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2020-07-10 22:04

La Germania verso la richiesta di un prezzo minimo europeo per la CO2

QUEL CHE C’È DA SAPERE

Dopo la decisione unilaterale della Francia, anche la Germania sta per schierarsi a favore della fissazione di un prezzo alle emissioni di carbonio delle centrali elettriche, prevedendo un “floor”, cioè un prezzo base del carbonio e un prezzo massimo. La Germania intende proporre questa misura a livello europeo, secondo quanto riferisce l’agenzia Bloomberg, che è venuta in possesso di una bozza del documento del governo sulla politica energetica e climatica al 2050. Il documento dovrebbe essere approvato dal governo tedesco, che non ha voluto commentare l’anticipazione, entro l’inizio dell’estate.

La posizione tedesca rafforzerebbe l’iniziativa francese nei confronti dell’Ue, che sinora ha suscitato scarso interesse a Bruxelles, secondo quanto riferisce l’agenzia statunitense, che sottolinea come nel presentare la sua posizione sulla riforma del mercato delle emissioni, la settimana scorsa, il Partito popolare europeo non abbia preso in esame la questione. Il motivo, spiega l’europarlamentare del Ppe, Ivo Belet, è che “quando si avvia un sistema di questo tipo, il prezzo minimo diventa il prezzo ufficiale, ed è quello che vogliamo evitare”.

Un mese fa, il commissario europeo al clima e all’energia, Miguel Arias Canete, si era espresso contro l’ipotesi di un prezzo minimo della CO2, difendendo l’attuale sistema europeo di scambio delle quote di emissione (ETS), che non prevede né prezzo minimo, né massimo. La riforma dell’ETS, che sarà approvata in settembre e che entrerà in vigore nel 2019, mira a ridurre il surplus dei diritti di emissione destinati al mercato, al fine di sostenerne il prezzo e facilitare cosi la riduzione delle emissioni di CO2, a fronte di una situazione in cui i prezzi sono scesi moltissimo, oscillando tra cinque e sette euro a tonnellata di CO2 nel primo quadrimestre di quest’anno, rendendo più conveniente ricorrere al carbone. La riforma dell’ETS crea un sistema che preleva automaticamente una porzione di quote di permessi di emissione CO2 dal mercato, per porle in una riserva di “stabilità”, qualora l’eccedenza sia superiore a una certa soglia.