali, come lo schema planimetrico a U, l'orientamento e l’inosservanza della curva di visibilità. Dal 1940, anche la Roma cominciò ad utilizzare lo Stadio PNF, in seguito requisito dalle truppe alleate ed alternato con i campi dell’Appio e della Rondinella nelle gare del campionato romano disputato nel 1943-44 in sostituzione dei tornei nazionali. Col passare degli anni, lo stadio PNF rivelò nuovamente limiti funzionali e, soprattutto, di capienza, tanto che si tornò a manifestare l’esigenza di nuove strutture sportive. 

Lo Stadio Flaminio al tempo in cui era noto come Stadio del PNF.

Nel frattempo, l'impianto era tornato a chiamarsi Stadio Nazionale e venne poi intitolato al Grande Torino scomparso a Superga nel 1949; nell'incidente morirono 31 persone, fra cui un giornalista sportivo, 2 allenatori e 18 giocatori compresa l'intera prima squadra: Bacigalupo, Ballarin, Maroso, Grezar, Rigamonti, Castigliano, Menti, Loik, Gabetto, Mazzola, Ossola; questa squadra aveva vinto 5 scudetti consecutivi, 6 con quello del campionato allora in corso, e 10 su 11 giocavano in nazionale. Il terreno al Flaminio venne abbandonato da Roma e Lazio nel 1953 quando fu costruito il nuovo Stadio Olimpico. Nel luglio 1957, l'impianto fu demolito e subito dopo iniziarono i lavori di costruzione dello Stadio Flaminio, inaugurato nel 1959, progettato dall’architetto Antonio Nervi con la collaborazione ingegneristico-strutturale del padre, il grande Pier Luigi Nervi. Lo stadio Flaminio fu destinato a ospitare gli incontri del torneo olimpico di calcio delle Olimpiadi di Roma del 1960, in una zona di Roma, dove si trova anche il Palazzetto dello Sport, i campi dell’Acqua Acetosa e il Villaggio Olimpico, inserita nel sistema olimpico.

Dagli inizi degli anni '70, venne utilizzato dalla nazionale italiana di rugby e dalla Rugby Roma. Inizialmente capace di più di 40.000 posti, poi ridotti a meno della metà per adeguamento alle norme di sicurezza, poteva a tutto il 2011 ospitarne circa 30.000 grazie a tribune provvisorie in materiale tubolare, installate a cura della Federazione Italiana Rugby per garantire una maggiore affluenza in occasione degli incontri del torneo Sei Nazioni; sono allo studio lavori di ristrutturazione, previsti originariamente per il 2012 ma ancora non iniziati, riguardanti l’ampliamento della struttura a 40.000 posti.

Allo stato attuale, sembra che la AS Roma abbia deciso di costruire il suo stadio a metà strada a Tor di Valle tra Roma e Fiumicino, mentre per la SS Lazio si è pensato a varie aree da Valmontone alla Tiberina; tutte zone fuori mano e poco allettanti per chi vorrà recarvisi per assistere alle partite. Si è pensato anche al terreno del Flaminio, dove però, allo scopo di aggregarci hotel, centri commerciali ed altri punti di utilizzazione del marchio, sarebbe necessario attuare una risistemazione ragionata dell’attiguo Villaggio Olimpico, che mostra oggi tutti i segni della sua età e storia costruttiva ma potrebbe essere portato ad una situazione dove sia possibile investire in progetti sostenibili.

La localizzazione del proposto nuovo stadio dell’A.S. Roma.

Per quel che riguarda il progettato nuovo stadio della Roma, sono noti gli elementi del progetto stesso: una capienza di 45.000 posti, un hotel di 250 stanze, uffici per 3.800 metri quadrati, attrezzature collettive per 17.000 metri quadrati, centro congressi per 6.000, centri commerciali per 12.000, parcheggi quanto basta. I costi stimati sono di 128,5 milioni di Euro. Lagambiente ha subito protestato dicendo che questo progetto equivale a circa 661.000 metri cubi (mentre il piano regolatore permetterebbe solo 14.000 metri cubi) su una superficie di 160 ettari, oltre ai vincoli paesaggistici e urbanistici. E' vero però che, in questi termini, non sarebbe più possibile costruire stadi all'interno del Comune di Roma Capitale. E'evidente, a nostro avviso, che un progetto "as sustainable as possibile" presupporrebbe una seria continuazione degli studi di progettazione, negoziati, compensazioni. A nostro avviso un problema ben più importante è quello del trasporto "pubblico e rapido": la verifica se una modernizzazione e estensione delle vecchie linee ferroviarie per Ostia della municipalizzata ATAC (che risale al 1924) e per Fiumicino delle FS (addirittura del 1859)possa esser sufficiente, è cruciale.

 

Qualche numero sui costi
La proposta-progetto dell'AS Roma fornisce comunque un ordine di grandezza credibile del costo di un nuovo impianto sportivo calcistico dotato di tutti gli annessi e connessi commerciali, alberghieri e ricreativi: diciamo 150 milioni di Euro, a costi odierni. Se la localizzazione degli impianti fosse difficile in termini ambientali o logistici, si arriverebbe facilmente a 200 milioni di Euro, ossia per 10 stadi, in linea teorica, fino a 2 miliardi di Euro. Una cifra questa compatibile con quanto effettivamente speso per la Coppa del Mondo in Sud Africa (2010): 4 miliardi di US$ (3 miliardi di Euro). Ma le previsioni per il Brasile sono di gran lunga più alte: 3,5 miliardi di UD$ per l'ammodernamento di 11 stadi (di nuovo una cifra grosso modo compatibile con le precedenti), e 7,5 miliardi di US$ per 56 progetti infrastrutturali comprendenti aeroporti e linee metropolitane (molti di questi progetti sono purtroppo in grave ritardo). Il governo si era impegnato a non usare fondi pubblici per questa scadenza, ma risultano già debiti non previsti per 3,5 miliardi di US$. Ma il Brasile si aspetta 3,7 milioni di turisti che spenderanno US$ 2.488. Ernst & Young prevede che la Coppa nel tempo apporterà al Brasile un ammontare tale da rendere l'operazione sostenibile in termini economici.


Il famoso Maracanà di Rio de Janeiro con i lavori in corso per i mondiali del 2014.

Qualche conclusione

L'evento della Coppa del Mondo, possibilmente il più numeroso in termini di spettatori reali e virtuali, comporta numerose difficoltà che è necessario risolvere se si vuole non solo rendere l'operazione fattibile in termini di qualifiche lavorative, ma affrontare i problemi di sostenibilità ambientale, energetica, psico-sociale, antropologica. Tutte le analisi sembrano indicare che queste scadenze verranno confermate e dimensionalmente mantenute sia per la richiesta popolare che per i programmi di prestigio geopolitico. Non è un caso che, dopo una nazione ospite classica (Germania), si siano succedute due nazioni candidate ad sedere permanentemente in un riformato Consiglio di Sicurezza dell'ONU (Sud Africa e Brasile, se questa "promozione" avverrà è tutto da vedere, ma questa è l'ipotesi odierna), ed a cui seguiranno la Russia "rampante" che mira a ridiventare superpotenza, e il più attivo degli emirati ricchi di gas e petrolio (il Qatar, intervenuto in Libia).

Non rimane che, al solito, conoscere per prevenire, cercando di operare al meglio, lontani da posizioni catastrofiste ma anche gestendo in modo adeguato e oculato una situazione (sempre più) difficile.