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2021-02-25 03:13

Fumarsi il cervello. Elettronicamente o no

LA CONTROVERSIA SULLE E-CIG

di: 
Francesco Mauro *

Non si placa la disputa sulle sigarette elettroniche (e-cig). Noi continuiamo a monitorarla con tutte le sue contraddizioni. Come dire: monitoriamo i monitori. Gli elementi che troviamo ci confermano nell’idea che non fumare è meglio, ma proibire la e-cig, rimandando i suoi adepti alla sigaretta classica, è diabolico (o più semplicemente, stupido).

 

Il nostro articolo sulle sigarette elettroniche ha avuto un certo successo, anche se i lettori che hanno inviato commenti alla newsletter sono stati pochi e la maggioranza ha preferito scriverci in via personale. I messaggi erano in genere di approvazione.

Molti hanno rivolto l’attenzione alle proibizioni dell’uso delle e-cig già in atto e che riguardano situazioni variegate: il divieto vige sui mezzi di trasporto (Trenitalia, Alitalia, NTV) ma non in tutti i ristoranti, vige negli edifici scolastici ma non in tutti i cinema. Qualche giorno fa, la ministra della salute Beatrice Lorenzin ha proibito ai minori di 18 anni le e-cig contenenti nicotina, ma alla domanda se altri divieti fossero in preparazione ha risposto minacciosamente “ per adesso no” (vedi più sotto la decisione europea). D’altro canto, l’opposizione a queste proibizioni è notevole: “Chi sarà l’imbecille che ha introdotto la proibizione di fumare la sigaretta elettronica in treno? Questo è il paese dell’idiozia al potere”. (www.sigarettaelettronica.com/ blog/index.php/2013/03/chi-e-lidiota-che-ha-proibito-la-sigaretta-elettronica-in-treno/0).

L’altro punto della critica è quello economico-fiscale. I ragionamenti sono semplici. Lo stato sta perdendo sempre più introiti dalla vendita delle sigarette: prima per le campagne anti-fumo, con le sigarette tradizionali in continua decrescita anche per la crisi economica globale, e ora per la concorrenza della e-cig. Viene quindi dato per scontato che il governo, ad un certo punto, scoraggi il consumo della novità oppure introduca una tassazione sulle e-cig, se non altro per tentare almeno in parte di rifarsi. La dichiarazione della ministra potrebbe andare in questa direzione.

I commenti più acidi sono stati quelli sui proibizionisti ad ogni costo. Ci diceva un collega: “E’ come se proibissero l’acqua minerale per evitare quel minimo di radioattività che è sempre presente, lasciando in circolazione solo grappa all’alcool metilico”.

E’ comunque chiaro che la e-cig si avvia a divenire un grande businnes come la sigaretta tradizionale. Saranno quindi necessarie risorse per entrambe al fine di continuare a studiare la situazione, eseguire controlli, informare i cittadini, organizzare eventuali campagne, implementare misure sanitarie se necessario.

Il comportamento di buona parte dei media circa la e-cig sembra indicare per gran parte uno schieramento sul fronte ondivago, con aspetti in certi casi palesemente esagerati. Il 20 giugno “Panorama” ha dedicato all’argomento la pagina di copertina, intitolata sobriamente: Processo alla sigaretta elettronica, con sotto una didascalia: La fumano 2 milioni di italiani, sta facendo tremare le multinazionali del tabacco, ma non si sa che cosa contenga. Un’inchiesta ne svela i segreti. Un sapiente mix di informazione e di supposizioni. I titoli, come al solito, più catastrofisti dei testi.

Vogliamo dare una mano a “Panorama”. Ci sono dati internazionali reperibili in letteratura scientifica (ad esempio, dati misurati dalla FDA( Food and Drug Administration degli USA):

- nel caso delle e-cig con nicotina, da 26,8 a 43,2 microgrammi di nicotina per boccata da 100 millilitri (un valore che è nettamente inferiore a quello di una sigaretta tradizionale);

- in circa metà dei campioni, tracce di nitrosamine tipiche del tabacco;

- impurità di origine dal tabacco: anabasina, miosmina e beta-nicotirina;

- nel caso delle e-cig senza nicotina, tracce rilevabili di nicotina;

- in un singolo caso, 1% di glicole dietilenico.

Con l’eccezione del glicole dietilenico (verosimilmente accidentale), le altre sostanze sono quelle che si ritrovano nelle sigarette tradizionali, con la differenza che in queste ultime, a causa del processo di combustione, le sostanze sono in quantità maggiore e insieme a un numero estremamente più alto di sostanze.

Nel prodotto italiano, le sostanze presenti nella composizione sono in genere elencate; a parte la presenza o meno di nicotina, esse sono: glicole propilenico, glicerolo vegetale, aromi alimentari, acqua deionizzata. Il glicole propilenico è un solvente riconosciuto ufficialmente dalle organizzazioni sanitarie come adatto, alle dosi utilizzate, per uso umano. Glicole propilenico, glicerolo e aromi sono comunemente usati dall’industria alimentare. Rimangono i metalli pesanti riportati nell’articolo su “Il Salvagente”: ma, ancora una volta, anche queste sostanze sono già note esser presenti nella sigarette tradizionali.

Insomma, per come la si giri e rigiri, la conclusione è sempre la stessa: ci sono più sostanze nocive nelle sigarette tradizionali. Inoltre, è sempre questione di dose. E anche se sarebbe meglio che nessuno usasse le sigarette, tradizionali o elettroniche, nella realtà le e-cig stanno togliendo spazio alle più pericolose consorelle tradizionali. E per di più, non spargono cicche nell’ambiente.

Tuttavia, sembra proprio che le e-cig, una volta entrate nel vortice della regolamentazione, debbano sperimentarne tutte le possibili complicazioni. Il 21 giugno, della questione si è parlato alla riunione dei ministri della salute della UE a Lussemburgo, riunione che doveva esser dedicata essenzialmente ai problemi del tabagismo – quelli delle sigarette vere – e alla revisione della direttiva sul tabacco, ma che ha finito per occuparsi anche delle e-cig. Nel testo finale approvato, si è proposto che le e-cig, qualora contengano oltre 1 milligrammo di nicotina, debbano essere considerate come prodotti medicinali, sottoposti alle relative regole e autorizzazioni, e vendute esclusivamente nelle farmacie. Sarebbe in ogni caso obbligatoria una informazione sulle conseguenze nocive per la salute, presumibilmente tramite i bugiardini.

Il passo avanti nella lotta contro il tabacco in generale ha particolarmente soddisfatto i ministri presenti e il commissario UE per la salute, il maltese Borg. La ministra italiana Lorenzin è stata anche soddisfatta ma si è particolarmente impegnata sul fronte delle e-cig. La proposta sulla vendita in farmacia ha provocato l’immediata protesta dei venditori di sigarette elettroniche. Noi ci limitiamo a notare che le e-cig, ancorchè dichiarate prodotto medicinale, sarebbero evidentemente senza ricetta; e che la stessa tendenza europea – già fatta propria dalla normativa italiana con il decreto Bersani (D.L. 223/2006) - è che questi prodotti vengano venduti anche fuori delle farmacie.

Comunque, il giorno dopo, 22 giugno, in un’atmosfera sempre più di confusione e improvvisazione, un nuovo intervento della ministra corregge il tiro e annuncia che la sigaretta elettronica non sarà sicuramente venduta in farmacia “perché non è un medicinale. Anche quando superano determinati livelli di nicotina”.  L’Italia è quindi, insieme alla Francia, uno dei due soli paesi della UE a non voler considerare le e-cig come un farmaco che aiuta i pazienti a smettere di fumare. La ministra Lorenzin aggiunge che il documento stilato dal Consiglio dei ministri della salute della UE “Non è un testo di immediata pubblicazione ma deve essere utilizzato per il negoziato con il Parlamento europeo che avverrà nelle prossime settimane”. E’ prevista un’ordinanza in tempi brevi che stabilisca ulteriori divieti oltre a quelli già in vigore nelle scuole, per le donne in gravidanza, per i minori di 18 anni.

In conclusione, l’e-cig non verrebbe considerata un farmaco neppure se contiene più di un milligrammo di nicotina, ma verrebbe gravata di molteplici divieti. Aggiunge la ministra: “è necessario dare avvertenze ai cittadini sulla quantità di uso di queste sostanze … perché se si inserisce all’interno della sigaretta una quantità di nicotina superiore a quella consentita dalla legge si finisce in uno stato di avvelenamento e quindi diventa estremamente pericoloso”. Insomma, non è un farmaco, ma è solo una sostanza. La gente lo usa però come un metodo per cambiare il proprio comportamento:obiettivo importante.

Viene infine annunciato un nuovo studio multicentrico (Istituto dei Tumori di Milano, University of Southern California, Cornell University di New York) per studiare per l’ennesima volta le quantità delle sostanze contenute, il carbonio, gli effetti del fumo tradizionale e di quello elettronico.

Che il cielo ci aiuti a mantenere le idee chiare, con o senza fumo …

 

Addendum sulla accisa
Dopo la stesura di questo articolo, una novità è emersa circa la sigaretta elettronica: l’ipotesi concreta che venga introdotta un’accisa su questo prodotto, in tutte le sue parti e confezioni, dello stesso ordine di grandezza di quella posta sulle sigarette tradizionali (intorno al 50%). Tale ipotesi potrebbe costituire un errore assai grave sia sul piano finanziario che su quello sanitario. Per prima cosa, il gettito non sarebbe spettacolare: viene valutato, in una fase iniziale, in circa 50 milioni di Euro all’anno, forse con il tempo in crescita fino a qualche centinaio di milioni di Euro, a fronte di un fabbisogno per i conti dello stato di circa 40 miliardi di Euro. Peraltro, l’ammontare previsto dalla nuova accise potrebbe non crescere grazie all’effetto della propaganda anti e-cig.

Ma soprattutto, l’effetto di scoraggiamento all’uso delle e-cig causato dalla nuova accise potrebbe risolversi in un clamoroso autogol economico oltre che all’incentivazione di una pratica più dannosa. Calcoli di questo tipo sono estremamente approssimati ma gli ordini di grandezza ottenuti sono sufficienti a valutare la situazione.

Le morti da tabagismo in Italia vengono comunemente valutate dalle autorità sanitarie (a cominciare dal Ministero della salute e dall’ISS) in circa 85.000 all’anno e il costo medio per il SSN di un paziente oncologico in circa 34.000 Euro all’anno. Il che fa un totale di due miliardi di Euro e passa (2.090.000), senza contare i pazienti che superano il rischio di mortalità.

Nel caso delle e-cig, una valutazione delle morti attese in un anno non è possibile ma, calcolando molto approssimativamente le morti attese a causa di problemi cardiaci-vascolari dovuti alla presenza di nicotina, ed assumendo un costo medio annuo pari a quello più sopra indicato per i pazienti oncologici, si ottiene un costo per il SSN che, calcolato in maniera estremamente prudenziale, non dovrebbe superare i 97 milioni e 500 mila Euro all’anno.

Se ne deduce che qualsiasi azione che tenda a disincentivare l’uso delle e-cig, compreso il mancato abbandono o il ritorno alle sigarette tradizionali, comporterebbe una spesa sanitaria che in ogni caso supererebbe di gran lunga i vantaggi provenienti della nuova accise e dal “misero” incasso da questa previsto.

Senza contare il problema “morale” di frenare o sospendere i tentativi di diminuire, se non cancellare questo tipo di rischio, basandosi sulla e-cig. 

 

(non fumatore da circa 20 anni)

Fumarsi il cervello

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