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2020-07-10 02:20

Meno Miti e Più Controlli

IN MARGINE ALLO “SCANDALO VOLKSWAGEN”

di: 
Redazione

All’origine dello scandalo Volkswagen c’è anche la responsabilità di tutti coloro che, negli anni, hanno avallato acriticamente una supremazia tedesca, ambientale oltre che industriale, non sempre giustificata. In proposito, ricordiamo un’azione promossa nel 2008 dagli Amici della Terra e condivisa da molti interlocutori in Italia, proprio sulla legislazione delle emissioni auto.

Non sappiamo ancora se il trucco con cui la Volkswagen ha imbrogliato il mercato dell’auto e ha aggirato le normative di protezione ambientale sia un’invenzione della sola casa automobilistica tedesca e solo da questa utilizzata, o se invece ci troviamo davanti alla punta di un iceberg e se lo scandalo sia destinato quindi a coinvolgere direttamente l’intera industria automobilistica europea. È però certo che il fatto che qualcuno in Germania - e non proprio uno qualsiasi - abbia sfruttato le proprie capacità inventive non per offrire un prodotto superiore, Das Auto, ma per ideare una truffa di sapore levantino, che dell’archetipo di tedesco ha solo le dimensioni e forse la raffinatezza tecnica, ha sorpreso un po’ tutti: ma come, anche loro? Ma se fino a oggi si è pensato conveniente pubblicizzare come frutto della tecnologia tedesca persino uno shampoo! E c’è da chiedersi se sia solo un caso se, per una ragione o per l’altra, lo scandalo sia scoppiato in America. Qualcuno avrebbe mai dubitato, da questa parte dell’oceano, del made in Germany fino a sottoporlo a controlli severi, irriverenti forse, ma alla fine utili anche a chi li subisce?

Ma, al di la dei luoghi comuni, nello “scandalo Volkswagen” vi è forse un motivo più reale e concreto per sorprendersi, il fatto che il trucco per aggirare le regole sia stato inventato – o comunque utilizzato - in un paese che certamente le regole non è abituato a subirle e a dovervisi adattare (come magari capita a noi italiani), quanto invece a stabilirle, o, quanto meno, ad avere un peso tutt’altro che secondario nella loro definizione. Ma di questo sono forse responsabili tutti coloro che, negli anni, hanno avallato una supremazia tedesca, ambientale oltre che industriale, non sempre giustificata. E ciò è vero in particolare per le regole sulle emissioni delle auto.

Al riguardo, ci sembra interessante ricordare l’azione che gli Amici della Terra svolsero nel periodo 2007 - 2009 per contrastare, nel merito, una proposta di Direttiva sulle emissioni CO2 auto che favoriva apertamente l’industria automobilistica tedesca a scapito dell’ambiente. Per l’occasione venne promosso anche un appello al Parlamento europeo, coinvolgendo le organizzazioni sindacali e le altre associazioni ambientaliste (purtroppo solo italiane) e collaborando alla formulazione di un’interrogazione che l’On. Realacci e altri deputati del Pd presentarono poi alla Camera, come riportato nella notizia diffusa dall’AGI il 22 ottobre 2008, che qui riproduciamo.

 

A.G.I., 22 ottobre 2008
CLIMA: REALACCI (PD), INDUSTRIA ITALIANA VA DIFESA MEGLIO.

Roma, 22 ott. – “L’industria italiana va difesa meglio quando sull’ambiente ha posizioni piu’ avanzate. Nel settore automobilistico il regolamento sulle emissioni Co2 delle auto nuove che sta per essere varato dall’Ue ha criteri molto penalizzanti per l’industria italiana. Non e’ coerente, infatti, che dal punto di vista ambientale si debbano favorire le auto di maggiore cilindrata, prerogativa del mercato tedesco, rispetto alle utilitarie”. Lo afferma in una nota Ermete Realacci, ministro dell’Ambiente del governo ombra del Pd, annunciando un’interrogazione parlamentare ai ministeri dello Sviluppo economico, degli Affari esteri e dell’Ambiente in cui si chiede al Governo “quali azioni intenda mettere in atto per tutelare l’industria italiana automobilistica su questo tavolo di trattative internazionali”. “L’industria dell’auto italiana – spiega Realacci – nell’ultimo decennio ha assunto una posizione di primato europeo in termini di emissioni di CO2 per Km e il gruppo Fiat si e’ classificato al primo posto fra tutte le case automobilistiche per basse emissioni di CO2 oltre a essere l’unico produttore ad aver raggiunto con 2 anni di anticipo l’obiettivo dell’accordo volontario”. Nell’interrogazione che ha tra i suoi firmatari anche gli onorevoli Fassino, Colaninno, Martella, Mariani, Margiotta, Gozi, Lulli, Vico, Mastromauro, Carra, Esposito, e che e’ stata realizzata in collaborazione con l’associazione ambientalista Amici della Terra, si legge nella nota, si fa “rilevare come l’Ue invece di prevedere un obiettivo uguale per tutti i produttori, i 130g/km proposti, come sarebbe stato ovvio in base al principio chi inquina paga del Trattato europeo, si stabilisce che i target siano differenziati sulla base del criterio del peso delle auto: maggiore il peso medio delle auto vendute dal produttore nell’Ue, piu’ blando il suo obiettivo e viceversa: minore il peso medio, piu’ stringente il suo obiettivo e ben al di sotto della media di settore dei 130 g/km”. “Si tratta di un impianto di accordo complessivamente debole – conclude Realacci – che non e’ coerente con le altre politiche europee sull’energia e sui trasporti e che se non sara’ riformulato rischia di penalizzare seriamente la nostra industria oltre a non dare i risultati attesi dal punto di vista ambientale”.