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2021-03-03 12:40

Gli apprendisti pierini

LA DISPUTA SULLE SIGARETTE ELETTRONICHE

di: 
Francesco Mauro

Preparata da un grosso battage, è iniziata in Italia la campagna contro le sigarette elettroniche (e-cig). Gli ingredienti ci sono tutti: il dossier, la minaccia dei metalli pesanti, l’asserita assenza di una normativa; si attiva anche il procuratore Guariniello, “che da tempo indaga sulle sigarette elettroniche”:“chi ci rassicura che, cercandole, [non si] possano trovare altre sostanze”. La situazione viene definita da Il salvagente come “fuori controllo”, con “metalli pesanti senza limiti”, le vendite on line sospese dagli stessi distributori preoccupati del clima che si sta facendo strada. In effetti, il problema è noto da tempo e lo stesso dossier smentisce in parte nel testo il tono di grave allarme mostrato dai titoli.

 

Com’è nostra abitudine, entriamo nel merito della questione, distinguendo la protezione della salute dal proibizionismo ad ogni costo. Ammettiamo pure che nel liquido di ricarica delle e-cig ci siano tracce di metalli pesanti (piombo, cadmio, cromo, arsenico, ecc.) risalenti ai composti usati per dare sapore o odore, oppure all’acqua usata per le estrazioni di detti composti o la preparazione del liquido da impiegare. Com’è noto, gli effetti cancerogeni o semplicemente nocivi di queste sostanze sono per lo più dipendenti dalla dose. Questo significa che gli effetti dipendono dalla durata dell’esposizione e dalla concentrazione dell’agente nocivo. In genere, la concentrazione, con lo scorrere del tempo di esposizione, tende a diminuire.

Il tutto può avvenire con modalità di assunzione diverse a seconda che l’esposizione avvenga per ingestione, inalazione o contatto. I metalli pesanti poi si comportano in maniera diversa: il piombo viene assunto per lo più per inalazione e ingestione, l’arsenico per ingestione con l’acqua ed altri liquidi, e così via. Inoltre, i limiti di concentrazione ammissibili, indicati dalle organizzazioni internazionali per i metalli pesanti, sono dati in microgrammi per metro cubo di aria per situazioni di esposizione di 8 ore, oppure in microgrammi o milligrammi per metro cubo di acqua. Ricavare da questi limiti indicazioni per una esposizione dovuta all’inalazione di una sigaretta elettronica è estremamente difficile.

I dati pubblicati da Il Salvagente indicano per il liquido di ricarica una distribuzione di valori da 0,14 a 4,63 microgrammi in 10 millilitri a seconda di ciascuno dei quattro metalli sopra indicati e dei diversi tipi in commercio. Uno solo dei 5 dei prodotti testati, quello noto come Louisville, mostra valori superiori (fino a 113,74 microgrammi per l’arsenico).  La quantità assunta dal soggetto umano è però nettamente minore perché riguarda la durata ridotta dell’aspirazione rispetto all’esposizione continua e perché dipendente dall’evaporazione.  Affermare che le quantità presenti nelle e-cig siano superiori alle dosi ammissibili o siano certamente nocive sembra quindi per lo meno azzardato.

Ma anche ammesso che ulteriori indagini ne dimostrino gli effetti, ad esempio, cancerogeni, questo non basterebbe ad emettere un verdetto di condanna. Infatti, la grande diffusione delle e-cig è avvenuta tra i fumatori, che così hanno eliminato le sostanze cancerogene riconosciute contenute nelle parti combuste  delle sigarette classiche, “limitandosi” in certi casi ad assumere nicotina. Ora, andrebbe dimostrato che i tumori indotti (e relative malattie e mortalità) dai metalli pesanti delle e-cig siano di più di quelli indotti nella stessa popolazione che usi le sigarette classiche.

Secondo il WHO (Organizzazione Mondiale della Sanità), si stima che in Italia il fumo sia responsabile del 91% di tutte le morti per cancro ai polmoni per gli uomini e del 55% per le donne, per un totale di circa 30.000 morti l’anno. La mortalità dovuta alle dosi di metalli pesanti presenti nelle e-cig non è in pratica osservabile in quanto tale. In sintesi, il rischio maggiore si riscontra senza dubbio nei fumatori tradizionali. Una preoccupazione giustificata per coloro che usano le e-cig potrebbe riguardare semmai l’eccesso di nicotina, che però non è cancerogena.

Per dare un’idea della differenza tra sigarette tradizionali ed e-sig, basta consultare  la spaventosa lista di cancerogeni presenti nelle prime: composti organici (acetaldeide, benzene, ossido di etilene, formaldeide, amine eterocicliche,  idrocarboni aromatici policiclici, ecc.) e naturalmente metalli pesanti (ad esempio, cadmio 1,7 microgrammi per sigaretta, un valore dello stesso ordine di grandezza di quelli per una ricarica: ma la ricarica dura in media almeno un giorno, mentre di sigarette se ne fumano in media 20).

La FDA (Food and Drug Administration degli USA), che pure non è tenera con le e-cig (in cui in verità trova sostanze pericolose diverse dai metalli pesanti), le classifica come meritevoli di un “warning” (attenzione) in quanto misurabili (“detectable”), ma non le proibisce. Il CDC (Center for Disease Control di Atlanta) ritiene che i vantaggi dell’uso delle stesse siano superiori ai rischi. La IARC (International Agency for Research on Cancer) non si è ancora pronunciata ma non ha ritenuto di lanciare un allarme precauzionale come in altri casi. In sede europea, non si è ancora raggiunto un consenso, ma alcuni degli esperti hanno definito le posizioni contrarie come “ideologiche”. Numerosi studi sperimentali non hanno messo in luce effetti nocivi, che vengono quindi ipotizzati solo sulla base della misurabilità dei composti.

La campagna proibizionista, il ritiro dal commercio, i sequestri, potrebbero mettere nei guai coloro che hanno trovato nella e-cig il sistema di smetterla con il fumo: il loro successo verrebbe cancellato. Va bene quindi una regolamentazione, ma preoccupiamoci degli effetti reali su popolazioni reali e non su simulacri giuridici, il cui uso tra l’altro sembra fare un favore alle multinazionali del tabacco.

Sigarette elettroniche

Finalmente un articolo documentato, serio e non di parte sulla questione delle sigarette elettroniche. Posto che il rischio zero in qualsiasi attività umana non esiste, mi sembra evidente che il rischio per la salute, confrontando le sigarette tradizionali e quelle elettroniche sia estremamente più alto ed accertato, per quelle tradizionali