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2020-07-11 21:49

Verso la Conferenza di Parigi 2015: presentata nuova bozza di accordo ma per Hollande si rischia la catastrofe

QUEL CHE C’È DA SAPERE

I due co-presidenti della Convenzione Quadro dell’Onu sul Cambiamento Climatico, Ahmed Djoghlaf e Dan Reifsnyder, hanno presentato un nuovo documento per le negoziazioni finali in vista della prossima XXI Conferenza delle Parti (COP 21) della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, che si terrà a Parigi dal 30 novembre all’11 dicembre. Il nuovo testo è più snello di quello precedente, 20 pagine contro 89, e i punti di intesa ancora da definire sono stati sostituiti da numerose parentesi quadre, molte delle quali riguardano la scelta tra il verbo “dovranno” e quello “dovrebbero”.

I punti centrali della trattativa, per arrivare a un accordo giuridicamente vincolante per tutti, sono la proposta di una revisione quinquennale degli impegni di riduzione delle emissioni presentati dai vari paesi, per indirizzarsi verso azioni più incisive, e la costituzione di un Fondo verde per il clima da 100 miliardi di dollari l’anno, per aiutare i paesi in via di sviluppo a investire nella riduzione delle emissioni di CO2 e per la mitigazione degli effetti dei cambiamenti climatici. In merito al primo punto, come riferisce l’agenzia Reuters, alcune nazioni vorrebbero che la revisione fosse decennale o che riguardasse solo i paesi ricchi. Il termine per la presentazione degli obiettivi dei singoli paesi è scaduto il 1° ottobre. La situazione al 9 ottobre è che gli obiettivi di riduzione sono stati presentati da 148 paesi, rappresentanti l’87% delle emissioni di CO2. Mancano all’appello 47 paesi, tra cui grandi emettitori di gas serra come Arabia Saudita e Iran.

In merito al secondo punto, lo stato di incertezza in cui ci si trova è dimostrato dalla formulazione del paragrafo 2 dell’art. 6 del nuovo testo proposto per i negoziati, dove le parentesi quadre contengono le varie opzioni possibili:

[Developed country Parties should take the lead and][Developed country Parties and Parties in a position to do so] [shall][should][other] provide support to assist developing country Parties with respect to both mitigation and adaptation.

Anche l’entità del Fondo verde e il suo eventuale incremento nel corso degli anni sono ancora oggetto di negoziato. Infatti, la proposta al paragrafo 5 recita:

The mobilization of climate finance [shall][should][other] be scaled up [from USD 100 billion per year] from 2020.

Stimare a quanto si è sinora arrivati, rispetto ai 100 miliardi di dollari previsti, è uno “sforzo tecnicamente complesso”, afferma un documento presentato dall’Ocse il 9 ottobre, perché”ci sono significativi rischi di doppio conteggio e di attribuire finanziamenti per il clima in modo inappropriato, perché i flussi finanziari risultano spesso provenire da diversi paesi o istituzioni che lavorano in collaborazione per raggiungere un determinato obiettivo”. La situazione diventa ancora più complessa quando si considerano i finanziamenti privati mobilizzati da interventi pubblici. Questa incertezza incrina la fiducia tra paesi ricchi e poveri nei negoziati in vista della Conferenza di Parigi. L’analisi dell’Ocse stima in 61,8 miliardi di dollari quanto raccolto sino alla fine del 2014.

Intervenendo al Parlamento europeo l’8 ottobre, il presidente francese Francois Hollande ha detto che “troppi paesi non hanno ancora depositato i loro contributi”, aggiungendo che, “se non ci sarà un accordo, dobbiamo essere coscienti che sarà una catastrofe, perché non ci sarà un’altra Conferenza per prendere delle decisioni”. La tornata negoziale successiva si terrà a Bonn, dal 19 al 23 ottobre.